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La vendita della rete Tim dà il via alle danze nelle tlc

(ansa)
Si scommette sul matrimonio tra Fastweb e Vodafone Italia. Attesa la replica di Iliad. E Telecom guarda alle Poste
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Il 2024 sarà l’anno del consolidamento della telefonia tricolore. Lo auspicano tutti i protagonisti del settore, dall’ad di Tim Pietro Labriola a Aldo Bisio di Vodafone Italia a Gianluca Corti di Wind3, passando per Benedetto Levi di Iliad al nuovo ceo di Fastweb Walter Renna. E lo dicono anche i numeri e il contesto di mercato, fatto delle tariffe più basse d’Europa dopo la Romania, in un momento in cui gli operatori devono fare ingenti investimenti per il 5g, mentre i tassi sono ai massimi dalla nascita dell’Eurozona. Infine, a differenza di Inghilterra e Germania, in Italia nemmeno l’impennata dell’inflazione è riuscita a tradursi in un aumento dei ricavi del settore, perché gli operatori non hanno potuto trasferire, se non in parte, l’incremento dei costi di energia e materie prime in bolletta.

I ricavi del settore italiano delle telecomunicazioni

 

«Tutti i guru del settore Tmt hanno e…

Il 2024 sarà l’anno del consolidamento della telefonia tricolore. Lo auspicano tutti i protagonisti del settore, dall’ad di Tim Pietro Labriola a Aldo Bisio di Vodafone Italia a Gianluca Corti di Wind3, passando per Benedetto Levi di Iliad al nuovo ceo di Fastweb Walter Renna. E lo dicono anche i numeri e il contesto di mercato, fatto delle tariffe più basse d’Europa dopo la Romania, in un momento in cui gli operatori devono fare ingenti investimenti per il 5g, mentre i tassi sono ai massimi dalla nascita dell’Eurozona. Infine, a differenza di Inghilterra e Germania, in Italia nemmeno l’impennata dell’inflazione è riuscita a tradursi in un aumento dei ricavi del settore, perché gli operatori non hanno potuto trasferire, se non in parte, l’incremento dei costi di energia e materie prime in bolletta.

I ricavi del settore italiano delle telecomunicazioni

 

«Tutti i guru del settore Tmt hanno espresso una pressante necessità di consolidarsi – dice Fabio Pavan, esperto di tlc e media per Mediobanca - è necessario che l’Antitrust Ue adotti un approccio meno stringente. I colloqui già in corso dovrebbero accelerare nei prossimi mesi: tutta l’industria, soprattutto nel sud Europa, sta affrontando una competizione sempre più agguerrita».

Gli operatori gareggeranno ad armi pari

La separazione della rete di Telecom Italia aprirà poi un nuovo scenario competitivo, dato che tutti gli operatori tricolori gareggeranno ad armi pari, e dovranno fare la differenza sui servizi e sui prezzi per mantenere o conquistare nuovi clienti. Il primo consolidamento avverrà sugli investimenti nelle reti mobili. Tim e Vodafone, che già 4 anni fa avevano studiato di mettere a fattor comune gli apparati attivi sulle torri, ora sono pronte a condividere l’investimento nel cosiddetto ran sharing. Non a caso Labriola ha già chiamato dal Brasile Leonardo Capdeville, head of technology di Tim Brasil, che ha fatto da ponte alle infrastrutture di vari operatori per ottimizzare la rete 5g brasiliana.

Ricavi persi e confronto con l'Europa

 

Ottimizzare le reti servirà a ridurre i costi, ma potrebbe non bastare. «Riteniamo che l’m&a sia l’unica soluzione per risolvere la situazione - aggiunge Pavan - e la via per aprire un circolo virtuoso di aumento dei prezzi per sostenere gli investimenti necessari per lo sviluppo delle reti». Del resto l’unico momento di respiro nella telefonia tricolore si è registrato nel 2017, dopo l’annuncio della fusione tra Wind e Tre e prima dell’ingresso in Italia di Iliad (giugno 2018), che ha riaperto una concorrenza più agguerrita che mai. «Il consolidamento deve essere sano – osserva Giorgio Tavolini, analista telecom di Intermonte – sarebbe paradossale che, dopo le nozze tra Wind e 3 e l’arrivo di Iliad in Italia, gli operatori si ritrovassero di nuovo a unire le forze per poi vedere vanificati i benefici di una futura combinazione tra di loro, con l’avvento di un nuovo operatore».

Il momento del consolidamento

Per questo il momento migliore per avviare il nuovo processo di fusioni potrebbe essere la seconda metà del 2024, quando dopo le elezioni europee sarà nominata una nuova Commissione, che potrebbe avere un orientamento meno stringente di quello tenuto finora da Margrethe Vestager. Non a caso anche in Spagna, dove è in corso il processo di fusione tra Orange e Masmovil, Digi è pronto a rilevare le attività in eccesso del nuovo gruppo, creando già un temibile concorrente che potrebbe di nuovo inasprire la competizione.

Intanto in Italia tutti gli operatori stanno già parlando con tutti per studiare nuove combinazioni per unire le forze. In questo contesto, con Tim impegnata nella separazione della sua rete fissa e Wind3 alla finestra in attesa di cedere a Eqt il 60% della sua rete attiva mobile (un’operazione che è slittata al febbraio 2024), Vodafone, Fastweb e Iliad hanno già intrapreso varie trattative per studiare una possibile composizione. «Tutti gli operatori parlano di consolidamento ma fanno fatica a cedere il controllo a un operatore rivale – osserva Tavolini – perché finora hanno sostenuto ingenti investimenti, che con una vendita tout court difficilmente verrebbero remunerati. Inoltre potrebbero decidere opportunisticamente di aspettare il lancio dei servizi 5g su più larga scala, per monetizzare gli investimenti».

La soluzione più facile

In quest’ottica, la soluzione più facile e immediata sarebbe una fusione tra Vodafone e Fastweb, che hanno già dato mandato rispettivamente a Ubs e a Evercore per assisterli nell’operazione. Anche perché l’unione delle attività tricolori dell’operatore guidato da Margherita Della Valle e della controllata di Swisscom non presenterebbe particolari criticità a livello Antitrust; potrebbero essere le prime nozze ad essere celebrate. Se l’operazione Vodafone-Fastweb, che è stata già più volte studiata in passato, andasse in porto, Iliad sarà chiamata a rispondere, magari provando a rientrare in partita in un momento successivo. In proposito invece Tim in passato aveva studiato come realizzare importanti sinergie sulla distribuzione con la rete di Poste, un progetto che una volta separata la rete fissa potrebbe tornare d’attualità.

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