Airbnb, dal 2024 scatta il prelievo automatico delle tasse. La comunicazione agli host: “Scegliete entro il 14 gennaio”
di Flavio BiniMILANO – Dalle parole ai fatti. Dopo l’accordo siglato con l’Agenzia delle Entrate sul pregresso, Airbnb comincerà da quest’anno a trattenere dai compensi degli host la ritenuta fiscale del 21%, così come previsto dalla legge.
Lo ha comunicato oggi la piattaforma con una comunicazione inviata agli host. “La legge italiana – si legge nella mail –impone a Airbnb di applicare una ritenuta fiscale del 21% sui guadagni degli host non professionali derivanti da locazioni brevi (fino a 30 notti). Esempi di host non professionali comprendono host che non sono dotati di partita IVA e che concedono in locazione meno di 5 alloggi”. Nella comunicazione Airbnb invita quindi gli host a scegliere, se lasciare applicare la ritenuta del 21% o meno, in caso di attività professionale. Scelta che deve essere adottata entro il 14 gennaio prossimo. In caso di mancato esercizio dell’opzione, la piattaforma tratterrà automaticamente le tasse.
MILANO – Dalle parole ai fatti. Dopo l’accordo siglato con l’Agenzia delle Entrate sul pregresso, Airbnb comincerà da quest’anno a trattenere dai compensi degli host la ritenuta fiscale del 21%, così come previsto dalla legge.
Lo ha comunicato oggi la piattaforma con una comunicazione inviata agli host. “La legge italiana – si legge nella mail –impone a Airbnb di applicare una ritenuta fiscale del 21% sui guadagni degli host non professionali derivanti da locazioni brevi (fino a 30 notti). Esempi di host non professionali comprendono host che non sono dotati di partita IVA e che concedono in locazione meno di 5 alloggi”. Nella comunicazione Airbnb invita quindi gli host a scegliere, se lasciare applicare la ritenuta del 21% o meno, in caso di attività professionale. Scelta che deve essere adottata entro il 14 gennaio prossimo. In caso di mancato esercizio dell’opzione, la piattaforma tratterrà automaticamente le tasse.
La piattaforma si è quindi adeguata immediatamente alla norma sulla cedolare secca sugli affitti brevi introdotta nel 2017 e disattesa fino alla fine dello scorso anno, quando la società ha accettato di versare all’erario 576 milioni di euro, accettando di assolvere il ruolo di sostituto di imposta. L’ultimo capitolo di una saga durata diversi anni, durante i quali la società di affitti brevi ha presentato ricorso, perdendo quasi sempre, in tutte le sedi italiane ed europee. Quindi lo scorso autunno è arrivata l’inchiesta della procura di Milano, che – a seguito delle indagini della Guardia di Finanza – ha ordinato il sequestro di 779 milioni di euro. A tanto sarebbe ammontato l’importo delle tasse non raccolte da Airbnb nel periodo 2017-2021.
Quindi è arrivata l’intesa che ha chiuso il contenzioso con il Fisco fino al 2021.L’Agenzia ha infatti ricalcolato l’ammontare dovuto, portandolo a 353 milioni (il solo importo delle imposte al netto di interessi e sanzioni) da 779 milioni, perché avrebbe sottratto chi non aveva diritto di servirsi della cedolare secca o chi aveva già versato l’imposta automaticamente, L’intesa non ha invece trovato una soluzione per gli anni 2022 e 2023. Per il 2022 Airbnb ha invitato i contribuenti a servirsi del ravvedimento operoso entro il 28 febbraio. Cioè ha invitato gli host che non lo avessero già fatto a dichiarare i propri compensi non ancora tassati. Quanto al 2023 i contribuenti dovranno dichiarare i compensi percepiti nella propria dichiarazione dei redditi da presentare quest’anno.