Il Fondo Monetario bacchetta Roma: “Senza il Mes, Eurozona meno stabile
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — «Disporre di una rete di sicurezza finanziaria con fondi adeguati al livello dell’Unione Europea è importante per proteggere la stabilità finanziaria dell’intera regione».
È molto chiaro questo messaggio che il Fondo Monetario Internazionale affida a Repubblica, dopo il voto con cui il Parlamento italiano ha bocciato la ratifica delle modifiche al Meccanismo europeo di stabilità.
Il commento è coerente con le posizioni prese in passato dall’Fmi di Washington, ma soprattutto sottolinea come sul piano economico e tecnico sarebbe uno strumento utile anche a Roma.
La sollecitazione
Già nei mesi scorsi Alfred Kammer, direttore dell’European Department all’Fmi, aveva parlato così al nostro giornale: «Sollecitiamo la conclusione del processo di ratifica del …
NEW YORK — «Disporre di una rete di sicurezza finanziaria con fondi adeguati al livello dell’Unione Europea è importante per proteggere la stabilità finanziaria dell’intera regione».
È molto chiaro questo messaggio che il Fondo Monetario Internazionale affida a Repubblica, dopo il voto con cui il Parlamento italiano ha bocciato la ratifica delle modifiche al Meccanismo europeo di stabilità.
Il commento è coerente con le posizioni prese in passato dall’Fmi di Washington, ma soprattutto sottolinea come sul piano economico e tecnico sarebbe uno strumento utile anche a Roma.
La sollecitazione
Già nei mesi scorsi Alfred Kammer, direttore dell’European Department all’Fmi, aveva parlato così al nostro giornale: «Sollecitiamo la conclusione del processo di ratifica del trattato Mes senza ulteriori indugi. Ciò renderebbe operativo un sostegno finanziario al Single Resolution Fund, fondamentale per rendere più credibili gli accordi di risoluzione per le crisi bancarie in Europa. Avere strumenti più solidi per la risoluzione di eventuali crisi bancarie nell’Unione Europea andrà a vantaggio di tutti i Paesi».
In seguito aveva aggiunto: «L’Italia deve ratificare il Mes senza ulteriori ritardi, ed implementare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, per la semplice ragione che le conviene. Se lo farà, completando anche le riforme, il Pnrr può valere tra il 10 e il 12% del Pil da qui al 2030».
E ancora: «Nella Ue, la stabilità finanziaria potrebbe essere rafforzata estendendo gli strumenti di risoluzione alle banche più piccole, ratificando il Mes per fornire copertura finanziaria al Fondo unico di risoluzione, e concordando un’assicurazione comune dei depositi bancari. Il Mes è un importante elemento per completare l’architettura dell’Unione bancaria in Europa, preziosa sotto molteplici aspetti».
Le rivalità interne
L’Italia però non ha ascoltato l’Fmi, che quindi ha ritenuto utile ricordare l’importanza dello strumento di salvataggio che il nostro veto nega a tutti gli altri membri della Ue. Il Fondo non commenta il voto del Parlamento, perché non rientra nel suo mandato.
Del resto non è difficile capire che è frutto di giochi politici interni, legati alla rivalità nella maggioranza di governo tra la premier Meloni e il capo della Lega Salvini, che vogliono posizionarsi in vista delle elezioni europee.
L’Fmi però fa una valutazione tecnica, che non sfugge al ministro dell’Economia Giorgetti. Dire che così i risparmiatori italiani non dovranno salvare le banche tedesche è ingenuo.
È vero infatti che i nostri istituti ora appaiono solidi, ma quanti prevedevano il collasso di Lehman Brothers nel 2007, Silicon Valley Bank o Monte dei Paschi? Se però un giorno serviranno i pensionati tedeschi a salvare una banca italiana, non avremo lo strumento per farlo.