ROMA – Anche in Italia, come nel resto del mondo, crescono i grandi patrimoni e aumenta il numero dei super-ricchi, mentre peggiora l’incidenza della povertà assoluta e i salari reali rimangono al palo. Il Rapporto Oxfam sulla disuguaglianza, presentato come ogni anno in apertura del World Economic Forum di Davos, rileva prospettive di peggioramento in termini di distribuzione dei redditi per l’Italia, anche per l’impatto delle politiche del governo Meloni. In particolare il passaggio dal reddito di cittadinanza alle nuove misure di sostegno alla povertà lascerà fuori 500 mila famiglie, calcola Oxfam. Mentre i salari sono divorati dall’inflazione: nel 2022 l’Italia è scesa di 13 posizioni nella classifica Ocse per i salari medi annui, scivolando al ventiduesimo posto.
La dinamica del 2023, spiega Mikhail Maslennikov, policy advisor sulla giustizia economica di Oxfam Italia, risente non solo “del rallentamento dell’economia nazionale e della minore capacità delle famiglie di fare …
ROMA – Anche in Italia, come nel resto del mondo, crescono i grandi patrimoni e aumenta il numero dei super-ricchi, mentre peggiora l’incidenza della povertà assoluta e i salari reali rimangono al palo. Il Rapporto Oxfam sulla disuguaglianza, presentato come ogni anno in apertura del World Economic Forum di Davos, rileva prospettive di peggioramento in termini di distribuzione dei redditi per l’Italia, anche per l’impatto delle politiche del governo Meloni. In particolare il passaggio dal reddito di cittadinanza alle nuove misure di sostegno alla povertà lascerà fuori 500 mila famiglie, calcola Oxfam. Mentre i salari sono divorati dall’inflazione: nel 2022 l’Italia è scesa di 13 posizioni nella classifica Ocse per i salari medi annui, scivolando al ventiduesimo posto.
La dinamica del 2023, spiega Mikhail Maslennikov, policy advisor sulla giustizia economica di Oxfam Italia, risente non solo “del rallentamento dell’economia nazionale e della minore capacità delle famiglie di fare affidamento sui propri risparmi”, ma anche “della riduzione delle misure compensative contro l’impennata dei prezzi nella fase di rientro dell’inflazione”, e della sostituzione del reddito di cittadinanza con “misure che segmentano la platea dei poveri secondo discutibili criteri di meritevolezza, escludendo come ‘non meritevoli’ persone che solo in teoria avrebbero la possibilità di trovare un lavoro”, mentre nella realtà la loro mancanza di qualificazione, il fatto che siano disoccupati da lungo tempo e la domanda sul territorio li privano di concrete possibilità di sostenersi senza aiuti pubblici.
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Cresce la forbice
Tra il 2021 e il 2022 si è dimezzata la quota di ricchezza detenuta dal 20% più povero (passata dallo 0,51% allo 0,27%), mentre la quota del 10% più ricco degli italiani si mantiene stabile. E quindi si amplia la forbice: se a fine 2021 la ricchezza del top 10% era 6,3 volte superiore a quella detenuta dalla metà più povera della popolazione, il rapporto supera il valore 6,7 nel 2022. E le consistenze patrimoniali nette dell’1% più ricco (titolare, a fine 2022, del 23,1% della ricchezza nazionale) sono di oltre 84 volte superiori alla ricchezza detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione italiana.
Aumentano i miliardari
Dall’inizio della pandemia in Italia ci sono 27 miliardari in più, e il valore dei patrimoni miliardari (pari a 217,6 miliardi di dollari a fine novembre 2023) è cresciuto in termini reali di oltre 68 miliardi di dollari (+46%). Nel corso del 2023 è cresciuto anche il numero dei multimilionari italiani: l’insieme dei titolari di patrimoni finanziari superiori a 5 milioni di dollari ha visto 11.830 nuovi ingressi, e il valore complessivo dei loro asset è aumentato di 943 miliardi di dollari in termini reali.
E anche i poveri
Nello stesso tempo, è aumentata l’incidenza della povertà assoluta, complice anche l’aumento dell’inflazione, che ha ridotto il potere d’acquisto. Nel 2022 2 milioni e 180 mila famiglie, per un totale di 5,6 milioni di individui, versavano nel 2022 in condizioni di povertà assoluta. L’incidenza della povertà a livello familiare è passata in un anno dal 7,7% all’8,3%, mentre quella individuale è cresciuta dal 9,1% al 9,7%.
Non ha aiutato come avrebbe potuto l’aumento dell’occupazione, nonostante siamo adesso arrivati a un tasso del 61,3% per le persone tra i 15 e i 64 anni di età. Ma si tratta di lavoro povero, molto precario, a bassa intensità: “L’ulteriore liberalizzazione dei contratti a termine e del lavoro occasionale rischia di rafforzare le trappole della saltuarietà – afferma Maslennikov – discontinuità e precarietà lavorativa”. Oxfam critica anche il no del governo Meloni al salario minimo, “una scelta emblematica di un profondo disinteresse a tutelare i lavoratori meno protetti, impiegati in settori in cui la forza dei sindacati è minima”.
Una minipatrimoniale europea
Per ridurre la forbice sempre più ampia tra ricchi e poveri Oxfam suggerisce, oltre che il ripristino di misure universali per combattere la povertà e l’introduzione del salario minimo, una politica fiscale più equa, che punti anche più decisamente a combattere l’evasione. E l’introduzione di un’imposta progressiva sui grandi patrimoni (proposta lanciata a livello europeo con la raccolta firme #LaGrandeRicchezza) rivolta allo 0,1% più ricco della popolazione, con un patrimonio netto individuale superiore ai 5,4 milioni di euro. Il gettito potenziale sarebbe da un terzo alla metà di una finanziaria, dai 13,2 ai 15,7 miliardi di euro l’anno.