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Ex Ilva, Taranto teme l’amministrazione straordinaria: “Per le imprese creditrici sarebbe un dramma”

Ex Ilva, Taranto teme l’amministrazione straordinaria: “Per le imprese creditrici sarebbe un dramma”
(ansa)

Il possibile passaggio della società sotto il controllo dello Stato non fa venir meno le preoccupazioni. De Palma (Fiom): “Il governo ha perso tempo, ora garantisca rilancio, occupazione e ambiente”

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TARANTO — Anche adesso che lo scenario potrebbe cambiare e che il governo è pronto a prendere il controllo dell’ex Ilva, ai cancelli della fabbrica prevalgono scetticismo e rassegnazione. Il timore è che sia troppo tardi o, peggio ancora, che l’indisponibilità a qualsiasi ipotesi di aumento di capitale ribadita da ArcelorMittal, possa spalancare le porte all’amministrazione straordinaria. Sarebbe lo scenario peggiore. Non soltanto per gli operai, ma anche per le aziende dell’indotto, che vedrebbero così sfumare i loro crediti.
Gli autotrasportatori, tornati a presidiare la portineria C dello stabilimento siderurgico, temono il peggio. «È un bene che lo Stato intervenga, ma il braccio di ferro con ArcelorMittal potrebbe portare dritto alla procedura di amministrazione straordinaria», avverte Stefano Castronuovo, rappresentante di Casartigiani, principale promotrice della protesta. Nei confronti del settore dell’autotrasporto, Acciaierie d’Italia ha accumulato debiti per circa 20 milioni. Lo stato d’animo è identico in tutti coloro che, direttamente o indirettamente, hanno legato i propri destini lavorativi all’acciaieria. Produzione in calo e ricorso massiccio alla cassa integrazione guadagni hanno trasformato l’ex Ilva nel fantasma della fabbrica che fu. Attualmente nello stabilimento del capoluogo jonico lavorano 8.160 addetti, di cui 2.500 sono in cig. A questi vanno aggiunti 1.600 dipendenti dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria, collocati in cig, e altri 4.000 operai dell’indotto. Tutti vivono da mesi con il fiato sospeso.


Al 21 dicembre scorso, giorno dell’ultimo vertice con il prefetto, i crediti ammontavano complessivamente a 170 milioni. Nell’incontro di giovedì prossimo a Palazzo Chigi, Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm faranno richieste precise al governo. «Se ci avessero ascoltati per tempo non saremmo arrivati a questo punto – taglia corto Michele De Palma, segretario generale dalla Fiom Cgil –. Adesso ci aspettiamo una soluzione che metta in sicurezza i lavoratori, compresi quelli dell’indotto, garantendo il controllo pubblico della società, la salvaguardia dell’occupazione, della salute e della sicurezza, oltre che il risanamento ambientale e il rilancio industriale».

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