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2023: l’anno dello stop all’inflazione e dell’intelligenza artificiale

(ansa)
Crisi e turbolenze, e anche opportunità. Per i mercati finanziari, le aziende e le banche. Ma l’Italia resta in fondo alle classifiche sulla parità di genere
3 minuti di lettura

Un altro anno va negli annali, ma un anno come? Difficile inquadrare tutte le sue contraddizioni. Anno di crisi e turbolenze, ma anche di opportunità e conferme. Tutto ancora rincorrendo i tassi d’interesse e la geopolitica, che dopo la guerra russo-ucraina ha prodotto un’altra guerra in Medio Oriente.

Banche centrali e tassi

Le grandi banche centrali hanno proseguito i rialzi, brutali, del costo del denaro: ma dai dati recenti sembrano riuscite a incatenare la peggiore inflazione da 40 anni. Molti operatori stimano che oggi i tassi siano al loro “picco”, e la Fed ha annunciato che nel 2024 taglierà tre volte i tassi Usa. Sull’euro la Bce è più cauta (e al solito più divisa): ma il mercato sconta un nuovo ciclo di tagli fra qualche mese. Le autorità finanziarie nostrane, che temono una ripartenza delle perdite su crediti nei settori del made in Italy e a cascata sugli attivi bancari, dovranno comunque contrattare ogni mossa espansiva con i falchi del Nord Europa.

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Un altro anno va negli annali, ma un anno come? Difficile inquadrare tutte le sue contraddizioni. Anno di crisi e turbolenze, ma anche di opportunità e conferme. Tutto ancora rincorrendo i tassi d’interesse e la geopolitica, che dopo la guerra russo-ucraina ha prodotto un’altra guerra in Medio Oriente.

Banche centrali e tassi

Le grandi banche centrali hanno proseguito i rialzi, brutali, del costo del denaro: ma dai dati recenti sembrano riuscite a incatenare la peggiore inflazione da 40 anni. Molti operatori stimano che oggi i tassi siano al loro “picco”, e la Fed ha annunciato che nel 2024 taglierà tre volte i tassi Usa. Sull’euro la Bce è più cauta (e al solito più divisa): ma il mercato sconta un nuovo ciclo di tagli fra qualche mese. Le autorità finanziarie nostrane, che temono una ripartenza delle perdite su crediti nei settori del made in Italy e a cascata sugli attivi bancari, dovranno comunque contrattare ogni mossa espansiva con i falchi del Nord Europa.

Economia italiana e conti pubblici

 

Le attese di un denaro più facile stanno spingendo le Borse, galvanizzate in avvio di 2023 dalla forza degli utili societari, specie nei settori finanza ed energia che a Piazza Affari prevalgono. L’indice Ftse Mib ha superato i 30.000 punti, oltre +25% da gennaio e tra i migliori. Anche il Btp, legato ai tassi, è tornato a rivaleggiare con l’azionario, offrendo rendimenti anche al 5% a 10 anni, pur con spread in riduzione sul Bund.

L’impennata dei prezzi, fin oltre il 10% l’anno scorso, s’è più che dimezzata in Italia, dove nel 2023 planerà poco sopra il 5%. Un sollievo specie per chi – e sono sempre di più – fatica a procurarsi beni e servizi primari, mentre attorno a loro un welfare già dignitoso viene smontato pezzo per pezzo tra sanità, scuola, lavoro, pensioni. Qui il governo Meloni ha messo del suo, quasi smantellando il reddito di cittadinanza e negando il salario minimo, che l’Italia è tra i pochi Paesi europei a non avere.

L’intelligenza artificiale

Anche l’innovazione, sempre più, si mostra protagonista. L’intelligenza artificiale, che un anno fa scoprivamo interrogando divertiti Chat Gpt, è conclamata e traina gli investimenti aziendali. Ciò ha provocato la rivincita dei colossi Big Tech, tornati più ruggenti che mai, e la corsa al nuovo Eldorado di tante matricole che esplorano le potenzialità dell’Ai generativa (dai rischi speriamo ci protegga l’Ue, che ha varato da poco l’Ai Act).

Una tecnologia più povera, anche di investitori, riguarda le tlc, dove gli operatori bruciano cassa e patiscono i rincarati costi del debito. Cercando di ovviare, l’ex monopolista Tim sta scorporando la rete fissa per venderla (ma i soci litigano anche su questo), le inseguitrici cercano nuove sinergie e forza commerciale tramite il consolidamento: Iliad ha offerto 10,5 miliiardi per la rete italiana di Vodafone, Fastweb (controllata da Swisscom) valuta se lanciare una controfferta.

Le banche

Ma la tecnologia, nuova e vecchia, travasa sempre più anche negli ambiti tradizionali. Nelle banche, che anche in Italia vanno adottando l’Ai per potenziare le loro filiali digitali (Isybank di Intesa Sanpaolo è la lepre da inseguire), e che dopo anni passati a pulire i bilanci dai cattivi crediti nel 2023 hanno sfruttato la manna dei tassi per tornare in piena forma. Protagoniste di Piazza Affari, e pronte anch’esse a ballare la quadriglia di nuove fusioni: dove però è il Tesoro a suonare la musica, avendo promesso all’Ue che nel 2024 venderà il residuo 39% di Mps.

La banca senese per la prima volta da 15 anni pare davvero ristabilita: ma per questo potrebbe finire preda di qualche rivale. Sempre sulle banche – o meglio su Mediobanca, l’ex salotto buono della finanza – si è giocata la contesa di governance più saliente del 2023. Una sorta di secondo tempo della sfida per il vertice Generali, che l’anno prima vide opposti i vertici del Leone (e di Mediobanca, suo primo azionista) contro i soci privati guidati da Del Vecchio e Caltagirone. Il patron di Luxottica non c’è più, ma gli eredi, in asse con l’imprenditore romano, hanno ormai il 30% di Mediobanca: ciò tuttavia non è bastato a modificare gli assetti apicali dell’istituto.

La riforma parlamentare

La caparbietà dei manager nel difendere lo status quo – con il sostegno degli investitori dei fondi, e in modo piuttosto autoreferenziale – ha indotto il Parlamento a riformare il voto di lista e la “lista del cda”, e depotenziarla. Chissà che la nuova legge, ispirata proprio dai due azionisti che dal 2019 assediano Generali e Mediobanca, possa in futuro rivelarsi la leva che scardina la tenuta del fortino. Nessuna riforma, invece, scardina per ora il patriarcato economico italiano: il World economic forum ci pone al 79° posto al mondo per divario di genere, e al 104° se ci si limita al trattamento economico. A conferma del fatto – già emerso con le nomine nelle partecipate pubbliche di primavera – che avere una donna a capo del governo non implica l’avanzamento dei diritti delle altre donne.

Malgrado tutto, o in virtù di tutto questo, diversi lavoratori italiani si sono distinti nell’anno che chiude, in un contesto – il “lavoro in Italia” – in cui distinguersi è sempre più difficile. Affari & Finanza ne ha scelti 10, in base a giudizi soggettivi di merito, varietà, efficacia. I nostri “volti del 2023”.

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