Addio Superbonus. Il Tesoro delude Forza Italia: gli aiuti limitati ai redditi più bassi
di Giuseppe ColomboROMA - La resa dei conti va in scena a pochi minuti dal Consiglio dei ministri. Si chiudono in tre in una stanza. Fermo e deciso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti quando Antonio Tajani punta i piedi a nome di Forza Italia. “Giancarlo, così è troppo poco, cosa vado a dire ai miei?”.
La grana Superbonus esplode sotto lo sguardo vigile del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Che si mette in tandem con il titolare del Tesoro. Giorgia Meloni non c’è, tocca al suo fedelissimo ribadire che una proroga del 110% sarebbe un azzardo. Meglio, quindi, evitare la sconfessione di una narrazione che va avanti da mesi e che diventa anche alibi per ottenere un po’ di flessibilità dall’Europa sui conti pubblici.
Ma Taj…
ROMA - La resa dei conti va in scena a pochi minuti dal Consiglio dei ministri. Si chiudono in tre in una stanza. Fermo e deciso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti quando Antonio Tajani punta i piedi a nome di Forza Italia. “Giancarlo, così è troppo poco, cosa vado a dire ai miei?”.
La grana Superbonus esplode sotto lo sguardo vigile del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Che si mette in tandem con il titolare del Tesoro. Giorgia Meloni non c’è, tocca al suo fedelissimo ribadire che una proroga del 110% sarebbe un azzardo. Meglio, quindi, evitare la sconfessione di una narrazione che va avanti da mesi e che diventa anche alibi per ottenere un po’ di flessibilità dall’Europa sui conti pubblici.
Ma Tajani non demorde. Ha promesso ai suoi che non avrebbe giocato al ribasso. Per questo poche ore prima aveva spedito il capogruppo alla Camera Paolo Barelli a Palazzo Chigi, nella speranza che dal confronto con i tecnici potesse maturare un risultato accettabile. Non funziona: Barelli viene rimbalzato dagli esperti e dai numeri messi in fila alla Ragioneria.
E per questo tocca al vicepremier tentare l’ultimo assalto. Rilancia il Sal (Stato avanzamento lavori) straordinario, una via di mezzo tra il risultato migliore, la proroga di due-tre mesi della maxi agevolazione, e l’incasso minimo, una sanatoria per evitare la restituzione delle somme a chi non riuscirà a completare i lavori entro il 31 dicembre.
Ma il Sal costa due miliardi. Troppi per Giorgetti, che è disposto ad aprire solo a una soluzione a costo zero. E così Tajani deve accontentarsi. Crucciato, tocca a lui presiedere la riunione del Cdm che sancirà l’indicazione di Giorgetti. I
l tempo di dare il via libera al decreto fiscale che riduce, da 4 a 3, le aliquote Irpef. Poi tocca al ministro dell’Economia dettare la linea. Il 110% è finito, niente proroghe, è il titolo che inquadra la soluzione: un contributo ai redditi bassi, fino a 15 mila euro, a sostegno dell’agevolazione che dal primo gennaio scenderà al 70%, come già previsto.
Un aiuto che sarà riservato, tra gennaio ed ottobre, solo a chi avrà eseguito almeno il 60% dei lavori al 31 dicembre di quest’anno. E che non modifica i saldi di bilancio dato che il Fondo da cui attingere le risorse esiste già.
Arriva anche la sanatoria, a completare il contentino. Che una raffica di comunicati dei parlamentari di FI provano a inquadrare come un successo. Ma la bozza del decreto squarcia l’illusione. E prepara la ritirata. Nascosta, per non sconfessare i festeggiamenti. Ma ben impressa negli sguardi cupi dei deputati azzurri che attorniano Tajani tra i banchi dell’aula di Montecitorio, dove si discute della legge di bilancio.
Il leader prova a spiegare ai suoi i vantaggi del compromesso, ma nelle retrovie parte il processo. Ci riprova, il vicepremier azzurro. Va in tv, a tarda sera, per dire che il contributo deliberato dal Cdm ripristinerà il 110% per i redditi bassi nel 2024. Ma i conti non tornano. E la rabbia della base parlamentare diventa incontrollabile.
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