Economia

La cautela di Confindustria: “Inflazione cala, ma economia debole”

Carlo Bonomi, presidente della Confindustria

Carlo Bonomi, presidente della Confindustria

 (ansa)

Il Csc smorza i recenti ottimismi di mercati e governo: Pil praticamente fermo nel quarto trimestre. Il boom del turismo

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MILANO – La Confindustria va coi piedi di piombo rispetto agli ottimismi dei mercati finanziari e alle esultanze di esponenti di governo sui risultati ottenuti in termini di calo dell’inflazione. La corsa di prezzi pare sì decisamente moderarsi, come hanno certificato da ultime Istat e Bankitalia, ma le difficoltà di industria e servizi sono ancora evidenti e in estrema sintesi “l’economia è debole”.

Pil “quasi fermo”

Così il Centro studi di viale dell’Astronomia nell’ultimo aggiornamento congiunturale. Nell’ultimo trimestre dell’anno, gli economisti prevedono un Pil “quasi fermo”: il rientro dell’inflazione aiuta, ma i tassi di interesse resteranno ai massimi ancora per alcuni mesi e il credito è troppo caro. A ottobre il costo dei finanziamenti per le imprese è salito ancora (5,46% in media, 5,95% per le piccole), e nonostante l’attenuarsi della caduta dei prestiti e l’assottigliarsi delle sofferenze, restano “condizioni difficili” che “ne riducono l’uso per finanziare investimenti”. Infatti le imprese spendono meno per nuovi impianti e macchinari.

Servizi deboli, luci e ombre nell’industria

Il Csc vede debolezza nel settore dei servizi, con l’indicatore interno ancora in contrazone a ottobre e timori per l’erosione della fiducia da parte delle imprese del settore. “Qualche luce” invece per l’industria, con il relativo indice che segnala un fatturato in risalita ma soprattutto grazie allo svuotamento dei magazzini mentre la produzione resta in deficit. “Metà dei settori è in calo (tessile -11,3% tendenziale), metà cresce (farmaceutica +10,4%)”, spiega la Confindustra.

Poca spinta si vede dai consumi, e su questo gli imprenditori paiono più pessimisti di altri, anche perché la crescita del monte retributivo nel settore privato (stimata a +5,8%) pareggia di fatto l’inflazione (5,7%) e questo non permette di vedere alle porte un ampliamento delle spese delle famiglie: i consumi, robusti nel terzo trimestre (+0,7%), “sembrano aver frenato nel quarto”.

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Il turismo supporta il Pil

Posto che l’export fatica a recuperare, il vero fattore di supporto per l’economia tricolore è visto nel turismo. Una voce capace di spiegare – in un Paese come il nostro così come per la Spagna – l’11% di valore aggiunto del complesso dell’economia. “Il contributo degli stranieri al boom turistico è stato cruciale – si legge nella Congiuntura – A settembre 2023 è proseguita l’espansione della spesa dei viaggiatori esteri in Italia: +11,8% sul 2022 (a prezzi correnti); il record è stato toccato a luglio. Questa spesa, se comparata con i livelli pre-pandemia, mostra un +24,5% sul 2019. Che è solo in piccola parte dovuto all’aumento dei prezzi dei servizi turistici (circa +6,0% nel 2023). Complessivamente, a fine 2023 gli introiti dal turismo straniero arriveranno oltre i 50 miliardi di euro, superando ampiamente i 30 miliardi relativi al turismo italiano all’estero”.

C’è margine per crescere ancora. Lo si vede dal fatto che l’utilizzazione dei letti negli alberghi, tornata a livelli pre-pandemici, è comunque ancora sotto il 50%. "Decisivo – conclude Confindustria – sarà cogliere i cambiamenti in atto nel settore, che le imprese italiane sembrano aver ben individuato: preferenze dei viaggiatori più orientate ad esperienze di lusso (+57% nell’ultimo decennio il numero di alberghi a 5 stelle); nuove destinazioni e cambiamento climatico; nuove tecnologie ‘virtuali’, per preparare (sostituire?) i viaggi ‘in presenza”’”.

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