Dollaro in pole position per diversificare in valuta
di Luigi dell'OlioNon solo asset class e scadenze, la diversificazione di portafoglio può passare anche per il fronte valutario. Anzi, riservare una porzione limitata di portafoglio a investimenti al di fuori dell’euro può essere una strategia per ridurre il rischio complessivo, considerato che le diverse aree mondiali non seguono il medesimo ciclo congiunturale.
Per il 2024 il Fondo monetario stima una crescita dell’economia globale al 2,9% (sostanzialmente in linea con il 2023), con un +1,5% negli Usa, un +1,2% nell’Eurozona e un 4,2% in Cina. Considerato che i mercati finanziari tendono a muoversi sulle attese, probabilmente i livelli attuali sono già in linea con le stime, per cui sarà importante monitorare eventuali scostamenti. Per ottenere una diversificazione valutaria si possono acquistare asset denominati in monete diverse dall’euro, ad esempio un’azione, un bond, un fondo comune o un Etf in dollari. Se la divisa Usa si rafforza rispetto all’euro, il valore del portafoglio cresce, al netto …
Non solo asset class e scadenze, la diversificazione di portafoglio può passare anche per il fronte valutario. Anzi, riservare una porzione limitata di portafoglio a investimenti al di fuori dell’euro può essere una strategia per ridurre il rischio complessivo, considerato che le diverse aree mondiali non seguono il medesimo ciclo congiunturale.
Per il 2024 il Fondo monetario stima una crescita dell’economia globale al 2,9% (sostanzialmente in linea con il 2023), con un +1,5% negli Usa, un +1,2% nell’Eurozona e un 4,2% in Cina. Considerato che i mercati finanziari tendono a muoversi sulle attese, probabilmente i livelli attuali sono già in linea con le stime, per cui sarà importante monitorare eventuali scostamenti. Per ottenere una diversificazione valutaria si possono acquistare asset denominati in monete diverse dall’euro, ad esempio un’azione, un bond, un fondo comune o un Etf in dollari. Se la divisa Usa si rafforza rispetto all’euro, il valore del portafoglio cresce, al netto delle oscillazioni dell’asset. L’alternativa è comprare direttamente valute, ma questa strada è consigliabile solo a chi ha grande familiarità con la materia.
Come muoversi con valute diverse
«Premesso che ogni investitore è diverso dagli altri, l’esposizione di un piccolo investitore a valute diverse da quelle domestiche dovrebbe aggirarsi intorno al 20-30% del totale», sostiene Moreno Zani, presidente di Tendercapital. «La moneta da tenere in maggiore considerazione è il dollaro, che copre il 60% delle riserve globali, verso la quale ci si può esporre comprando titoli degli indici S&P 500 e/o del Nasdaq oppure i titoli di Stato Usa. Quanto ai mercati emergenti - aggiunge - la selezione è probabilmente troppo complessa per i non addetti ai lavori; meglio uno strumento che segue l’andamento di un paniere di sottostanti». Zani prospetta – per un portafoglio con rischio medio – un’esposizione in valute extra-euro al 30% del portafoglio, con il 20% riservato al dollaro, 5% alle divise emergenti e 2,5% a sterlina e franco svizzero. «Quest’ultimo viaggia verso i massimi storici rispetto all’euro, ma non può essere trascurato per il suo ruolo di asset rifugio in caso di difficoltà sui mercati», sottolinea Zani.
Nell’ultimo anno l’euro si è rafforzato rispetto al biglietto verde
Gli analisti sono divisi sulle prospettive del biglietto verde. Pgim ad esempio è “lunga” sul dollaro, considerando che l’economia fin qui si è mostrata resiliente. IG invece vede un ulteriore spazio di recupero per l’euro sulla moneta americana, quanto meno a breve, con quest’ultima che invece potrebbe recuperare terreno nei confronti dello yen. Anche Abn Amro ritiene possibile un rafforzamento dell’euro fino a 1,05 dollari (nelle ultime sedute è stato intorno a 1,09), con ritorno ai livelli attuali per fine 2024.
Nuovi temi di investimento
Fabrizio Santin, senior investment manager di Pictet Asset Management, evidenzia un altro valore aggiunto della diversificazione valutaria: la possibilità di accesso a nuovi temi d’investimento. «Ad esempio, se ci si vuole esporre verso il settore dell’intelligenza artificiale, le maggiori opportunità sono nell’azionariato Usa». Inoltre va considerato che nelle fasi di avversione al rischio, il dollaro viene percepito come un bene rifugio, che si rafforza rispetto alle altre valute. «In particolare, nelle fasi recessive il cambio euro/dollaro si indebolisce, andando verso la parità e viceversa nelle fasi espansive», aggiunge Santin. In merito al “quanto” investire sul biglietto verde, per l’esperto di Pictet «all’interno di un portafoglio esposto verso le azioni per oltre il 50%, quindi con un’importante propensione al rischio, gli asset denominati in dollari possono anche superare il 30% del portafoglio complessivo». Per i più prudenti l’indicazione è di concentrarsi quasi solo sulla moneta unica europea. «Se l’equity non supera il 30% del portafoglio, meglio non esporsi al dollaro oltre il 15% del totale, mentre in ogni caso alle divise emergenti non andrebbe riservato più del 10%», continua Santin. Su queste ultime, vede un buon potenziale per l’area dell’America Latina: «I titoli di Stato decennali di Brasile e Messico presentano rendimenti prossimi al 9-10% ed un rischio relativamente contenuto».
Giorgio Broggi, quantitative analyst di Moneyfarm, si spinge oltre, sottolineando come i modelli della società per i clienti disposti ad assumersi un buon livello di rischio siano caratterizzati da un’esposizione in altre valute per circa il 50% del portafoglio, con il solo dollaro a incidere per il 30%. Anche se invita a non trascurare la possibilità di esporsi in parte verso lo yen. «Se la Banca centrale giapponese dovesse essere più restrittiva delle attese, scenario che riteniamo probabile, lo yen supererà il dollaro». Ma si tratterebbe comunque di una mossa tattica, che potrebbe essere abbandonata da un momento all’altro. «In particolare, un allargamento del conflitto in Medio Oriente potrebbe spingere al rialzo i prezzi delle materie prime energetiche, aumentando le paure inflattive. A quel punto potrebbero essere rinviati i tagli dei tassi in Occidente e l’economia globale potrebbe rallentare ulteriormente: in questi casi di solito gli investitori rafforzano la domanda di dollari», conclude Broggi.