Cipolletta “Un divario destinato ad allargarsi. Premiata la finanza”
Eugenio OccorsioInnocenzo Cipolletta (a sinistra) con l'ex ministro dell'Economia Giovanni Tria
Eugenio Occorsio
«L’indicatore della diseguaglianza, quel 5% delle famiglie che detiene il 46% della ricchezza, apparentemente non drammatico nel quadro mondiale, è destinato purtroppo a peggiorare». Innocenzo Cipolletta, economista di provata esperienza, dall’insegnamento alla Sapienza ai vertici di Confindustria e Aifi (analisti finanziari), legge con inquietudine i dati della Banca d’Italia.
Cos’è che la preoccupa?
«Il fatto che per le famiglie meno abbienti il “polmone” di sicurezza che alza il loro patrimonio sia rappresentato dalle abitazioni. È il dato che ci differenzia dalla Germania, dove la proprietà immobiliare è meno diffusa e le disuguaglianze si giocano molto sui redditi. Per ora stanno peggio di noi, ma la situazione è destinata a invertirsi».
La casa non era un investimento sicuro?
«Come provano gli stessi grafici che corredano la ricerca della Banca d’Italia, la situazione si è capovolta dopo la crisi f…
Eugenio Occorsio
«L’indicatore della diseguaglianza, quel 5% delle famiglie che detiene il 46% della ricchezza, apparentemente non drammatico nel quadro mondiale, è destinato purtroppo a peggiorare». Innocenzo Cipolletta, economista di provata esperienza, dall’insegnamento alla Sapienza ai vertici di Confindustria e Aifi (analisti finanziari), legge con inquietudine i dati della Banca d’Italia.
Cos’è che la preoccupa?
«Il fatto che per le famiglie meno abbienti il “polmone” di sicurezza che alza il loro patrimonio sia rappresentato dalle abitazioni. È il dato che ci differenzia dalla Germania, dove la proprietà immobiliare è meno diffusa e le disuguaglianze si giocano molto sui redditi. Per ora stanno peggio di noi, ma la situazione è destinata a invertirsi».
La casa non era un investimento sicuro?
«Come provano gli stessi grafici che corredano la ricerca della Banca d’Italia, la situazione si è capovolta dopo la crisi finanziaria del 2010-11. A parte il caso di Milano, dove lo sviluppo urbanistico ha portato alla rivalutazione degli immobili, i valori delle abitazioni sono scesi almeno fino al 2016, poi hanno avuto qualche recupero ma sono ancora inferiori alla fine del primo decennio del secolo. Questo è andato a comporsi con l’austerity».
Che quindi ha creato povertà?
«Di certo ha attenuato l’effetto-cuscinetto della proprietà immobiliare, diffusa presso l’80% degli italiani, percentuale senza eguali in occidente. La recessione prima e le politiche di rigore del 2012-13 hanno favorito la polarizzazione della ricchezza in favore di quella finanziaria, e la situazione è via via peggiorata».
Quante speranze ci sono che i valori delle case recuperino i livelli dell’inizio del secolo?
«Temo poche. Fondamentale a questo proposito è il calo demografico, verticale in Italia: pochi giorni fa Ignazio Visco in una conferenza ha ricordato che il Paese perderà 7 milioni di abitanti entro il 2050».
Chi era ricco, insomma, ha subìto meno i contraccolpi delle politiche di austerità dei primi anni del passato decennio?
«Il report Bankitalia sembra indicare questo. Ne hanno tratto beneficio gli investitori in attività finanziarie, i piccoli imprenditori non quotati in Borsa, i professionisti che hanno potuto adeguare con meticolosità i loro investimenti specialmente finanziari. Il calo complessivo della ricchezza del Paese è andato tutto a svantaggio dei meno abbienti».