Alessandra Voena: “Decisiva per le donne la felicità professionale. È questa la svolta che aiuta a fare figli”
di Valentina ConteAl centro l'economista Alessandra Voena
ROMA — «Bonus e nidi servono, ma non bastano. Le donne devono essere libere di scegliere il lavoro giusto, quello che ti fa esprimere il talento e la passione, che ti fa felice. La maternità è una conseguenza». Alessandra Voena, economista della famiglia alla Stanford University, ha un curriculum lungo e prestigioso. Dalla laurea in Economia a Torino agli incarichi di docenza negli Stati Uniti, da Yale ad Harvard. Passando per il premio De Sanctis ricevuto a fine novembre a Roma.
Professoressa, l’economia della famiglia è una disciplina quasi sconosciuta.
«Neanch’io ne avevo sentito parlare da studentessa a Torino. Ma combina aspetti sia teorici che empirici. Molte delle scelte economiche più importanti vengono fatte a livello di famiglia: lavoro, risparmi, studi, fertilità. Ogni tipo di famiglia: stesso sesso, diverso sesso, omogenitoriale. Molto affascinante da studiare».
Qual è il punto di svolta per una donna?
«La libertà economica. Le donne con una maggiore indipendenza eco…
ROMA — «Bonus e nidi servono, ma non bastano. Le donne devono essere libere di scegliere il lavoro giusto, quello che ti fa esprimere il talento e la passione, che ti fa felice. La maternità è una conseguenza». Alessandra Voena, economista della famiglia alla Stanford University, ha un curriculum lungo e prestigioso. Dalla laurea in Economia a Torino agli incarichi di docenza negli Stati Uniti, da Yale ad Harvard. Passando per il premio De Sanctis ricevuto a fine novembre a Roma.
Professoressa, l’economia della famiglia è una disciplina quasi sconosciuta.
«Neanch’io ne avevo sentito parlare da studentessa a Torino. Ma combina aspetti sia teorici che empirici. Molte delle scelte economiche più importanti vengono fatte a livello di famiglia: lavoro, risparmi, studi, fertilità. Ogni tipo di famiglia: stesso sesso, diverso sesso, omogenitoriale. Molto affascinante da studiare».
Qual è il punto di svolta per una donna?
«La libertà economica. Le donne con una maggiore indipendenza economica hanno capacità maggiori di prendere decisioni, di determinare la propria vita, di scegliere la professione e come conciliarla con figli e famiglia».
Quanto incidono gli stereotipi?
«Molto. Non si decide solo in base al reddito, ma anche alle norme sociali che vincolano tanto. Dicono gli economisti che se gli agenti economici sono liberi di operare è un beneficio per tutti. Superare le strette – sociali, culturali, sessiste, discriminatorie – rappresenta un enorme motore di crescita».
Il lavoro giusto libera le donne?
«Se è un lavoro scelto in modo libero e non vincolato. Si può anche non lavorare e restare a casa. Ma deve essere una libera scelta».
Lo è in Italia?
«Il tasso di occupazione è molto basso, soprattutto al Sud. Molte parti del Paese mancano di servizi per l’infanzia. È un freno».
«Visti i tassi di fertilità, difficile pensare che modesti bonus facciano la differenza. Fare figli è una scelta economica di lungo periodo: cosa succede alla mia vita, alla mia carriera, come mantengo il figlio, come lo faccio studiare. Il bonus può spingere chi è già vicino alla decisione».
E gli asili nido?
«Gli asili di qualità aiutano le donne e fanno bene anche ai bambini. In Italia c’è questa convinzione diffusa che i bambini soffrano quando la mamma lavora. Numerosi studi suggeriscono il contrario: bambini sereni e adulti che stanno meglio. Purtroppo però non basta dire apro un asilo per invertire tendenze».
Cosa serve?
«Interventi complessi che agiscono su tanti fronti insieme. A partire dalla divisione dei compiti all’interno della famiglia».
Il fattore culturale.
«La discriminazione di genere parte da lì. In alcuni Paesi è più forte di altri. Persino in Finlandia ci sono uomini in difficoltà a chiedere il congedo se non lo fanno i colleghi. L’interazione tra economia e cultura è la chiave».