Corsi, smartworking, congedi pagati. Così le aziende scoprono la parità
di Valentina ConteROMA — Non solo smartworking e bonus. L’impegno delle aziende per le donne prova ad andare oltre. Certo, c’è la certificazione di genere da ottenere, che fa comodo per partecipare ad alcuni appalti pubblici, ancora troppo pochi per la verità. Ma c’è anche una nuova consapevolezza che si va lentamente facendo strada.
Quella della parità reale tra uomo e donna, dalle retribuzioni alla carriera. Molto resta da fare. L’Italia è il Paese con un tasso di occupazione femminile tra i più bassi d’Europa. Una donna su cinque smette di lavorare quando diventa madre. Eppure qualcosa si muove soprattutto nelle aziende più grandi e attrezzate.
La formazione degli uomini
Tra le iniziative recenti, colpisce quella messa in piedi da Fincantieri, il colosso pubblic…
ROMA — Non solo smartworking e bonus. L’impegno delle aziende per le donne prova ad andare oltre. Certo, c’è la certificazione di genere da ottenere, che fa comodo per partecipare ad alcuni appalti pubblici, ancora troppo pochi per la verità. Ma c’è anche una nuova consapevolezza che si va lentamente facendo strada.
Quella della parità reale tra uomo e donna, dalle retribuzioni alla carriera. Molto resta da fare. L’Italia è il Paese con un tasso di occupazione femminile tra i più bassi d’Europa. Una donna su cinque smette di lavorare quando diventa madre. Eppure qualcosa si muove soprattutto nelle aziende più grandi e attrezzate.
La formazione degli uomini
Tra le iniziative recenti, colpisce quella messa in piedi da Fincantieri, il colosso pubblico della cantieristica con 10 mila dipendenti diretti in Italia, in prevalenza uomini come da tradizione. Si rivolge proprio a loro l’iniziativa “Respect for Future” lanciata il 23 novembre scorso, la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, mai così sentita e partecipata dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin.
La proposta Fincantieri punta alla formazione soprattutto dei suoi dipendenti maschi: quattro ore di sensibilizzazione e prevenzione della violenza, dalla gestione delle emozioni al riconoscimento di pregiudizi, stereotipi e discriminazioni, guidati da docenti ed esperti. All’evento di novembre a Trieste c’erano 1.500 lavoratori. Appuntamenti simili si ripeteranno negli altri 8 cantieri italiani.
Gli aiuti alle donne
Cambiando settore, Sopra Steria Italia, società di servizi digitali e sviluppo software guidata dall’ad Stefania Pompili, è tra le poche aziende Ict ad avere in organico oltre il 30% di donne, di cui il 20% in posizioni apicali e il 40% rappresentato in Cda. Entro il 2025 la società punta ad arrivare al 40% di donne in azienda. Molte le politiche per attirare il talento femminile e non solo, tutte con l’ottica di garantire un migliore equilibrio tra vita e lavoro. Si va dallo smartworking all’80%, con una presenza in sede di 5 giorni al mese, il congedo parentale al 100% della retribuzione, due giorni di paternità in più rispetto a quelli di legge, un programma di reinserimento al ritorno dal congedo, flessibilità per i neogenitori.
Le misure per i famigliari
Misure simili adottate anche da Siemens Healthineers Italia, azienda che produce tecnologie medicali, guidata da Roberta Busticchi, presidente e ad. Ci sono 5 giorni in più di congedo obbligatorio anche in caso di adozioni e affidi sia per madri che padri. Si offrono ai dipendenti 4 ore retribuite in più al mese da dedicare non solo alla cura dei figli, ma anche dei genitori con disabilità. E quattro permessi retribuiti al mese per accompagnare figli minori o genitori alle visite mediche. Oltre a un bonus di 300 euro per ogni figlio nato o adottato. E 1.250 euro da spendere per asili nido, babysitting, assistenza domiciliare.
Lezioni di leadership
Ntt Data, multinazionale giapponese di consulenza e servizi It, conta il 30% di donne su 6 mila dipendenti italiani. Dal 2015 ha lanciato il progetto Ntt Donna per cambiare la cultura aziendale, ora aggiornato non solo per incrementare il numero di donne in organico. Ma per formarle alla leadership. E sconfiggere l’altro odioso soffitto di cristallo che, se va bene, confina le professioniste in basso.