Il presidente AgCom: “Il Far West è finito. Cominciamo dai big, ma anche gli altri influencer dovranno adeguarsi”
di Aldo FontanarosaGIACOMO LASORELLA, PRESIDENTE AGCOM
(ansa)Giacomo Lasorella, presidente di AgCom: le famiglie italiane vedono i loro figli stregati dagli influencer. Le nuove regole, di cui lei e la sua Autorità siete artefici, fermeranno eccessi ed abusi?
«Lavoriamo su queste Linee guida da oltre un anno. Ritengo che la mia Autorità, i commissari e i tecnici abbiano fatto un bel lavoro».
Da oltre un anno, lei dice. Quindi non possiamo parlare di norme anti-Ferragni?
«Assolutamente no. Non personalizziamo. Studiamo la questione da prima che questo caso di cronaca avesse luogo. E le linee guida definiscono ora i comportamenti corretti degli influencer professionali. Di tutti gli influencer professionali».
Possiamo dire allora che il Far West è finito?
«In un certo senso sì, perché abbiamo scelto un percorso lineare ed efficace, nel quale crediamo».
Estendiamo agli influencer le regole molto puntuali dei media tradizionali
Quale, in concreto?
«Il settore dei media audiovisivi — i media tradizionali — è regolato in modo molto puntuale. Norme chi…
Giacomo Lasorella, presidente di AgCom: le famiglie italiane vedono i loro figli stregati dagli influencer. Le nuove regole, di cui lei e la sua Autorità siete artefici, fermeranno eccessi ed abusi?
«Lavoriamo su queste Linee guida da oltre un anno. Ritengo che la mia Autorità, i commissari e i tecnici abbiano fatto un bel lavoro».
Da oltre un anno, lei dice. Quindi non possiamo parlare di norme anti-Ferragni?
«Assolutamente no. Non personalizziamo. Studiamo la questione da prima che questo caso di cronaca avesse luogo. E le linee guida definiscono ora i comportamenti corretti degli influencer professionali. Di tutti gli influencer professionali».
Possiamo dire allora che il Far West è finito?
«In un certo senso sì, perché abbiamo scelto un percorso lineare ed efficace, nel quale crediamo».
Estendiamo agli influencer le regole molto puntuali dei media tradizionali
Quale, in concreto?
«Il settore dei media audiovisivi — i media tradizionali — è regolato in modo molto puntuale. Norme chiare tutelano i minori, le donne, la persona in genere. Norme precise fermano le parole di odio e le discriminazioni. In questo quadro, quando una televisione trasmette della pubblicità, deve rispettare prescrizioni severe...».
Ad esempio?
«Sono rigorosamente vietate forme di pubblicità occulta o subliminale».
Quindi voi estendete tutte queste regole - sul razzismo e le discriminazioni, sulla riconoscibilità della pubblicità, sulla tutela dei minori e della donna - anche agli influencer.
«Precisamente».
La pubblicità occulta, da tempo vietata per le televisioni, sarà proibita anche sui loro canali YouTube
Primo effetto visibile?
«Quando un influencer farà un video di natura commerciale, dovrà collocare la parola “Pubblicità”, in grande e in maiuscolo, sul video stesso. La pubblicità occulta, che da tempo è vietata alla tv, ora sarà proibita anche sul canale YouTube dell’influencer».
Lei parla di influencer professionali. Perché?
«In questa fase di prima applicazione, le linee guida valgono per influencer dal grande seguito, che abbiamo almeno un milione di follower».
Non è una soglia troppo alta? Un milione di follower sono tanti.
«Abbiamo bisogno di monitorare costantemente gli influencer. Non possiamo soltanto dettare dei comportamenti, è nostro dovere farli rispettare per davvero».
Dunque?
«Dunque è impensabile che l’Autorità pedini decine di migliaia di persone. È giusto concentrare la nostra attenzione sui pesci più grandi».
Ma l’Olanda considera pesci grandi gli influencer che abbiano anche solo 500 mila follower.
«L’Olanda ha una popolazione più bassa rispetto all’Italia. Dunque la nostra soglia di un milione è tutt’altro che blanda o indulgente».
L’influencer che ha 900 mila follower può fare come gli pare?
«Il tetto del milione è quello che adottiamo in questa prima fase. Si tratta di una soglia sperimentale. Siamo pronti a cambiarla in qualsiasi momento perché le Linee guida non sono un atto statico, fermo, cieco. Saranno aggiornate. Infine mi aspetto che un infuencer, anche se più piccolo, abbia il buon senso di seguire la strada virtuosa che noi indicheremo con sempre maggiore chiarezza anche aprendo un tavolo tecnico».
Le competenze nostre e dell’Antitrust sono definite in modo molto chiaro. Loro valutano le pratiche commerciali scorrette
Lei, giustamente, non vuole personalizzare. Ma se domattina si ripetesse un caso Ferragni, chi interverrebbe: voi dell’AgCom o l’Antitrust?
«Credo che le diverse autorità non debbano farsi concorrenza. Loro dovere è collaborare. Cosa che, peraltro, fanno già adesso e ogni giorno».
Chi interviene,dunque?
«La legge attribuisce a ogni autorità delle competenze molto chiare. Quando avvisterà una pratica commerciale scorretta, sarà l’Antitrust a muoversi. Come ha fatto sul caso del pandoro di beneficenza. La pratica commerciale scorretta è sua diretta competenza».
Se l’influencer si truccherà con un rossetto esaltandone le qualità e buttando lì la marca…
«Toccherà a noi intervenire: spetta all’AgCom contrastare forme di promozione surrettizie, occulte, indirette».
Ci occupiamo dei contenuti indirizzati agli italiani. Dubito lo faremo per quelli in finlandese
Le vostre Linee guida valgono anche per gli influencer stranieri che vediamo, ovviamente, anche qui in Italia?
«Noi interverremo sui contenuti indirizzati al pubblico italiano. Se un influencer finlandese parla in finlandese, escludo che ce ne occuperemo».
State dunque per aprire un tavolo tecnico sugli influencer. Perché?
«Vogliamo incontrare le celebrità della Rete, ma soprattutto gli influencer che sono sotto la soglia del milione. Il confronto e il dialogo permetteranno di precisare ancora di più, e in particolare ai pesci piccoli, le condotte legittime».