Bluff Superbonus, il fondo aiuti ai “poveri” è quasi vuoto
di Valentina ConteROMA — Si fa presto ad esultare, come fa Forza Italia. Il decreto sul Superbonus, varato dal Consiglio dei ministri di giovedì dopo una faticosa trattativa politica, rischia non solo di lasciare molti lavori a metà e alimentare infiniti contenziosi legali. Ma di buttare via soldi pubblici per coprire anche furbetti e potenziali truffe con la sanatoria generalizzata. Oltre al fatto di aiutare pochi o nessuno dei “redditi bassi” che tanto bassi non sono, visto che si parla di “quoziente famigliare”.
Nessuna proroga
È vero intanto, come ribadisce con forza il ministero dell’Economia, che il Superbonus al 110% non viene prorogato in alcun modo nel 2024. La copertura, già calata al 90% quest’anno, scenderà al 70% il prossimo, come …
ROMA — Si fa presto ad esultare, come fa Forza Italia. Il decreto sul Superbonus, varato dal Consiglio dei ministri di giovedì dopo una faticosa trattativa politica, rischia non solo di lasciare molti lavori a metà e alimentare infiniti contenziosi legali. Ma di buttare via soldi pubblici per coprire anche furbetti e potenziali truffe con la sanatoria generalizzata. Oltre al fatto di aiutare pochi o nessuno dei “redditi bassi” che tanto bassi non sono, visto che si parla di “quoziente famigliare”.
Superbonus, lavori a rischio per 13 miliardi. Sanatoria per il 2023. Ma ci sarà una valanga di cause
Nessuna proroga
È vero intanto, come ribadisce con forza il ministero dell’Economia, che il Superbonus al 110% non viene prorogato in alcun modo nel 2024. La copertura, già calata al 90% quest’anno, scenderà al 70% il prossimo, come da décalage stabilito per legge. Tutti i lavori in bilico - a fine novembre valevano 13 miliardi, secondo i dati Enea - saranno ultimati con lo sconto ridotto al 70%, perdendo dunque la differenza del 40%.
Si tratta di lavori deliberati dai condomini entro metà novembre 2022, quindi con lo sconto originario al 110%. E per i quali è poi stata decisa la cessione del credito o lo sconto in fattura entro metà febbraio 2023. Facile immaginare la difficoltà di far pagare quel 40% alle famiglie che penseranno a rivalersi sulle imprese per i ritardi.
La sanatoria
Il decreto introduce poi una sanatoria - unico risultato politico che Forza Italia porta a casa - su quanto pagato quest’anno, anche per lavori non finiti o appena iniziati. E soprattutto anche per tutti quegli interventi che non hanno raggiunto lo scopo per cui è nato il Superbonus: migliorare di due classi l’efficientamento energetico dell’immobile. La norma evita la restituzione all’Agenzia delle entrate di soldi già incassati dalle imprese e già ceduti per essere scontati.
Evita che la stessa Agenzia possa poi rivalersi sui singoli proprietari, anche ipotecando i loro immobili, per riavere indietro il bonus erogato per un lavoro non finito. Ma è chiaro che una sanatoria tombale di questa portata premia anche chi aveva fatto un solo Sal (lo Stato di avanzamento dei lavori) al 30% appena e magari aveva comprato una caldaia e poco altro. La sanatoria consente il rimborso anche a quanti, entro domani 31 dicembre, costruiranno Sal finti per incassare almeno un 30% di bonus: non ci sono paletti. Ancora truffe all’orizzonte, a scapito degli onesti in difficoltà.
L’aiuto alle famiglie
L’altra vittoria, sbandierata dal governo e in particolare da Forza Italia, è quella di consentire alle famiglie con redditi più bassi di mantenere intatto il contributo al 110% per finire i lavori anche il prossimo anno. L’intento sembra positivo. Ma intanto il “fondo indigenti”, ai quali il decreto fa riferimento, ha solo 16 milioni residui sui 20 milioni di stanziamento iniziale: così si coprono appena 50 milioni di lavori, ovvero lo 0,3% di tutti quelli in bilico.
Il quoziente famigliare
Il reddito poi a cui si fa riferimento è in realtà un “quoziente famigliare” da 15 mila euro lordi. A differenza dell’Isee questo quoziente non tiene conto del patrimonio, come investimenti finanziari e soldi sul conto corrente. Ma solo dei redditi famigliari dell’anno precedente alla spesa del Superbonus. La somma dei redditi – tra questi anche quelli sottoposti a cedolare secca, come gli affitti, e alla flat tax – va poi divisa per un coefficiente: il contribuente e il coniuge o compagno valgono 1 ciascuno, un famigliare a carico 0,5, due valgono 1, dai tre in su 2.
Questo significa che il coefficiente al massimo può arrivare a 4. Una situazione che corrisponde a una famiglia con due genitori e tre figli e 60 mila euro di reddito. Il limite per un single è invece a 15 mila euro. Per una coppia a 30 mila euro. Per una coppia con un figlio a 37.500 euro. Per una coppia con due figli a 45 mila euro. Non sono proprio gli “indigenti” di cui parla il governo.
Poche risorse in cassa
In ogni caso la ciambella lanciata a queste famiglie rischia il flop. Sia perché il fondo ha solo 16 milioni in cassa, come detto, ed è a rubinetto: lo Stato si impegna a coprire il 10% della spesa, poi se le risorse sono finite il resto lo paghi tu. Sia perché queste famiglie devono comunque anticipare la spesa. E non è detto che abbiamo la liquidità necessaria. Motivo per cui il meccanismo, già in vigore quest’anno per le villette, non ha mai funzionato: appena 4 milioni di aiuti erogati, un quinto di quanto stanziato.