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Le terre rare del Vietnam contese tra Usa e Cina

A tre mesi dal viaggio di Biden, ad Hanoi è arrivato anche Xi, per rilanciare i rapporti bilaterali. Promessi aiuti per le infrastrutture
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Si è portato a casa più di 30 accordi: dal commercio alle infrastrutture alla sicurezza. E una nuova cornice diplomatica per le relazioni tra i due Paesi, per “superare” gli americani. Nessun significativo passo avanti sulle terre rare – il tassello che gli stava più a cuore – ma Xi Jinping può dirsi soddisfatto. La sua due giorni in Vietnam (12-13 dicembre) serviva a cementare e rilanciare i rapporti col vicino comunista. A tre mesi dal viaggio del presidente statunitense Joe Biden ad Hanoi, il leader cinese si era dato la missione di contrastare l’influenza Usa in un Paese diventato strategico nelle catene di approvvigionamento globale non solo per le aziende occidentali ma anche per gli stessi produttori cinesi.

La diplomazia del…

Si è portato a casa più di 30 accordi: dal commercio alle infrastrutture alla sicurezza. E una nuova cornice diplomatica per le relazioni tra i due Paesi, per “superare” gli americani. Nessun significativo passo avanti sulle terre rare – il tassello che gli stava più a cuore – ma Xi Jinping può dirsi soddisfatto. La sua due giorni in Vietnam (12-13 dicembre) serviva a cementare e rilanciare i rapporti col vicino comunista. A tre mesi dal viaggio del presidente statunitense Joe Biden ad Hanoi, il leader cinese si era dato la missione di contrastare l’influenza Usa in un Paese diventato strategico nelle catene di approvvigionamento globale non solo per le aziende occidentali ma anche per gli stessi produttori cinesi.

La diplomazia del bambù

«Il futuro dell’Asia è nelle mani di nessun altro se non degli asiatici», aveva scritto Xi alla vigilia in un editoriale pubblicato sul quotidiano del Partito comunista vietnamita: velato riferimento alle ambizioni americane. Concetto ripetuto anche durante gli incontri con i leader di Hanoi: dobbiamo «opporci a qualsiasi tentativo di mettere a repentaglio l’Asia-Pacifico». Corteggiato da Pechino e Washington (ma pure da Tokyo e Seul) il Vietnam ne esce rafforzato rimanendo ancorato alla sua “diplomazia del bambù”: radici solide, rami flessibili: cioè equilibrio tra rigore dottrinale e flessibilità strategica, mantenendo buoni rapporti con gli Usa evitando di irritare la Cina, con la quale la partnership soprattutto economica è fondamentale. Insomma, trarre vantaggi da entrambi senza doversi per forza schierare. Ben 37 gli accordi firmati da cinesi e vietnamiti: intesa sulla cooperazione in materia di comunicazione e trasformazione digitale (il contenuto non è noto ma potrebbe includere infrastrutture come le reti 5G e i cavi sottomarini); nuove linee ferroviarie; un piano triennale per incrementare gli scambi commerciali; e l’intesa per pattugliamenti congiunti nel Golfo del Tonchino. Nella dichiarazione congiunta c’è pure una sezione che riguarda gli scambi ad alto livello tra le forze dell’ordine e include l’istituzione di “un meccanismo di dialogo per le questioni politiche e di sicurezza”.

La promozione di Biden

A settembre era stato Biden ad andare in Vietnam, elevando lo status del Paese a “partner strategico globale” per gli Usa: lo stesso trattamento diplomatico che Pechino ha fin qui riservato ad Hanoi. Xi doveva dunque andare oltre, superando Washington, facendo pressioni per far entrare Vietnam nella definizione cara a Pechino di “comunità dal destino condiviso”. Risultato in qualche modo raggiunto, con un compromesso linguistico. Le diplomazie dei due Paesi hanno discusso per mesi sul termine, dopo l’iniziale riluttanza di Hanoi a usarlo per non appiattirsi troppo sul vicino cinese. I due Paesi hanno dichiarato di voler rafforzare i legami e costruire “una comunità con un futuro condiviso”, termine considerato meno impegnativo.

Pechino è il primo partner commerciale di Hanoi, con uno scambio bilaterale di 205,6 miliardi di dollari l’anno scorso. Gli investimenti cinesi in Vietnam sono raddoppiati quest’anno (8 miliardi) rispetto allo scorso mentre quelli degli Stati Uniti sono scesi ad appena 0,5 miliardi. Gli investimenti cinesi si concentrano per lo più nel settore manifatturiero, immobiliare e dell’energia. Gli Usa stanno cercando sempre più di offrire ai produttori, in particolare di alta tecnologia, la possibilità di trasferire le loro fabbriche fuori dalla Cina e il Vietnam è uno dei luoghi a cui le aziende si stanno rivolgendo. Pochi giorni prima di ricevere Xi, il primo ministro vietnamita Pham Minh Chinh ha ospitato ad Hanoi Jensen Huang, l’amministratore delegato del gigante Usa dei chip Nvidia.

Le riserve di terre rare

Pechino si dice pronta a offrire aiuti al Vietnam per potenziare la ferrovia tra la città cinese di Kunming e quella vietnamita di Haiphong: strategica visto che attraversa la regione in cui il Vietnam possiede le più grandi miniere di terre rare. Ciò consentirebbe al Vietnam di esportare di più in Cina, soprattutto prodotti agricoli. Reti ferroviarie più solide accelererebbero l’importazione di componenti dalla Cina per l’assemblaggio in Vietnam, espandendo di fatto la Via della Seta cinese. Il Paese ha le seconde riserve al mondo di terre rare, proprio dopo la Cina. Che fanno gola anche a Washington: dopo il viaggio di Biden, la Casa Bianca annunciò che avrebbe aiutato il Vietnam a quantificare i giacimenti e avrebbe lavorato alla cooperazione tecnica con il Paese: uno dei segnali che i produttori Usa vedono in Hanoi un’alternativa a basso costo e rischio rispetto alla Cina.

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