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Tac e mammografie, ritardi delle Regioni (soprattutto al Sud): il governo rinvia fondi Pnrr per 1,2 miliardi

OSPEDALE POLICLINICO, PRESENTAZIONE DELLA NUOVA MACCHINA PER LA TAC A DOPPIA SORGENTE RX (MILANO - 2006-10-09, Maurizio Maule) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate (fotogramma)
Malgrado la disponibilità finanziaria, c’è chi non è riuscito a partecipare alle gare Consip o non è stato in grado di ammodernare per tempo le strutture che devono sopportare i dispositivi sanitari
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ROMA – Le macchine per le tac e le risonanze, le mammografie e la radioterapia in Italia sono vecchie, come del resto sono spesso vecchie le strutture che le ospitano. E resteranno antiquate ancora per un po’ soprattutto nelle Regioni del Sud, dove non si riescono a spendere tutti i soldi che il Pnrr ha destinato per rinnovare le attrezzature diagnostiche e terapeutiche, cioè 1,2 miliardi di euro.

Ancora una volta, si dimostra che in Italia ci sono più sistemi sanitari, che viaggiano a velocità diversa. Le varie realtà locali dovevano comunicare i loro fabbisogni e accedere alle gare avviate da Consip per gli acquisti. Malgrado la disponibilità finanziaria però c’è chi non è riuscito ad arrivare in fondo alle pr…

ROMA – Le macchine per le tac e le risonanze, le mammografie e la radioterapia in Italia sono vecchie, come del resto sono spesso vecchie le strutture che le ospitano. E resteranno antiquate ancora per un po’ soprattutto nelle Regioni del Sud, dove non si riescono a spendere tutti i soldi che il Pnrr ha destinato per rinnovare le attrezzature diagnostiche e terapeutiche, cioè 1,2 miliardi di euro.

Ancora una volta, si dimostra che in Italia ci sono più sistemi sanitari, che viaggiano a velocità diversa. Le varie realtà locali dovevano comunicare i loro fabbisogni e accedere alle gare avviate da Consip per gli acquisti. Malgrado la disponibilità finanziaria però c’è chi non è riuscito ad arrivare in fondo alle procedure, magari perché non è stato in grado di sistemare in tempo le strutture sanitarie che dovranno ospitare le nuove attrezzature. Ha pesato anche l’inflazione, che ha gonfiato i prezzari.

E così il governo, con la revisione del Pnrr, ha deciso di far slittare di un anno e mezzo, dal 31 dicembre di quest’anno all’estate del 2026 il termine per concludere il piano di ammodernamento tecnologico degli ospedali. Tra l’altro è uno degli investimenti più importanti del Piano nazionale di ripresa e resilienza per la sanità ospedaliera, visto che il grosso è destinato al territorio.

Dal ministero alla Salute fanno sapere che comunque un buon numero di macchine sono già state collaudate e quindi sono funzionanti, cioè 1.331 su 3.136. Altre 206 sono state consegnate, ma non ancora rese operative. Quelle ordinate sono in tutto 2.867.

Quindi in molte Regioni le cose vanno avanti e in certi casi gli esami vengono già fatti con le nuove apparecchiature. “Lo spostamento in avanti della scadenza al 2026 riguarderà solo alcune tipologie di grandi apparecchiature oggetto dell’obiettivo europeo. Resta ferma infatti, in via generale, la scadenza al 2024 programmata nei Contratti istituzionali di sviluppo (Cis) sottoscritti con le Regioni e le province autonome a maggio 2022”, spiegano dal dicastero guidato dal ministro Orazio Schillaci.

Ma un “pezzo” del Paese fa fatica. Un ritardo che pesa perché le apparecchiatura di diagnostica, come si diceva, sono datate. Lo spiegano bene i dati dell’Osservatorio parco installato di Confindustria dispositivi medici: sono quasi 37mila quelle non più in linea con l’attuale livello di innovazione. Il 92% dei mammografi convenzionali ha più di dieci anni. Così come il 96% delle Tac e il 91% dei sistemi radiografici fissi, ma anche l’80,8% delle unità mobili radiografiche convenzionali.

Ecco perché il Pnrr era la grande occasione. Il target da raggiungere entro la fine del 2024, ora posticipato, prevede la sostituzione di almeno 3.100 apparecchiature, in funzione da più di cinque anni, rispetto al totale (3.136) indicato nel Piano. In dettaglio: 340 tac, 190 risonanze magnetiche, 81 acceleratori lineari, 937 sistemi radiologici fissi, 193 angiografi, 82 gamma camera, 53 gamma camera/Tac, 34 Pet tac, 295 mammografi e 928 ecotomografi.

A gennaio del 2022, un decreto del ministero della Salute aveva ripartito le risorse tra le Regioni. In testa la Lombardia (179 milioni), seguita da Campania (131 milioni) e Sicilia (114 milioni). Tutto filava liscio, poi l’intoppo. È ancora l’Italia della sanità a due velocità.

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