Sovranismi, emergenza climatica, guerre, differenze sociali e rivoluzione intelligenza artificiale: a Davos anche i grandi della Terra cercano risposte
di Filippo SantelliIl presidente francese Macron sarà uno dei partecipanti al World Economic Forum di Davos
(afp)Alla ricerca della fiducia perduta. Un nutrito gruppo di grandi della Terra, dal presidente francese Macron al segretario di Stato Usa Blinken, dal premier cinese Li Qiang a 800 amministratori delegati di tutte le latitudini, si ritrova al World Economic Forum di Davos in uno dei contesti più difficili degli ultimi decenni. Un punto di non ritorno, come lo definisce qualcuno, tra guerre, cooperazione internazionale che si riduce, rischi ambientali, sociali ed economici che aumentano, una crescita economica che arranca, la transizione tra un vecchio ordine geopolitico e geoeconomico – la globalizzazione a trazione americana – e un nuovo ordine che per ora pare disordine. Rebuilding trust, quindi, ricostruire la fiducia reciproca, è il titolo e il piccolo grande obiettivo di questa 54esima edizione del Forum. Serve un minimo di fiducia tra Paesi diversi, per interessi e forme di governo, per contenere i conflitti e affrontare grandi crisi “senza passaporto” come quella climatica; serve …
Alla ricerca della fiducia perduta. Un nutrito gruppo di grandi della Terra, dal presidente francese Macron al segretario di Stato Usa Blinken, dal premier cinese Li Qiang a 800 amministratori delegati di tutte le latitudini, si ritrova al World Economic Forum di Davos in uno dei contesti più difficili degli ultimi decenni. Un punto di non ritorno, come lo definisce qualcuno, tra guerre, cooperazione internazionale che si riduce, rischi ambientali, sociali ed economici che aumentano, una crescita economica che arranca, la transizione tra un vecchio ordine geopolitico e geoeconomico – la globalizzazione a trazione americana – e un nuovo ordine che per ora pare disordine. Rebuilding trust, quindi, ricostruire la fiducia reciproca, è il titolo e il piccolo grande obiettivo di questa 54esima edizione del Forum. Serve un minimo di fiducia tra Paesi diversi, per interessi e forme di governo, per contenere i conflitti e affrontare grandi crisi “senza passaporto” come quella climatica; serve fiducia tra politica e grandi aziende private per indirizzare al meglio nuove tecnologie rivoluzionarie come l’Intelligenza artificiale; e serve la fiducia dei cittadini, quelli che Davos la guardano da lontano, nella capacità e nella volontà della classe dirigente globale di promuovere interessi collettivi, non solo particolari.
I rischi globali
Il rischio altrimenti, in particolare in questo anno di tante importanti elezioni, è l’allargarsi delle fratture, quelle di cui si nutrono populismi, sovranismi e regimi autoritari. Non a caso nel tradizionale rapporto sui rischi, preparato insieme a Marsh McLennan e Zurich e diffuso mercoledì per preparare i lavori del Forum, il primo indicato dagli esperti è la disinformazione, davanti agli eventi climatici estremi e alla polarizzazione sociale. Seguono cyber insicurezza, conflitti e mancanza di opportunità economiche (in Italia i timori per la crescita sono al primo posto). Da che parte prendere queste sfide? E chi ha la leadership per farlo? Il Forum è stato spesso accusato di essere un appuntamento tutta visibilità e poca sostanza, di grandi parole e pochi fatti, di formule neutre pensate soprattutto per non irritare i regimi autoritari che sempre più generosamente lo finanziano. Ma in un contesto nel quale indicare una direzione, cosa che si cercava in passato in Davos, appare difficile, essere un luogo dove tutti accettano di sedersi allo stesso tavolo (quasi tutti, Russia esclusa), dove ci si sforza di far prevalere le ragioni della cooperazione su quelle della divisione, di ragionare su una nuova e migliore globalizzazione piuttosto che rassegnarsi a una costosa e traumatica deglobalizzazione, appare un merito non scontato.
Da Macron a Blinken, da Lagarde a Sam Altman
Nella località sciistica della Svizzera, da domenica a venerdì, arriveranno 2800 partecipanti. Sessanta tra capi di Stato e di governo. Non Biden né Xi Jinping, per citare i leader delle grandi superpotenze. Ma i loro numeri due: il segretario si Stato Blinken per gli Usa, con il consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan, e il premier Li Qiang per la Cina. Si parlerà di Ucraina ovviamente, con Zelensky presente. E della guerra in Medio Oriente, con il presidente israeliano e il premier del Qatar, grande mediatore. Ci saranno il presidente francese Macron, che promette un grande discorso sull’Europa, la presidente della Commissione uscente Von der Leyen, il premier spagnolo Sanchez e poi fuori dall’Europa il neo presidente argentino Milei e tanti leader asiatici. Diciotto banchieri centrali, tra cui la capa della Bce Lagarde da cui si attendono indicazioni sulle politiche monetarie. E 800 tra presidenti e amministratori delegati di grandi aziende e startup, tra cui spiccano i campioni di Big Tech al centro del dibattito sull’Intelligenza artificiale, le regole e l’impatto su produttività e lavoro, di cui si parlerà molto: Satya Nadella (Microsoft), Sam Altman (OpenAI), Pat Gelsinger (Intel), solo per citarne alcuni. Ultimo argomento, su cui pure serve molta fiducia reciproca, è la transizione energetica e il contrasto al cambiamento climatico. Il risultato della Cop di Dubai, con la prima cauta menzione del superamento dei combustibili fossili, mostra che in fondo una cooperazione è ancora possibile.
Il contingente italiano: ci sarà Giorgetti
Non ci sarà molta Italia, né sul palco né sotto, ma non è una notizia. Si può anzi dire che ce ne sarà più dell’anno scorso, visto che dodici mesi fa il neo insediato governo Meloni, forse per non mischiarsi con i “poteri forti” contro cui aveva fatto populisticamente campagna elettorale, si fece rappresentare dal solo ministro dell’Istruzione Valditara, mentre quest’anno è confermata, con arrivo giovedì e ripartenza venerdì, la presenza del responsabile dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Per il resto qualche banchiere, Messina di Intesa e Cimbri di Unipol, i presidenti di Eni ed Enel, qualche capitano di azienda antica e di azienda innovativa, come Alberto Dalmasso fondatore di Satispay, unicorno dei pagamenti italiano che partecipa al forum delle startup globali più promettenti.