✕

Evasione, già centrato il target Pnrr. Ma cresce il nero tra gli autonomi

Il viceministro dell'Economia Maurizio Leo con la presidente del Consiglio Meloni

 
L’infedeltà fiscale e contributiva scende da 86,3 a 83,6 miliardi nel 2021, specie sul fronte dell’Iva. Raggiunto tre anni in anticipo il traguardo chiesto dall’Ue: il governo Meloni deve ringraziare chi lo ha preceduto, in attesa degli effetti del suo “fisco amico”
2 minuti di lettura

Il governo Meloni ha trovato una sorpresa sotto l’albero di Natale. Un regalo dei governi che lo hanno preceduto e delle loro politiche di contrasto all’evasione fiscale. Quelle politiche – confermano le stime più recenti pubblicate dal Mef – sono state efficaci: nel 2021 la propensione all’evasione, cioè il rapporto tra le imposte non versate e quelle dovute, è scesa al 15,3%, quasi due punti meno rispetto al 2020, oltre tre meno del 2019 e sei meno del 2017, quando la discesa è iniziata. È una cifra che, se confermata, garantirebbe all’Italia di raggiungere con tre anni di anticipo l’obiettivo messo nero su bianco nel Pnrr per il 2024, e che sembrava difficile da centrare. Ora invece la sfida per il governo Meloni cambia forma: mostrare che il suo nuovo “fisco “amico” non sarà una smobilitazione nella lotta al nero.

Cresce l’evasione degli autonomi

La portata del problema non autorizza a dormire sugli allori. Secondo …

Il governo Meloni ha trovato una sorpresa sotto l’albero di Natale. Un regalo dei governi che lo hanno preceduto e delle loro politiche di contrasto all’evasione fiscale. Quelle politiche – confermano le stime più recenti pubblicate dal Mef – sono state efficaci: nel 2021 la propensione all’evasione, cioè il rapporto tra le imposte non versate e quelle dovute, è scesa al 15,3%, quasi due punti meno rispetto al 2020, oltre tre meno del 2019 e sei meno del 2017, quando la discesa è iniziata. È una cifra che, se confermata, garantirebbe all’Italia di raggiungere con tre anni di anticipo l’obiettivo messo nero su bianco nel Pnrr per il 2024, e che sembrava difficile da centrare. Ora invece la sfida per il governo Meloni cambia forma: mostrare che il suo nuovo “fisco “amico” non sarà una smobilitazione nella lotta al nero.

Cresce l’evasione degli autonomi

La portata del problema non autorizza a dormire sugli allori. Secondo l’aggiornamento della Relazione sull’economia non osservata, redatto dall’apposita commissione di esperti e reso pubblico lunedì, nel 2021 il sommerso in Italia è tornato ad aumentare: più 16,5 miliardi per un totale di 173,9, pari al 9,5% del Pil. L’evasione fiscale e contributiva è scesa di 2,7 miliardi, da 86,3 a 83,6. E per alcune imposte come l’Irpef dei lavoratori autonomi, di gran lunga la più aggirata, è aumentata da 28 a 30 miliardi. La tendenza positiva emerge però tenendo conto del grande rimbalzo dell’economia nell’anno delle riaperture post-Covid, e guardando quindi non al gap assoluto nei tributi bensì a quello relativo, la propensione a evadere. Che scende per tutte le imposte, in particolare per l’Iva (13,8%, quasi cinque punti in meno) ma anche per l’Irpef degli autonomi, che pur al 67,2% è la più bassa del quinquennio.

Raggiunto l’obiettivo del Pnrr

Così il gap complessivo al 15,3% è già sotto l’obiettivo Pnrr, che prevedeva di scendere a 15,8 nel 2024, target da certificare due anni dopo una volta consolidata la contabilità nazionale. Un anticipo davvero insolito tra i tanti ritardi del Piano. E inatteso anche dal governo, che negli ultimi mesi ha tentato di modificare l’obiettivo nella revisione del Pnrr, salvo sbattere contro il muro della Commissione europea.

Scende l’evasione Iva

Qui alcuni caveat sono necessari. Si tratta ancora di una stima, che diventerà definitiva solo a ottobre con la prossima Relazione sul sommerso che sarà la nuova commissione di esperti, nominata dal governo in sostituzione dell’attuale, a preparare. Nei dati del 2021 potrebbero poi esserci distorsioni legate alle brusche oscillazioni dell’economia durante e dopo il Covid. Con queste premesse però la tendenza resta, e conferma l’efficacia delle politiche di contrasto al nero messe in campo dai governi che si sono succeduti dal 2017 al 2021, Gentiloni, Conte e Draghi. Soprattutto quelle contro l’evasione Iva come la fatturazione elettronica, aiutate anche dalla crescita dei pagamenti digitali.

Il nuovo fisco di Meloni

Tutto questo sembra togliere una grossa castagna dal fuoco al governo Meloni nella rincorsa agli obiettivi Pnrr, ma aumenta ancora di più l’attenzione sugli effetti per il nero della sua riforma fiscale, che inizia ora a passare all’attuazione. E in particolare sulla propensione a evadere di autonomi e Partite Iva, grande buco nero dei tributi italiani. L’antipasto, l’estensione della Flat tax, è già in vigore dallo scorso anno: varie analisi hanno mostrato come la sua applicazione incoraggi fenomeni di sottodichiarazione per restare dentro la soglia, e un secondo problema, che potrebbe rendere meno trasparenti i dati sull’evasione, è che i regimi fiscali “piatti” non rientrano nel calcolo del tax gap. Da quest’anno poi, sempre per gli autonomi, entra in vigore il concordato preventivo biennale, primo capitolo della delega fiscale, con fette della maggioranza che stanno spingendo per allargarne il più possibile le maglie.

Prevenire e non punire

«Vogliamo cambiare verso all’accertamento», ha detto il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, architetto del fisco targato Meloni. Assicurando che il nuovo approccio, preventivo più che punitivo, sarà più efficace. Ci vorranno un paio di anni per capire, dati alla mano, se sarà così. O se il cambio di verso, tra ammiccamenti al popolo del contante e ai tartassati del fisco, sarà una marcia indietro nel contrasto all’evasione.

Leggi i commenti