Saltano i bonus per le assunzioni di giovani e donne. Il governo Meloni non li ha rinnovati per il 2024
di Valentina ConteLo sciopero del commercio e dei servizi del 22 dicembre 2023
(fotogramma)ROMA – Anno nuovo senza più i bonus per le assunzioni di giovani e donne. Il governo Meloni non li ha rinnovati. L’anno scorso avevano stimolato circa 160 mila nuovi contratti, anche se in molti casi a termine o in part-time involontario, imposto soprattutto alle lavoratrici. Nel 2024 avremo dunque tre agevolazioni: quelle legate al nuovo Reddito di cittadinanza, la maxi deduzione Ires-Irpef (novità), la decontribuzione Sud fino al 30 giugno. Vediamoli.
Bonus giovani e donne
Non vengono prorogati due incentivi, sotto forma di decontribuzione, legati all’assunzione delle donne e uno dedicato agli under 36. Rimane in vita solo un bonus giovani under 30 reso strutturale dalla legge di Bilancio per il 2018 (legge 205/2017). L’anno scorso ha trainato però solo 23.425 a…
ROMA – Anno nuovo senza più i bonus per le assunzioni di giovani e donne. Il governo Meloni non li ha rinnovati. L’anno scorso avevano stimolato circa 160 mila nuovi contratti, anche se in molti casi a termine o in part-time involontario, imposto soprattutto alle lavoratrici. Nel 2024 avremo dunque tre agevolazioni: quelle legate al nuovo Reddito di cittadinanza, la maxi deduzione Ires-Irpef (novità), la decontribuzione Sud fino al 30 giugno. Vediamoli.
Bonus giovani e donne
Non vengono prorogati due incentivi, sotto forma di decontribuzione, legati all’assunzione delle donne e uno dedicato agli under 36. Rimane in vita solo un bonus giovani under 30 reso strutturale dalla legge di Bilancio per il 2018 (legge 205/2017). L’anno scorso ha trainato però solo 23.425 assunzioni. Si applica a giovani mai assunti prima con contratto a tempo indeterminato. E prevede un esonero contributivo pari al 50% fino a 3 mila euro annui.
Rapporto Inapp 2023
Bonus Adi/Sfl
Sono i nuovi incentivi legati all’Assegno di inclusione e al Supporto per la formazione e il lavoro. Anche qui si tratta di uno sconto sui contributi previdenziali concesso alle aziende che assumono un percettore del nuovo Reddito di cittadinanza, nelle due forme di Adi e Sfl.
L’esonero contributivo è del 100% per 12 mesi e un massimo di 8 mila euro annui, se il contratto è a tempo indeterminato. L’esonero si dimezza al 50% per 12 mesi e un massimo di 4 mila euro annui, se il contratto è a tempo determinato. I vecchi incentivi, molto simili, legati al Rdc non hanno funzionato: dal 2019 al 2022 le imprese hanno fatto solo 1.500 contratti.
Maxi deduzione
È la vera novità del governo Meloni, inserita in uno dei decreti attuativi della legge delega fiscale. In questo caso non si tratta di una decontribuzione (meno contributi previdenziali), ma di uno sconto fiscale in presenza di nuove assunzioni a tempo indeterminato.
Il meccanismo prevede una maggiorazione del 20% della deduzione Ires o Irpef (a seconda della tipologia di impresa). Deduzione che può salire di un altro 10%, se l’azienda assume lavoratori “molto svantaggiati”: disabili, donne con due figli, ex percettori di Rdc, giovani. Alla fine dunque la deduzione sale al 120 o al 130%.
Esiste però un vincolo al bonus che viene concesso solo se a fine 2024 il numero di dipendenti complessivi dell’azienda (a tempo determinato e indeterminato) sia superiore a quello medio del 2023 e in particolare i contratti stabili. Un modo per vincolare l’azienda a non licenziare, se assume usando gli incentivi statali.
La deduzione si calcola poi sul minore tra il costo sostenuto nel 2024 per i neoassunti e l’incremento delle spese del personale tra 2023 e 2024.
Decontribuzione Sud
Confermata dalla Commissione Ue fino a giugno 2024 (l’ok è necessario perché si tratta di aiuto di Stato), la decontribuzione Sud consiste in un taglio del 30% sui contributi previdenziali pagati dalle imprese delle Regioni meridionali, comprese Abruzzo, Molise e Umbria, senza massimale.
Taglio che si applica non solo ai nuovi contratti, sia stabili che a tempo, ma su tutti i contratti esistenti. Nel 2022 è stato l’incentivo più utilizzato: su 2 milioni di contratti agevolati ben 1,2 milioni erano quelli con la decontribuzione Sud. Nel primo semestre 2023 siamo già a 778 mila.