Intelligenza artificiale, anche l’Europa accende un faro sull’investimento di Microsoft in OpenAI
di Filippo SantelliL'amministratore delegato di Microsoft Satya Nadella e quello di OpenAI Sam Altman
Anche l’Europa accende un faro sul maxi investimento di Microsoft in OpenAI, la società alla frontiera dello sviluppo dell’Intelligenza artificiale con il suo ChatGPT. Dopo le autorità Antitrust americane e inglesi, martedì è stata la Commissione europea a comunicare l’apertura di un’investigazione preliminare per capire “se l’investimento di Microsoft in OpenAI possa essere valutabile alla luce della regolazione europea sulle fusioni”. In caso di risposta affermativa l’Europa potrebbe aprire una procedura ufficiale.
Al centro dell’indagine c’è il maxi investimento da 13 miliardi di dollari di Microsoft nel campione dell’Intelligenza artificiale e il complesso sistema di relazioni societarie che lega le due aziende, finito sotto i riflettori d…
Anche l’Europa accende un faro sul maxi investimento di Microsoft in OpenAI, la società alla frontiera dello sviluppo dell’Intelligenza artificiale con il suo ChatGPT. Dopo le autorità Antitrust americane e inglesi, martedì è stata la Commissione europea a comunicare l’apertura di un’investigazione preliminare per capire “se l’investimento di Microsoft in OpenAI possa essere valutabile alla luce della regolazione europea sulle fusioni”. In caso di risposta affermativa l’Europa potrebbe aprire una procedura ufficiale.
Al centro dell’indagine c’è il maxi investimento da 13 miliardi di dollari di Microsoft nel campione dell’Intelligenza artificiale e il complesso sistema di relazioni societarie che lega le due aziende, finito sotto i riflettori dopo il fallito tentativo di allontanare il cofondatore, amministratore delegato e “volto” globale di OpenAI Sam Altman. OpenAI infatti è controllata da una società no profit, che però ha creato una controllata a profitto limitato nella quale hanno investito una serie di fondi e da ultimo Microsoft, con la quota relativa più grande. In teoria le decisioni strategiche dovevano restare in capo al board della società no profit, ma in pratica il tentativo dei suoi membri di licenziare Altman, per motivi mai perfettamente chiariti, si è risolto dopo pochi giorni nel ritorno in sella del manager, a furor di popolo e di investitori, con conseguente ristrutturazione del board da cui sono stati allontanati i consiglieri “golpisti”. Con Microsoft che ora ha ottenuto una poltrona da osservatore, anche se senza diritto di voto, nel nuovo consiglio.
La domanda chiave, per stabilire se l’operazione debba essere o meno autorizzata dai regolatori Antitrust, è fino a che punto Microsoft eserciti un controllo su OpenAI. E la risposta è ulteriormente complicata dal fatto che il colosso guidato da Satya Nadella, nonostante il suo investimento, il ruolo di esclusivo fornitore dell’infrastruttura di calcolo di OpenAI e il diritto ad utilizzarne in esclusiva gli strumenti, non possegga delle tradizionali azioni, bensì dei diritti a una quota (limitata, ma comunque molto ingente) dei profitti generati dalla società.
Questa strana alleanza è stata la prima – ed è tutt’ora la più organica – tra un colosso di Big Tech e un campione della nuova intelligenza artificiale generativa, i cui grandi modelli linguistici promettono di rivoluzionare tutto. Dopo la mossa di Microsoft, che l’ha fatta scattare in vantaggio nella corsa all’oro dell’AI, tutti gli altri big della Silicon Valley, come Google e Amazon, hanno investito miliardi in altre startup degli algoritmi intelligenti, affamate delle enormi risorse necessarie per addestrare i loro modelli. La Commissione ha detto che sta anche investigando “su alcuni degli accordi conclusi tra grandi operatori del mercato digitale e gli sviluppatori di AI generativa”. Tutto questo alla vigilia di un viaggio negli Stati Uniti della commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager, durante il quale sono previsti anche incontri con i vertici di OpenAI, Apple e Google.