Ogni anno sarà l’anno dell’Intelligenza artificiale
di Beniamino PagliaroI grandi piani dovrebbero essere misurati in decenni, ma sarebbe meglio misurare l’esecuzione degli stessi piani in settimane, ha scritto pochi giorni prima della fine dell’anno Sam Altman. Il suggerimento fa parte di un elenco intitolato “Cose che avrei sperato qualcuno mi dicesse”. Il 2024 dell’amministratore delegato di OpenAi potrebbe partire proprio da questo concetto, e misurare la distanza tra ambizione e realtà, perché le aspettative accumulate sul terreno dell’intelligenza artificiale travolgono il calendario, accelerano d’improvviso e poi rallentano. Ma a guardare i fattori che abbiamo a disposizione a fine 2023, l’anno che si apre fa intuire profonde trasformazioni.
Sì, e verrebbe da chiedersi: quale non lo sarà, d’ora in poi? Ma ci sono degli elementi che spiegano perché in particolare il prossimo anno dovrebbe essere interessante. Il futuro non è nei chatbot che abbiamo visto comparire negli ultimi 14 mesi, eppure la rincorsa di ChatGpt e compagni (mai concentrarsi su u…
I grandi piani dovrebbero essere misurati in decenni, ma sarebbe meglio misurare l’esecuzione degli stessi piani in settimane, ha scritto pochi giorni prima della fine dell’anno Sam Altman. Il suggerimento fa parte di un elenco intitolato “Cose che avrei sperato qualcuno mi dicesse”. Il 2024 dell’amministratore delegato di OpenAi potrebbe partire proprio da questo concetto, e misurare la distanza tra ambizione e realtà, perché le aspettative accumulate sul terreno dell’intelligenza artificiale travolgono il calendario, accelerano d’improvviso e poi rallentano. Ma a guardare i fattori che abbiamo a disposizione a fine 2023, l’anno che si apre fa intuire profonde trasformazioni.
Sì, e verrebbe da chiedersi: quale non lo sarà, d’ora in poi? Ma ci sono degli elementi che spiegano perché in particolare il prossimo anno dovrebbe essere interessante. Il futuro non è nei chatbot che abbiamo visto comparire negli ultimi 14 mesi, eppure la rincorsa di ChatGpt e compagni (mai concentrarsi su un singolo player) è importante perché ha scatenato progetti e ragionamenti. Nell’ultimo anno qualsiasi azienda con un po’ di sale in zucca si è posta di fronte a domande fondamentali sulle tecniche di intelligenza artificiale generativa da inserire nel proprio business, nel flusso di lavoro. È possibile che dopo la fase dei test qualche soluzione venga utilizzata. A beneficiarne dovrebbe essere la produttività che langue da troppi anni, ma sono legittimi gli interrogativi sulla sostituzione di alcuni compiti finora delegati a esseri umani.
L’uso dell’Intelligenza artificiale nei vari settori industriali
Chi trarrà maggior vantaggio dall’AI?
Qui è legittimo essere tentati dal rispondere: “Chi ci ha pensato davvero”. Il focus su strumenti così rivoluzionari è determinante. Ma la capacità di trovare focus dipende da molti fattori, e dunque a essere favorite – purtroppo, pensando al panorama dell’impresa italiana – sono le aziende con grandi database, con un approccio positivo al rischio e con flussi di cassa necessari a sostenere progetti senza un ritorno immediato. L’elemento curioso, comunque, è che dal punto di vista della tecnologia, i modelli di linguaggio che sono alla base dell’intelligenza artificiale generativa stanno cambiando in grande fretta: diventeranno più piccoli, ovvero richiederanno una mole di dati minore per funzionare, e dunque saranno più economici. Potranno funzionare anche su singoli device, e tutti pensano agli smartphone, ma in verità molte applicazioni nella manifattura sono interessanti se il ragionamento della macchina può avvenire in loco invece che essere triangolato con un server. Dalla parte dell’industry crescente dell’AI il vantaggio sarà dei player essenziali, e non è facile individuarli. Il 2023 ha premiato Nvidia (il titolo ha fatto +217%) proprio perché fa qualcosa di non sostituibile. La rincorsa a far diventare commodity i servizi di AI da integrare nei processi aziendali è positiva per chi compra questi servizi, ma può provocare degli scossoni nel medio periodo.
I rischi dell’Ai secondo le aziende
Funzioneranno le regole sull’AI?
La risposta onesta è: chissà. Il voto di dicembre sulle regole in Europa ha segnato degli interessanti standard di sicurezza, che potrebbero persino essere seguiti in altre parti del mondo. Ma al tempo stesso è riuscito a scontentare operatori industriali (sia tech che old economy) che lamentano eccessivi oneri di rendicontazione e attivisti-osservatori che denunciano insufficienti tutele per i diritti dei cittadini, a partire dalle deroghe concesse sul profiling per motivi di sicurezza nazionale. L’Europa si conferma il luogo delle regole e nel 2024 entreranno in vigore anche quelle del Digital Markets Act. Ognuno può giudicare se sia bene o male.
La geopolitica condizionerà lo sviluppo?
Sì, ma è vero anche l’opposto: è lo sviluppo tech a condizionare la geopolitica. L’anno elettorale inizia presto, a Taiwan, e può avere conseguenze globali. Ma la corsa al voto che riguarda più della metà della popolazione mondiale per la prima volta nella storia potrebbe amplificare le divergenze e i nazionalismi dall’India agli Stati Uniti. I tentativi di influenzare i processi democratici saranno evidenti. Internet è già divisa e frammentata. La Cina rimane un enigma come produttore e come mercato irrinunciabile.
Che succederà ai titoli tech in Borsa?
La corsa all’AI ha spiegato buona parte della corsa dei titoli tech nel 2023 trascinando l’intero Nasdaq a un solido +45%. Il taglio dei tassi nel 2024 è il dato di contesto da tenere presente ma difficilmente i titoli potranno beneficiare di valutazioni generose come in passato. Quindi oltre alle sette sorelle Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Tesla, Meta e Nvidia, le risorse che si spostano dai bond potranno andare sui titoli essenziali dell’AI, sul biotech e sulle tecnologie legate alla difesa.
E i social media?
La trasformazione da social a media continua: passiamo sempre più tempo su piattaforme dove ci sono sparuti amici di un tempo e un sacco di piccole e grandi celebrità che occupano il tempo e vendono pubblicità. Nonostante l’età e l’età di chi lo abita, Facebook sarà ancora nel 2024 il social media più popolare, seguito da YouTube, Instagram e TikTok. In categorie parallele WhatsApp e WeChat. Non manca la competizione, sia pure in oligopolio, ma il peso degli incumbent sulle nostre abitudini sembra soverchiante. X fa fatica a far quadrare i conti. Threads è una piccola scommessa: probabilmente non avrà la forza di cambiare lo scenario ma almeno ha indicato una via interessante, quella di un social media dove la stanza e i suoi componenti si conoscessero e parlassero con piacere tra di loro. Sarà mica un’idea per il futuro?
La rincorsa dello streaming
Gli scricchiolii si faranno sentire. Il tempo e il denaro degli utenti è limitato. Nel 2023 Disney, Warner Bros Discovery, Comcast e Paramount hanno accumulato perdite per 5 miliardi dallo streaming, mentre Netflix sembra aver trovato la propria strada. Questo significa meno serie tv interessanti nel 2025 ma soprattutto qualche possibile consolidamento già nel 2024.