Superbonus, il conto sale ancora. Altri 23 miliardi sul debito
di Giuseppe ColomboROMA - Una zavorra pesantissima sui conti pubblici. Una spesa extra, tra 21 e 23 miliardi. Imprevista, quindi aggiuntiva. Una settimana fa, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non aveva parlato a caso: “Nonostante il governo abbia messo sopra al Superbonus un sacco di sabbia, il 110% continua ad emanare radioattività”, aveva detto dal palco di Atreju, la kermesse organizzata da Fratelli d’Italia.
Eccole le radiazioni, espresse in numeri: il conto per coprire i costi della maxi-agevolazione edilizia nel 2023 lieviterà a 56-58 miliardi. Appena due mesi fa, la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza stimava un esborso per lo Stato pari a 35 miliardi (circa l’1,8% del Pil).
La differenza, 21-23 …
ROMA - Una zavorra pesantissima sui conti pubblici. Una spesa extra, tra 21 e 23 miliardi. Imprevista, quindi aggiuntiva. Una settimana fa, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non aveva parlato a caso: “Nonostante il governo abbia messo sopra al Superbonus un sacco di sabbia, il 110% continua ad emanare radioattività”, aveva detto dal palco di Atreju, la kermesse organizzata da Fratelli d’Italia.
Eccole le radiazioni, espresse in numeri: il conto per coprire i costi della maxi-agevolazione edilizia nel 2023 lieviterà a 56-58 miliardi. Appena due mesi fa, la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza stimava un esborso per lo Stato pari a 35 miliardi (circa l’1,8% del Pil).
La differenza, 21-23 miliardi, scaturisce da due elementi. Il primo è di natura tecnica, di fatto messo in conto: gli ultimi dati Enea, aggiornati al 30 novembre, non contemplano i lavori attivati a ridosso della data fissata per la pubblicazione del rapporto dell’Agenzia per l’energia.
Ma è il secondo fattore che ha generato lo sforamento: la corsa al Superbonus di fine anno. Dal primo gennaio del 2024, infatti, scatterà il décalage che porterà la detrazione al 70 per cento.
Le ultime “radiazioni” hanno generato una forte preoccupazione al Tesoro. E una grande prudenza sull’ipotesi di un decreto, tra Natale e fine anno, per autorizzare un Sal (stato di avanzamento lavori ndr) straordinario che permetta ai condomini in ritardo di certificare, entro il 31 dicembre, lo stato dei cantieri, preservando così il 110%.
Giorgetti è scettico, ma il dossier sulla sua scrivania è ancora aperto. I dubbi arrivano anche dai tecnici, per i costi legati al Sal straordinario, tutto tranne che nulli come sostengono Forza Italia e Fratelli d’Italia, che continuano a spingere per un provvedimento da portare sul tavolo del Consiglio dei ministri del 28 dicembre.
A ieri, l’ipotesi tecnica più accreditata al Mef era di concedere la possibilità della certificazione extra solo ai condomini che registrano uno stato di avanzamento dei lavori tra l’80 e l’85 per cento. Percentuali molto lontane dal 70%, la richiesta avanzata da FI.
Intanto la manovra si fa spazio al Senato. Ieri il governo ha posto la fiducia sul maxiemendamento, "per la prima volta, negli ultimi vent’anni, senza nessun rilievo della Ragioneria”, sottolinea il sottosegretario all’Economia Federico Freni.
Stamattina il voto nell’emiciclo di Palazzo Madama, poi la Finanziaria correrà verso Montecitorio per il via libera definitivo, il 29 dicembre. Senza fiducia, il passaggio alla Camera. Ma carica dei ritardi che hanno sconfessato la grande promessa di Giorgia Meloni: la manovra approvata a metà dicembre. Anzi no.
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