Pnrr, Fitto avvisa la maggioranza: “Quinta rata a rischio se saltano le gare per l’idroelettrico”
di Giuseppe ColomboROMA - La maggioranza è avvisata. Se in Parlamento insisterà per ingranare la retromarcia sulla messa a gara delle concessioni idroelettriche, le conseguenze saranno pesantissime. Così nefaste, scrive il ministro per il Pnrr Raffaele Fitto, da compromettere la quinta rata del Piano nazionale di ripresa e resilienza che vale 10,6 miliardi.
Basta leggere un passaggio del lungo messaggio, che Repubblica ha potuto visionare, per capire la portata dell’azzardo: "La qualificazione da parte della Commissione europea dell’iniziativa come un reversal (inversione ndr) non solo potrebbe bloccare il processo di valutazione della V richiesta di pagamento attualmente in corso, ma anche determinare il taglio della rata medesima”.
Un boomerang che contempla un rischio ulterio…
ROMA - La maggioranza è avvisata. Se in Parlamento insisterà per ingranare la retromarcia sulla messa a gara delle concessioni idroelettriche, le conseguenze saranno pesantissime. Così nefaste, scrive il ministro per il Pnrr Raffaele Fitto, da compromettere la quinta rata del Piano nazionale di ripresa e resilienza che vale 10,6 miliardi.
Basta leggere un passaggio del lungo messaggio, che Repubblica ha potuto visionare, per capire la portata dell’azzardo: "La qualificazione da parte della Commissione europea dell’iniziativa come un reversal (inversione ndr) non solo potrebbe bloccare il processo di valutazione della V richiesta di pagamento attualmente in corso, ma anche determinare il taglio della rata medesima”.
Un boomerang che contempla un rischio ulteriore: incrinare i rapporti con Bruxelles, che sul fronte del Pnrr registrano un clima disteso, dopo il via libera alla revisione chiesta dall’Italia.
Ma non del tutto. Dentro al Piano c’è anche l’impegno sulla concorrenza e qui la traccia delle interlocuzioni è quella della fibrillazione, per il disimpegno di Roma sulle gare per le spiagge.
Per questo il warning a Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, che spingono per aggiungere un’altra opzione al ventaglio delle possibilità che regoleranno il mercato dell’idroelettrico. Il ring è il decreto Energia, all’esame delle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera. Nel pacchetto degli emendamenti della maggioranza ci sono anche quelli che danno alle Regioni la possibilità di "riassegnare” la gestione delle dighe “direttamente al concessionario scaduto o uscente”.
Una proroga vincolata però a un nuovo piano di investimenti pluriennali sugli impianti e nei territori. Un meccanismo sostenuto anche dagli operatori del settore e che, oltre agli investimenti, avrebbe il vantaggio di garantire la sicurezza negli approvvigionamenti, puntando sulla continuità della gestione delle opere. “Le gare non vengono cancellate, ma si aggiunge una possibilità, legata comunque agli investimenti”, spiega il deputato di Iv Mauro Del Barba, che ha sottoscritto un emendamento uguale a quello dei partiti della maggioranza.
FdI non intende mollare. Fonti di partito tengono la partita aperta: “Vediamo quale sarà il parere del governo”. Una posizione velenosa, che prova a intrufolarsi nel messaggio di Fitto. Perentorio, però, nel ricordare che l’obbligo delle gare è previsto dalla milestone relativa alla legge annuale per la concorrenza del 2021, la cui approvazione è stata decisiva per il via libera dell’Ue alla terza rata del Pnrr.
Gli emendamenti, al contrario, sempre secondo il ministro smontano questo impegno perché “viene consentito l’affidamento diretto al concessionario uscente, per una durata tra 20 e 40 anni, con modalità che non prevedono in alcuna fase un qualsiasi tipo di confronto concorrenziale”.
Bocciata anche la strada della società a capitale misto pubblico-privato, per la scelta del concessionario uscente "senza alcun confronto concorrenziale”. Da qui il reversal che rischia di mettere la quinta rata nei guai.
Fitto ricorda anche come è andata a finire con il primo tentativo, voluto dal ministero dell’Ambiente durante la genesi del decreto Energia: "La Commissione ha comunicato che avrebbe valutato la stessa come non compatibile con il Pnrr”. Un rischio che ritorna. E che agita governo e maggioranza.
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