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Eni vende il 9% di Plenitude e la valorizza 10 miliardi

Il fondo entrerà nella società con un aumento di capitale da 500 euro che potrà salire fino a 700
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ROMA – L’obiettivo iniziale era la quotazione in Borsa. Ma l’andamento sempre incerto dei mercati, soprattutto nel settore dell’energia, hanno consigliato di percorrere altre strade. Confermato, invece, il risultato finanziario: una valorizzazione complessiva – debito compreso – di1 0 miliardi di euro. Sono i numeri dell’operazione che ha portato il gruppo Eni a cedere una quota appena al di sotto del 10 per cento della controllata Plenitude.

Eni, Plenitude e il fondo – spiega una nota – hanno infatti firmato un accordo per l'ingresso di Eip nel capitale sociale di Plenitude attraverso un aumento di capitale fino a 700 milioni di euro che, dopo l'operazione, sarà pari a circa il 9% del capitale sociale della società. Le parti – s…

ROMA – L’obiettivo iniziale era la quotazione in Borsa. Ma l’andamento sempre incerto dei mercati, soprattutto nel settore dell’energia, hanno consigliato di percorrere altre strade. Confermato, invece, il risultato finanziario: una valorizzazione complessiva – debito compreso – di1 0 miliardi di euro. Sono i numeri dell’operazione che ha portato il gruppo Eni a cedere una quota appena al di sotto del 10 per cento della controllata Plenitude.

Eni, Plenitude e il fondo – spiega una nota – hanno infatti firmato un accordo per l'ingresso di Eip nel capitale sociale di Plenitude attraverso un aumento di capitale fino a 700 milioni di euro che, dopo l'operazione, sarà pari a circa il 9% del capitale sociale della società. Le parti – si legge – hanno concordato che l'importo iniziale dell'aumento di capitale è di 500 milioni, con l'opzione per Eip di salire a 700 milioni entro l'inizio del 2024.

"Abbiamo realizzato un'ottima operazione. Grazie a questa, esplicitiamo il valore di Plenitude; ne rafforziamo la struttura finanziaria per supportare ulteriormente la sua transizione energetica e il suo percorso di crescita; e stabiliamo una partnership di lungo termine con un investitore finanziario di primario livello internazionale in grado di contribuire alla ulteriore creazione di valore da parte di Plenitude", ha commentato l’ad di Eni Claudo Descalzi. “Infine, miglioriamo ulteriormente la struttura del capitale di Eni, riducendo il leverage netto consolidato e rafforzando la base patrimoniale", ha aggiunto.

Energy Infrastructure Partners (Eip) è specializzato nell’individuare investimenti negli asset energetici. Con un ottica di lungo periodo, essendo partecipato da istituzioni come i fondi pensione che hanno bisogno di rendimenti certi per più anni. Caratteristiche che hanno trovato in Plenitude, la società costituita due anni fa e in cui sono confluiti «produzione da rinnovabili, vendita di energia e servizi energetici al dettaglio, e una rete capillare di punti di ricarica per veicoli elettrici».


In pratica, la società guidata da Claudio Descalzi ha messo insieme tutte le attività legate alla transizione energetica – che guardano al futuro e in fase di crescita – con quelle più tradizionali della fornitura di elettricità e gas naturale ai clienti domestici. Un modo per “estrarre valore” come si dice in questi casi. Ma anche per fissare un valore finanziario “certo”, in vista dell’ingresso di altri investitori o per una eventuale quotazione in Borsa, quando di sarà una finestra di mercato favorevole.

L’operazione è stata chiusa nella notte e ha visto lavorare al fianco di Eni, come consulenti Goldman Sachs e Mediobanca in qualità di financial advisor e lo studio legale Gattai Minoli, mentre per il fondo svizzero EIP c’erano Rothschild come advisor finanziario e Legance per la parte legale.

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