Colombo (Meta): “L’IA trova meglio i clienti profilando meno dati. Crediamo in Threads”
di Pier Luigi PisaIl 2023 di Meta è stato da record. L’azienda che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp ha dichiarato 34,1 miliardi di dollari di ricavi nel terzo trimestre di quest’anno, con un aumento del 23% rispetto allo stesso periodo del 2022. I profitti netti — 11,6 miliardi di dollari — sono più che raddoppiati. E il valore delle azioni, nel corso del 2023, è aumentato del 176%. Solo un anno fa, di questi tempi, l’azienda di Menlo Park viveva una crisi profonda: le azioni in picchiata (-64%) e il malumore degli investitori non promettevano nulla di buono. “Siate pazienti e sarete ricompensati”, aveva detto Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Meta, a chi gli rimproverava di aver bruciato denaro nel metaverso. La rinascita è avvenuta grazie al brutale taglio dei costi — il 24% della forza lavoro di Meta è stato licenziato — e agli investimenti nell’intelligenza artificiale. C’è un’IA che riguarda i contenuti — gli algoritmi che “raccomandano” i post più interessanti, per esempio — e c…
Il 2023 di Meta è stato da record. L’azienda che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp ha dichiarato 34,1 miliardi di dollari di ricavi nel terzo trimestre di quest’anno, con un aumento del 23% rispetto allo stesso periodo del 2022. I profitti netti — 11,6 miliardi di dollari — sono più che raddoppiati. E il valore delle azioni, nel corso del 2023, è aumentato del 176%. Solo un anno fa, di questi tempi, l’azienda di Menlo Park viveva una crisi profonda: le azioni in picchiata (-64%) e il malumore degli investitori non promettevano nulla di buono. “Siate pazienti e sarete ricompensati”, aveva detto Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Meta, a chi gli rimproverava di aver bruciato denaro nel metaverso. La rinascita è avvenuta grazie al brutale taglio dei costi — il 24% della forza lavoro di Meta è stato licenziato — e agli investimenti nell’intelligenza artificiale. C’è un’IA che riguarda i contenuti — gli algoritmi che “raccomandano” i post più interessanti, per esempio — e ce n’è un’altra che permette alle aziende di raggiungere il cliente “giusto”. «Quest’ultima si chiama Meta Advantage+ Shopping Campaign», spiega Luca Colombo, che in Meta riveste il ruolo di country director per l’Italia. La nuova IA, lanciata ad agosto 2022, secondo Meta contribuirà a entrate pari a 10 miliardi di dollari all’anno.
Colombo ci spiega come l’IA ha cambiato il modo in cui le aziende fanno pubblicità su Facebook?
«Rispetto alle campagne tradizionali, l’IA oggi utilizza meno dati per arrivare alle persone “giuste” con il giusto messaggio».
Esistono dati tangibili sui miglioramenti?
«Sì, le ASC (Advantage+ Shopping Campaign, ndr) rispetto al passato hanno migliorato in media il costo per acquisizione (CPA) del 17% e il ritorno sulla spesa pubblicitaria (ROAS) del 32%».
Gli utenti-acquirenti, insomma, dovranno temere pubblicità sempre più seducenti.
«Ma no, alla fine è sempre l’utente che decide se acquistare o meno qualcosa. L’ultimo clic ce l’ha sempre in mano il consumatore».
Ma una IA che ci conosce sempre meglio non è, di fatto, una minaccia?
«Quello che fa Meta è ovviamente in linea con le regolamentazioni vigenti. Personalmente trovo che l’IA capace di mostrarmi qualcosa di interessante sia un valore aggiunto. È una pubblicità rilevante. E quindi utile».
L’IA avrà un ruolo importante anche nel metaverso. Ma questo mondo virtuale stenta a decollare.
«Arriveremo al metaverso quando raggiungeremo un compromesso tra la grande potenza di calcolo dei visori (i dispositivi che servono per accedere alla realtà virtuale, ndr) e l’indossabilità di occhiali smart come i Ray-Ban Meta».
Cosa le fa credere che tutto questo accadrà davvero?
«Nel 2011 Zuckerberg ha detto che Facebook sarebbe dovuta diventare mobile first. Ci hanno criticato: dicevano che non avevamo una vera strategia. Ma internamente Zuckerberg aveva già preparato la svolta, invitando sviluppatori e ingegneri a pensare un prodotto fruibile su smartphone da 4 o 5 pollici. In quel periodo Zuckerberg non era tranquillo, ma sapeva di aver fatto i passi necessari ad abbracciare il mondo mobile. La stessa cosa sta avvenendo ora con la rivoluzione wearable first legata al metaverso».
Che persona è Zuckerberg?
«È un visionario. Quando nel 2015 ha acquistato Oculus (azienda che produce visori, ndr) per 2 miliardi di dollari, nessuno parlava di realtà virtuale. Io stesso ero scettico».
Threads, il nuovo social di Meta, avrà successo?
«Il mercato offre sicuramente delle opportunità».
Ma Meta ci crederà fino in fondo?
«Io penso che Threads non sia una scommessa occasionale. Per l’impegno e lo sforzo che ha richiesto rispetto ad altri prodotti del passato».
Lei lavora in Facebook da 13 anni. Perché non se n’è mai andato?
«Sono un ingegnere elettronico. Da ragazzo smanettavo con saldatore, resistenze e microprocessori. Un’azienda che sviluppa prodotti come Facebook e Instagram per miliardi di persone offre uno sguardo sulla tecnologia difficilmente replicabile altrove».
E se la chiamasse Elon Musk?
«Non accetterei. Oggi bisogna guardare ai dati e a ciò che vogliono i consumatori. Musk decide in base ai gusti personali. E questo non porta lontano».