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Milei cerca il salvagente del dollaro

(afp)
La prima mossa, la maxi svalutazione del peso, prelude a un sistema di convivenza tra le due valute Per frenare la corsa dei prezzi e combattere la povertà
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Al primo giorno di lavoro, lunedì scorso, al Ministerio de Economia de la Nacion, in un angolo di Plaza de Mayo, il neoministro Luis “Toto” Caputo ha convocato tutti i dirigenti dell’establishment finanziario di Buenos Aires. Voleva mostrare loro un documentario risalente alla sua esperienza da governatore del Banco Central quando era presidente Mauricio Macri, uno che lo chiama “il Messi della finanza”, che per un argentino è il massimo dei complimenti. Il filmato risale ai primi di settembre 2019, con il Paese percorso da una delle sue tante crisi finanziarie e la gente in coda fuori dalle banche per recuperare un po’ di dollari, da sempre valuta “parallela” per il Paese.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) ”, che per un argentino è il massimo dei complimenti. Il filmato risale ai primi di settembre 2019, con il Paese percorso da una delle sue tante crisi finanziarie e la gente in coda fuori dalle banche per recuperare un po’ di dollari, da sempre valuta “parallela” per il Paese.…

Al primo giorno di lavoro, lunedì scorso, al Ministerio de Economia de la Nacion, in un angolo di Plaza de Mayo, il neoministro Luis “Toto” Caputo ha convocato tutti i dirigenti dell’establishment finanziario di Buenos Aires. Voleva mostrare loro un documentario risalente alla sua esperienza da governatore del Banco Central quando era presidente Mauricio Macri, uno che lo chiama “il Messi della finanza”, che per un argentino è il massimo dei complimenti. Il filmato risale ai primi di settembre 2019, con il Paese percorso da una delle sue tante crisi finanziarie e la gente in coda fuori dalle banche per recuperare un po’ di dollari, da sempre valuta “parallela” per il Paese.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) ”, che per un argentino è il massimo dei complimenti. Il filmato risale ai primi di settembre 2019, con il Paese percorso da una delle sue tante crisi finanziarie e la gente in coda fuori dalle banche per recuperare un po’ di dollari, da sempre valuta “parallela” per il Paese.]]

Per fronteggiare la situazione, Caputo e Macri prima imposero controlli di capitale: inizialmente non si potevano comprare né trasferire all’estero più di 10mila dollari al mese, 1.000 se non eri residente, poi questi limiti vennero ulteriormente abbassati finché divenne necessario fermare tutto, almeno temporaneamente. A quel punto gli argentini avevano già ritirato 6 miliardi di dollari. Caputo telefonò agli uffici della Federal Reserve di New York e Miami per attingere alle residue riserve di valuta che ancora deteneva. Così, nottetempo, 4 miliardi di dollari in contanti furono impacchettati in sacchetti saldati e compressi dentro casse di legno, caricati su due aerei privati e portati in gran segreto a Buenos Aires, dove li aspettavano le camionette blindate della polizia per distribuirli alle banche. Che al mattino poterono riaprire: i vincoli vennero tenuti stretti, ma almeno si evitarono panico e tumulti. Tutto inutile: usciti di scena Caputo e Macri, il governo guidato da Alberto Fernandez, eletto il 27 ottobre 2019, abbandonò qualsiasi parvenza di austerity, il Covid diede il colpo finale e l’Argentina registrò a metà 2020 il suo ottavo default in 150 anni (tre solo dal 2001), record mondiale. Fine del filmato. Si riaccendono le luci, e Caputo dice alla platea: «Volete che si ripeta tutto questo?».

Dollarizzare l’economia

Peraltro, Caputo sa che un’esperienza del genere non potrebbe ripetersi per la semplice ragione che di riserve valutarie all’estero l’Argentina non ne ha più, anzi è in rosso per 5 miliardi. Ma così si spiega l’attenzione maniacale che il nuovo governo sta dedicando ai problemi valutari. Anche se è tramontata la funambolica ipotesi di “dollarizzare” l’economia, che avrebbe comportato la surreale situazione di subire le misure monetarie di un Paese che ha il 3% di inflazione (gli Usa) in uno con il 147%, l’Argentina continua a considerare la valuta americana come l’ancora di salvezza per arginare la dilagante povertà che affligge quasi metà della popolazione.

La svalutazione secca del 50% del peso decisa da Caputo e dal nuovo presidente Javier Milei il 10 dicembre l’ha portato a 800 pesos per dollaro (proseguendo un crollo che parte dalla parità di non troppi anni fa), prelude a un sistema tutto da definire (e gli effetti da valutare) di “convivenza” fra le due valute, sotto il quale avviare le riduzioni di spesa pubblica previste (la famosa motosega della campagna elettorale), i tagli a sussidi di ogni sorta (benzina, bollette, trasporti), gli aumenti delle tasse su persone e redditi (quasi del tutto abolite dal predecessore Alberto Fernandez salvo per i redditi più elevati), le assunzioni facili negli uffici pubblici.

i conti del commercio internazionale e i settori dell’economia argentina

La parola d’ordine è: rompere con il peronismo, causa ed effetto del disastro economico argentino, quella dissennata generosità dello Stato “pagatutto” praticata pressoché ininterrottamente dal dopoguerra a oggi (Juan Domingo Peron fu eletto presidente la prima volta nel 1946). «L’unico modo per arrestare il circuito inflazione-svalutazione, quindi l’impoverimento della popolazione, è perseguire la diminuzione del deficit di bilancio. Visto che l’Argentina è priva di accesso ai mercati internazionali, può essere finanziato solo stampando moneta e alimentando quindi sempre più inflazione», spiega Antonella Mori, economista della Bocconi e responsabile del programma America Latina dell’Ispi. «È una dimostrazione dell’importanza del rating e di non perdere l’investment grade: anche l’Italia va in deficit ma visto che ha accesso ai mercati si rifinanzia emettendo titoli».

Si cerca la valuta forte

Si spiega così anche la necessità di fare riferimento a una valuta forte, magari con una “forchetta” di valutazioni entro una cornice di cambi predefinita. Si cerca una salvezza dai morsi dell’inflazione: «La sfida è creare una relazione con il dollaro che si avvicini il più possibile a un cambio fisso credibile, in modo da rendere pensabile il rientro di qualcuno dei tanti dollari in possesso degli argentini ma accuratamente nascosti, in patria o all’estero. Un rapporto ancora tutto da inventare». Per ora siamo al Far West: le quotazioni del dollaro sul mercato nero sono addirittura pubblicate sui quotidiani (ultima: 1.070 pesos per dollaro). Un’altra scommessa sono le privatizzazioni praticamente di tutte le aziende pubbliche: «Qui il problema – spiega Mori – è una legge sulla concorrenza che impedisca la creazione di monopoli privati, che rischiano di pesare ancor più sulle tasche della gente, aggravando la povertà e rendendo necessario ricominciare con le politiche assistenziali».

Guardando alle prime mosse operative – peraltro accolte con favore dai mercati e perfino dal Fmi che ha con l’Argentina un conto aperto da 46 miliardi – cosa resta delle mirabolanti promesse elettorali di Milei? «Tutti i populisti, una volta al governo si scontrano con la dura realtà», risponde Brunello Rosa, docente alla London School of Economics. «Per di più, Milei dispone di un’esigua rappresentanza parlamentare che lo forzerà a continui compromessi politici. Alla fine dovrà accontentarsi di un programma non molto dissimile da quello che avrebbe adottato un governo conservatore mediamente moderato: svalutazione, privatizzazioni, austerità. E, nel caso in questione, continuo supporto degli organismi internazionali come il Fondo. La popolazione si accorgerà che non ci sono pasti gratis o soluzioni miracolose a problemi così endemici e radicati nel Paese».

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