Economia

Senza politiche efficaci l’occupazione giovanile resta sotto ai livelli 2007

Senza politiche efficaci l’occupazione giovanile resta sotto ai livelli 2007

Il commento. Gli ultimi dati dell’Istat evidenziano l’aumento dell’occupazione, che però riguarda quasi esclusivamente gli over 50

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A novembre 2023 l’occupazione cresce di 520 mila unità rispetto all’anno precedente, la quasi totalità ha più di 50 anni. Numero di occupati aggiuntivi non significa che si tratti necessariamente di tutti nuovi posti di lavoro. Una buona parte, data anche l’età in questo caso, può essere dovuta a mancate uscite o ritardate uscite che permettono allo stock di occupati di crescere.

Mancate uscite o ritardate uscite rese possibili dalla riforma pensionistica che ha elevato l’età al pensionamento. Il governo Meloni, dunque, raccoglie i frutti della riforma pensionistica. I dati Istat dei flussi ricostruiti potranno dare una più precisa stima del fenomeno.

I numeri

Negli ultimi 16 anni l’andamento dell’occupazione dei 50-64enni e dei 25-34enni è stata molto diversa. Potremmo parlare di una irresistibile crescita della percentuale di occupati tra i 50-64enni, passati dal 46,2% del novembre 2007 al 64,1% del 2023 e di un percorso a ostacoli per i giovani 25-34enni.

Erano occupati il 70,7% di loro a novembre 2007 e dopo varie peripezie arrivano nel 2023 al 68,4%, 2,3 punti sotto. I primi crescono inesorabilmente durante tutto il periodo con una sola interruzione nel 2020, recuperata nel novembre 2021. I secondi non hanno ancora raggiunto il tasso di occupazione di novembre 2007 in 16 anni. Prima la percentuale disoccupati tra i 25-34enni cala significativamente anno dopo anno, dal 70,7% di novembre 2007 al 59% di novembre 2013, poi cresce fino al 63,4% del 2019, di nuovo diminuisce al 59,7% con la pandemia, e ricresce fino al 68,4% di novembre 2023. Con gli alti e bassi segnati profondamente dalle tre crisi susseguitesi in questi anni.

Questi due così profondamente diversi andamenti hanno determinato alcune conseguenze nella crescita dell’occupazione.

Tra novembre 2019 e novembre 2020, a causa dell’epidemia COVID, l’occupazione calò di 841 mila unità. I meno toccati da questo calo furono gli ultracinquantenni, soprattutto perché sono un segmento di popolazione con contratti meno precari. L’anno successivo ci fu il recupero, il numero di occupati aumentò di 638 mila unità, e poi di 328 mila, fino ai 520 mila e il contributo alla crescita dato dagli ultracinquantenni fu più cospicuo. Mentre quello dei giovani si è assottigliato.

L’analisi

Voi direte, e allora? L’importante è che l’occupazione cresca. Certamente, il dato di aumento è un fatto positivo, ma è un trend più effetto della riforma pensionistica che di politiche di sviluppo e del lavoro. L’importante è esserne coscienti.

Quindi, abbiamo una base occupazionale che si estende sempre più nella componente anziana e fa fatica anche solo a tornare ai livelli occupazionali del 2007 per la componente giovanile. Né si riscontra in Finanziaria nessuna misura potente per rilanciare l’occupazione giovanile. Inoltre siamo ultimi in Europa per tasso di occupazione femminile e giovanile. E tutto ciò in presenza tra l’altro di 4 milioni 733 mila lavoratori con almeno una vulnerabilità, il tempo determinato, il part time involontario o ambedue, secondo i dati Istat del III trimestre 2023. Si tratta del 20% degli occupati, con percentuali più alte tra le donne, i giovani e al Sud.

Attenzione, perché senza politiche efficaci e coraggiose che puntino su giovani, donne e Sud il nostro Paese rischia di annaspare, di perdere forza vitale e creatività, proprio ciò che lo ha sempre caratterizzato nel mondo. Il disagio economico può aumentare in presenza di crescita di occupazione. Anche se l’occupazione aumenta di 520 mila unità in un anno.

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