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Patuanelli: “Notte folle tra battute, tè e Lotito. La maggioranza ha fallito”

(ansa)
Il capogruppo dei 5 stelle racconta la notte della Finanziaria al Senato. “I colleghi del centrodestra erano già arrabbiati per il divieto di fare modifiche e i nodi sono venuti al pettine”
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ROMA - “Siamo stati trascinati a votare di notte da un governo incompetente”. Il capogruppo dei 5 stelle al Senato Stefano Patuanelli scuote le braccia. A Palazzo Madama mancano poche ore alla seduta notturna della commissione Bilancio, l’ultimo miglio decisivo per la Finanziaria.

Non è la sua prima manovra con “il favore delle tenebre”, ci avrà fatto l’abitudine ormai.

“Non è la prima, ma è sicuramente quella più intollerabile. Siamo arrivati a questo punto per l’incapacità totale del governo e per la follia di Giorgia Meloni”.

Follia?

“Sì, follia. Non riesco a trovare un termine più adatto per definire il divieto di presentare emendamenti che la premier ha impartito ai miei colleghi della maggioranza. Se avesse garantito quello che è sem…

ROMA - “Siamo stati trascinati a votare di notte da un governo incompetente”. Il capogruppo dei 5 stelle al Senato Stefano Patuanelli scuote le braccia. A Palazzo Madama mancano poche ore alla seduta notturna della commissione Bilancio, l’ultimo miglio decisivo per la Finanziaria.

Non è la sua prima manovra con “il favore delle tenebre”, ci avrà fatto l’abitudine ormai.

“Non è la prima, ma è sicuramente quella più intollerabile. Siamo arrivati a questo punto per l’incapacità totale del governo e per la follia di Giorgia Meloni”.

Follia?

“Sì, follia. Non riesco a trovare un termine più adatto per definire il divieto di presentare emendamenti che la premier ha impartito ai miei colleghi della maggioranza. Se avesse garantito quello che è semplicemente un diritto dei parlamentari, non saremmo arrivati a stanotte. Il percorso al Senato sarebbe stato decisamente più semplice”.

In realtà la linea degli “zero emendamenti” puntava ad accelerare l’iter parlamentare.

“E invece è fallita totalmente. Fin dal giorno in cui la premier ha affermato che non ci sarebbero stati emendamenti della maggioranza, i colleghi della commissione Bilancio erano molto seccati. Qualcuno mi ha avvicinato e mi ha detto: “Stefano, le nostre proposte le diamo a voi e poi votiamo i vostri emendamenti”».

E lei cosa ha risposto?

“Ovviamente era una battuta, ma dà l’idea del grado di tensione. I parlamentari vogliono poter dire la loro durante la legge di bilancio, sono tutti arrabbiati per non aver potuto mettere la propria firma sotto nemmeno una proposta”.

Chi è il suo compagno di banco più irrequieto?

“Lotito”.

Quindi una notte di urla e capricci?

“Quando si tratta di tirare le fila, i nodi vengono al pettine. Dipende dal governo. Se avrà trovato qualche risorsa in più per accontentare la maggioranza, le cose andranno bene. Altrimenti voleranno stracci”.

Si è preparato all’eventualità?

“Per fortuna in commissione ci sono anche momenti sereni. Il collega Liris girerà come al solito tra i banchi per fare qualche battuta, poi c’è il sottosegretario Freni che non si staccherà dal suo thermos con il tè. A Calandrini ho proposto di inserire il ruolo del presidente della commissione Bilancio tra i lavori usuranti”.

È la notte del “tesoretto” da spartire.

“I 5 stelle e le altre opposizioni utilizzeranno le risorse che il governo ci riserverà su un unico tema: la lotta alla violenza contro le donne. C’è una bella differenza con i 100 mila euro per la Gazzetta amministrativa e con tutte le altre mancette elargite dalla maggioranza”.

Doveva essere la manovra dai “tempi record”, copyright della premier, invece bisogna correre per evitare l’esercizio provvisorio.

“Noi abbiamo depositato gli emendamenti il 21 novembre, abbiamo fatto di tutto per evitare di finire all’ultimo minuto. Ma il vero affanno per il governo è stato accorgersi che questa legge di bilancio è vuota. Tutti i corpi intermedi del Paese, non solo Cgil e Uil, concordano sul fatto che questa è una manovra tutta improntata all’austerità”.

Quasi tutta.

“Quasi tutta. I soldi, ahimè, quando il governo vuole trovarli per misure non di certo prioritarie, li trova”.

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