Microsoft al sorpasso di Apple, per Wall Street Intelligenza artificiale batte iPhone
di Filippo SantelliIl Ceo di Microsoft Satya Nadella sul palco insieme al fondatore di OpenAI Sam Altman
Il sorpasso è vicino. Distante poco meno – si fa per dire – di cento miliardi di dollari. Sono quelli che separano la valutazione di Apple, società più ricca al mondo in termini di capitalizzazione con i suoi 2 mila e 800 miliardi, e la seconda in classifica, cioè Microsoft. Una distanza che dall’inizio dell’anno, soprattutto a causa dei malanni di stagione della Mela, si sta progressivamente riducendo. Se la tendenza proseguisse Microsoft potrebbe presto riprendersi la corona di regina delle Borse globali, che aveva già brevemente indossato verso la fine del 2021, salvo riconsegnarla ad Apple dopo pochi giorni. Ma la differenza è che stavolta dietro al sorpasso di valore, e in fondo anche se non dovesse avvenire, nel cinquantennale confronto tra i due campioni diversi di Big Tech sembra essercene uno più strutturale. Quello tra una società, Apple, che continua a fare (benissimo) sempre la stessa (bellissima) cosa, cioè gli smartphone, e un’altra, Microsoft, che sta invece cambiando d…
Il sorpasso è vicino. Distante poco meno – si fa per dire – di cento miliardi di dollari. Sono quelli che separano la valutazione di Apple, società più ricca al mondo in termini di capitalizzazione con i suoi 2 mila e 800 miliardi, e la seconda in classifica, cioè Microsoft. Una distanza che dall’inizio dell’anno, soprattutto a causa dei malanni di stagione della Mela, si sta progressivamente riducendo. Se la tendenza proseguisse Microsoft potrebbe presto riprendersi la corona di regina delle Borse globali, che aveva già brevemente indossato verso la fine del 2021, salvo riconsegnarla ad Apple dopo pochi giorni. Ma la differenza è che stavolta dietro al sorpasso di valore, e in fondo anche se non dovesse avvenire, nel cinquantennale confronto tra i due campioni diversi di Big Tech sembra essercene uno più strutturale. Quello tra una società, Apple, che continua a fare (benissimo) sempre la stessa (bellissima) cosa, cioè gli smartphone, e un’altra, Microsoft, che sta invece cambiando del tutto partita, investendo anima, corpo e portafoglio nell’innovazione che promette di cambiare tutto, cioè l’Intelligenza artificiale.
Apple paga la crisi cinese
Un sorpasso alla frontiera dell’immaginario, si potrebbe dire. Che negli ultimi anni, grazie alla visione di Steve Jobs poi portata avanti con competenza dal successore Tim Cook, la Mela ha stabilmente occupato con i suoi device da sogno. Il problema è che in questi mesi il mondo, e soprattutto i cinesi in crisi cronica di fiducia, di smartphone ne stanno comprando meno del previsto, portando due analisti in rapida successione ad abbassare i loro rating sulla Mela. E la lesa maestà è bastata per farle bruciare in poche sedute oltre 150 miliardi di capitalizzazione, nel peggiore inizio di anno che memoria ricordi.
Microsoft si avvicina
Nulla di tragico, intendiamoci. Apple è pur sempre appena l’8% sotto il record di capitalizzazione raggiunto lo scorso novembre, unica società ad aver mai superato la fantasmagorica soglia dei tremila miliardi di dollari. Ma, appunto, si tratta di noti problemi di un noto business. Dal canto suo, neppure Microsoft ha avuto un inizio d’anno brillante, anzi in leggero calo. E anche lei per il momento i soldi continua a farli sempre allo stesso modo, con i software per l’ufficio, il cloud e i device. Allargando lo sguardo però nel valore del suo titolo - un po’ come in quello di Tesla - comincia a cristallizzarsi l’aspettativa per quello che potrebbe essere domani, se la promessa palingenetica degli algoritmi intelligenti fosse mantenuta. Una frontiera su cui, grazie all’investimento da 13 miliardi e il controllo di fatto su OpenAI, ancora più saldo dopo il fallito colpo di stato contro Sam Altman, Microsoft è più avanti di tutti.
L’interfaccia del web
Non parliamo certo del bottone che la società aggiungerà alle tastiere di Windows 11, per attivare con un solo tap il suo assistente Copilot. Ma neppure delle stime di fatturato che la progressiva introduzione dell’AI nei suoi prodotti potrebbe portare in cassa, per quanto miliardarie. Parliamo di qualcosa di ancora più radicale, cioè la possibilità che l’Intelligenza artificiale diventi la nuova grande interfaccia del nostro mondo connesso. Ecco il vero sorpasso che potrebbe materializzarsi, e che va oltre la distinzione tra software e hardware, perché riguarda i comportamenti delle persone. Ciò che l’iPhone ha fatto, con la sua intuitività e con l’ecosistema delle app, è stato cambiare il nostro modo di fruire il web, diventandone la porta d’accesso e il contenitore. Ed è ciò che ora promettono di fare ChatGPT e i suoi nipoti, se davvero useremo il nostro assistente personale per ordinare la cena, prenotare un viaggio, avere sostegno psicologico o cercare tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno. Sfida ad Apple, ma anche a Google e alla sua barra di ricerca.
La rivoluzione di Nadella
È la potenzialità che nell’AI ha visto Satya Nadella, il manager 56enne di origine indiana che dieci anni fa ha preso il timone di Microsoft quando l’immagine della società era quella di un brontosauro. E che l’ha rivoluzionata nella cultura interna, nei prodotti (spendendo oltre 26 miliardi per acquisire LinkedIn, investendo sul cloud) e con l’operazione OpenAi anche nella capacità di immaginare, e far immaginare, un futuro. Nei suoi dieci anni la capitalizzazione della società è decuplicata e oggi l’entusiasmo che la circonda supera perfino quello che si respirò al lancio di Windows 95, quando Bill Gates e gli altri manager nerd si lanciarono in un imbarazzante balletto. Allora l’assistente virtuale era Clippy, una fastidiosa e inutile graffetta universalmente derisa dagli utenti. Oggi, anno uno dopo ChatGPT, i grandi rivali di Microsoft ridono molto meno.