Lega e Fratelli d’Italia affossano il Mes. Spiazzati Giorgetti e Tajani
di Giuseppe ColomboTabellone elettronico della Camera con risultato votazione su ratifica del Mes
(ansa)ROMA - La destra al governo affonda il Mes. Ma nella deflagrazione, la maggioranza si spacca. Il rito funebre si compie nell’aula della Camera, che all’ora di pranzo si ritrova a votare la proposta di legge delle opposizioni per la ratifica della riforma del Meccanismo europeo di stabilità.
Una bolgia, l’emiciclo. Vuoti, i banchi dei ministri. Giorgia Meloni e il titolare del Tesoro Giancarlo Giorgetti non ci sono. La discussione si infiamma dopo pochi minuti. Il deputato grillino Agostino Santilli si alza dallo scranno e denuncia: “Alcuni colleghi di Fratelli d’Italia sono venuti a minacciarci sotto i nostri banchi”. Urla.
Poi tocca al leader del suo partito, Giuseppe Conte, invocare la presenza della premier. "Giorgia Meloni - sbotta - ha detto che il…
ROMA - La destra al governo affonda il Mes. Ma nella deflagrazione, la maggioranza si spacca. Il rito funebre si compie nell’aula della Camera, che all’ora di pranzo si ritrova a votare la proposta di legge delle opposizioni per la ratifica della riforma del Meccanismo europeo di stabilità.
Una bolgia, l’emiciclo. Vuoti, i banchi dei ministri. Giorgia Meloni e il titolare del Tesoro Giancarlo Giorgetti non ci sono. La discussione si infiamma dopo pochi minuti. Il deputato grillino Agostino Santilli si alza dallo scranno e denuncia: “Alcuni colleghi di Fratelli d’Italia sono venuti a minacciarci sotto i nostri banchi”. Urla.
Poi tocca al leader del suo partito, Giuseppe Conte, invocare la presenza della premier. "Giorgia Meloni - sbotta - ha detto che il Mes è passato col sangue degli italiani, senza dibattito parlamentare, col favore delle tenebre: se oggi siamo qui vuole dire che non è vero, ha mentito al Parlamento”.
Si vota. Il colpo di mano lo portano a termine i deputati di FdI e della Lega. Dito fermo sul tasto rosso. Quelli di Forza Italia invece scelgono il pulsante bianco dell’astensione. Anche il fronte opposto non è compatto: i 5 stelle non fanno sponda con il sì del Pd.
Sul tabellone delle votazioni si accendono le spie luminose: i voti contrari sono 184, 72 quelli a favore, gli astenuti invece 44.
Il funerale del Mes è terminato. Non passano nemmeno dieci minuti e Matteo Salvini è pronto ad esultare sui social: «Il Parlamento boccia il Mes: pensionati e lavoratori italiani non rischieranno di pagare il salvataggio delle banche straniere. E pazienza se a sinistra si arrabbieranno". Claudio Borghi, casacca leghista, gongola: “Oggi me la godo”.
E il governo? Sono fonti di Palazzo Chigi a "prendere atto” del voto. E a costruire la narrazione del Mes che già esiste, parlando della modifica del Trattato, oggetto della ratifica, come di “un’integrazione di relativo interesse e attualità per l’Italia, visto che come elemento principale prevede l’estensione di salvaguardie a banche sistemiche in difficoltà, in un contesto che vede il sistema bancario italiano tra i più solidi in Europa e in Occidente”.
Insomma, il nuovo fondo salva-Stati non serve, è il ragionamento. Un concetto ribadito a sera dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari: "Il Mes - dichiara - rimane in piedi, non si estende il meccanismo anche al salvataggio delle grandi banche in difficoltà perché all’Italia non serve”.
Ma la strategia è fragile, il disimpegno nei confronti dell’Europa evidente. E le scorie, dentro alla maggioranza, ben visibili. Le opposizioni vanno all’attacco.
Nel mirino finisce anche il titolare dell’Economia. Durissimo l’affondo della segretaria del Pd Elly Schlein: "Giorgetti - incalza - dovrebbe valutare le dimissioni perché quella che la maggioranza ha messo in evidenza in Parlamento è una clamorosa smentita del ministro dell’Economia”.
Parole che mettono a nudo una giornata di passione per la maggioranza. Il voto in aula è solo l’atto finale. Il primo, rivelatore delle ore che verranno, va in scena alle otto e mezza del mattino.
Nello studio del presidente della commissione Bilancio si ritrovano i tre capigruppo dei partiti di maggioranza. Si intrufola anche il senatore leghista Alberto Bagnai, il “pasradan” da sempre contrario al Mes. "Roberto, anche Forza Italia deve votare contro”, intima Ylenia Lucaselli di FdI al collega di FI Roberto Pella. Che chiama il presidente dei deputati azzurri Paolo Barelli: “Tajani ha detto che noi ci asteniamo”, prescrive.
La spaccatura dentro alla maggioranza si riversa in commissione, dove si vota il parere, il documento che serve a portare la proposta di legge in aula. I pareri. Sul primo la maggioranza pasticcia. Il secondo è quello buono. È il certificato che straccia il Mes della discordia.
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