I 15 anni del bitcoin, la moneta adolescente ora cerca una stabilità
Il bitcoin ha compiuto 15 anni e non è chiaro cosa vorrà (o potrà) fare da grande. Un’alternativa “anarchica” alle monete tradizionali, come da visione dei primi entusiasti adepti? Pare difficile: il suo utilizzo nei pagamenti resta meno che di nicchia. Un legittimo prodotto di investimento? Forse. C’è una sorta di esame di maturità in corso da parte delle autorità americane, che se passato potrebbe farlo entrare a pieno diritto nel club della finanza ufficiale. Una riserva di valore opaca, altamente speculativa e parecchio inquinante? Tutto questo il bitcoin lo è già da tempo e potrebbe restarlo anche in futuro, continuando a fare felici quelli capaci di comprare al momento giusto e rovinando la gran massa dei follower. Ma sarebbe eterna adolescenza, in mezzo a istituzioni finanziarie adulte – o antiche – sempre meno disposte ad accettarne le sregolatezze.
Il prezzo sulle montagne russe
Comunque vada, bisogna dirlo, la…
Il bitcoin ha compiuto 15 anni e non è chiaro cosa vorrà (o potrà) fare da grande. Un’alternativa “anarchica” alle monete tradizionali, come da visione dei primi entusiasti adepti? Pare difficile: il suo utilizzo nei pagamenti resta meno che di nicchia. Un legittimo prodotto di investimento? Forse. C’è una sorta di esame di maturità in corso da parte delle autorità americane, che se passato potrebbe farlo entrare a pieno diritto nel club della finanza ufficiale. Una riserva di valore opaca, altamente speculativa e parecchio inquinante? Tutto questo il bitcoin lo è già da tempo e potrebbe restarlo anche in futuro, continuando a fare felici quelli capaci di comprare al momento giusto e rovinando la gran massa dei follower. Ma sarebbe eterna adolescenza, in mezzo a istituzioni finanziarie adulte – o antiche – sempre meno disposte ad accettarne le sregolatezze.
Il prezzo sulle montagne russe
Comunque vada, bisogna dirlo, la storia della prima criptomoneta resta una delle più straordinarie di questo terzo millennio. Il 31 ottobre del 2008 – mentre la crisi dei subprime affossava una finanza vecchia ma spericolata, e a cascata l’economia mondiale – in rete appariva il paper del misterioso Satoshi Nakamoto che ne descriveva le caratteristiche: un sistema monetario in cui le transazioni sono validate non da autorità centrali bensì “tra pari”, nodi di una rete che in cambio della potenza di calcolo ricevono nuovi bitcoin, per poi essere registrate su un archivio distribuito e immutabile chiamato “catena di blocchi”, blockchain. Il 3 gennaio del 2009 ecco il genetliaco: il primo bitcoin, il blocco “genesi” viene archiviato nella catena. Nessuno presta attenzione fuori dalla comunità dei nerd, e ci vorranno anni per l’emersione di notorietà e prezzo. Che però diventa abbastanza rapidamente montagna russa, con impensabili record di valore - 20 mila dollari nel 2017, quasi 70 mila nel 2021, niente male per chi lo aveva comprato a 100, 1 o 0,01 dollari - seguiti da verticali cadute.
Lo scandalo Ftx e la ripresa
L’ultima pareva a molti fatale. Il crac fraudolento della borsa di criptomonete Ftx – con arresto dell’ex ragazzo prodigio Sam Bankman-Fried – avevano precipitato l’intero settore dalle vette agli abissi. E invece da qualche mese assistiamo all’ennesima resurrezione, con prezzi tornati a 45 mila dollari, non lontani dai massimi, nonostante nel frattempo sia stata pizzicata per riciclaggio anche l’altra grande Borsa Binance. C’entra la fine della stretta monetaria, che annuncia una nuova era di denaro (più) facile. C’entra l’atteso “halving”, cioè uno di quei passaggi in cui i nuovi bitcoin emessi si dimezzano, in teoria aumentandone il valore. Ma c’entra soprattutto la possibilità che la Sec, il regolatore di Borsa americano, approvi il primo strumento di investimento Etf legato alla criptomoneta.
La decisione dalla Sec
Sarebbe una svolta, dopo anni di autorizzazioni negate e giri di vite legali. Perché permetterebbe ai grandi gestori di risparmi e capitali – l’ultima richiesta arriva dal re del settore, Blackrock – di offrire all’uomo della strada investimenti in bitcoin senza doverli possedere, e quindi senza passare dalle opache borse cripto. Del resto tra i 150 e i 400 milioni di persone al mondo, secondo le stime, li possiedono. Per loro - è l’ipotesi - tutto diventerebbe più trasparente e forse meno volatile. Una sorta di normalità per cooptazione nel portafoglio ufficiale della grande finanza. E una via di mezzo tra chi vieta (come la Cina), chi davanti ai reietti delle cripto stende tappeti rossi (Dubai o Singapore), poco preoccupato di truffe o utilizzi criminali, e chi come El Salvador adotta addirittura il bitcoin come valuta ufficiale.
Utopia e realtà
Ma si ridurrà a questo la grande utopia tecno-monetaria? Una scelta di investimento sugli schermi dei broker di Wall Street, a fianco alle azioni Apple, l’oro o i titoli di Stato? È presto per dirlo. Presto per capire se i regolatori alla fine apriranno davvero, o non opteranno per una stretta pure più dura, ora che stanno quasi tutti lavorando alle loro monete digitali. Ma presto anche per archiviare il bitcoin e le cripto tutte come un’innovazione di cui nessuno sentiva il bisogno, una non-innovazione.
Le tecnologie che restano
Vero: ora tutte le attenzioni, le attese e gli investimenti si sono spostati sull’Intelligenza artificiale. Ma dai concetti e nelle tecnologie che reggono il bitcoin, dalla crittografia alla blockchain, la finanza tradizionale ha già attinto a piene mani e così sta facendo il cantiere del Web3, nuova generazione decentrata dell’universo digitale. E in fondo sarebbe poco utile pure liquidare come fantasie le ipotesi di un sistema finanziario altro. Quindici anni, nel meccanismo di “scarsità” programmato dal misterioso Nakamoto, non sono nulla, visto che l’ultimo bitcoin - il numero 21 milioni - sarà emesso nel 2140. Più che adolescente, il bitcoin è ancora un neonato.