Debiti record, il rischio bolla dopo i sussidi post pandemia e i tassi alti
di Eugenio OccorsioÈ il risvolto dell’anno elettorale (nel 2024 si vota in 76 Paesi fra cui Usa, Ue, India, Russia, Gran Bretagna, Indonesia) che attira meno l’attenzione: ogni elezione viene accompagnata da immancabili promesse di spesa pubblica. Shakerando questo aspetto con i rialzi dei tassi a livelli mai visti da decenni, si ottiene un cocktail è esplosivo: può scoppiare la bolla dei bond, avvertono in coro gli economisti di prima linea (Krugmam, Summers, Roubini). «È il risultato dell’allegro indebitamento negli anni di interessi zero, degli interventi anti-pandemia, quelli ecologici, quelli dettati dal populismo diventato il marchio di tutti i politici del mondo, infine dei brutali rialzi dei tassi», commenta Tim Congdon, già consulente del Tesoro britannico e oggi presidente dell’Institute of international monetary research, che aggiorna sistematicamente questi conti. L’ultimo dato è del terzo trimestre 2023: il debito globale complessivo, pubblico e privato, ha superato la cifra record di 307 t…
È il risvolto dell’anno elettorale (nel 2024 si vota in 76 Paesi fra cui Usa, Ue, India, Russia, Gran Bretagna, Indonesia) che attira meno l’attenzione: ogni elezione viene accompagnata da immancabili promesse di spesa pubblica. Shakerando questo aspetto con i rialzi dei tassi a livelli mai visti da decenni, si ottiene un cocktail è esplosivo: può scoppiare la bolla dei bond, avvertono in coro gli economisti di prima linea (Krugmam, Summers, Roubini). «È il risultato dell’allegro indebitamento negli anni di interessi zero, degli interventi anti-pandemia, quelli ecologici, quelli dettati dal populismo diventato il marchio di tutti i politici del mondo, infine dei brutali rialzi dei tassi», commenta Tim Congdon, già consulente del Tesoro britannico e oggi presidente dell’Institute of international monetary research, che aggiorna sistematicamente questi conti. L’ultimo dato è del terzo trimestre 2023: il debito globale complessivo, pubblico e privato, ha superato la cifra record di 307 trilioni di dollari (307mila miliardi, ovvero circa tre volte del Pil mondiale) ed è proiettato verso i 310 trilioni quando si chiuderà il bilancio dell’anno. Un terzo sono debiti pubblici, il resto di privati e aziende. «Intendiamoci – puntualizza Congdon – questi soldi non vengono da Marte, ad essi corrisponde un’analoga voce all’attivo e quindi nei vari angoli della Terra esistono investimenti e risparmi altrettanto copiosi».
L’evoluzione del debito globale pubblico e privato
Eppure un corto circuito è possibile: perciò una tale massa di debiti impressiona. «I soldi non sono infiniti», ricorda Brunello Rosa, docente alla London School of Economics. «Quando si supera un certo livello, il che può accadere in un periodo di tassi anomali come l’attuale, le alternative sono quattro: si batte valuta accettando l’inflazione con tutte le conseguenze, si dichiara fallimento, si alzano le tasse, si costringono i privati e/o le banche a finanziare il proprio Paese. Non saprei cosa scegliere».
Nessuno è al sicuro
Nessuno può dirsi al sicuro. Neanche gli Stati Uniti, che guidano la corsa all’indebitamento da quando hanno elargito aiuti post-Covid con una generosità inopinata e viaggiano verso il 10% di deficit federale e il 145% di debito/Pil (34 trilioni su 26,5 di Pil, ndr). «Cifre che sono una mina vagante per l’economia di tutto il mondo», riflette Rosa. «A poco vale il “privilegio esorbitante” del dollaro, come diceva Giscard d’Estaing quando gli Usa potevano rifinanziarsi ovunque perché la loro era l’unica valuta di riferimento: siamo in tempi di de-dollarizzazione, spinta da Russia alla Cina, e poi ovviamente c’è l’euro».
Italia sotto controllo
E l’Italia, simbolo mondiale del debito? «Da noi per quanto sorprendente la situazione sembra relativamente sotto controllo», risponde Giampaolo Galli, direttore dell’Osservatorio dei conti pubblici. «Conforta la progressiva crescita della quota di debito pubblico in possesso delle famiglie (oggi circa il 12% su 2800 miliardi, pari al 140% del Pil, ndr), uno degli obiettivi anche di questo governo». Contano le emissioni di titoli “retail-oriented” come i Btp Italia. Peraltro, secondo gli ultimi Indicatori di sostenibilità finanziaria della Banca d’Italia, l’indebitamento delle famiglie è pari al 39% del Pil (e al 65% quello delle imprese) contro il 53,5% della Germania, l’82% della Gran Bretagna, il 74% degli Usa.
Ma l’attenzione è massima sui debiti dei privati, osserva Angelo Baglioni, direttore dell’Osservatorio Monetario: «Se si gonfia troppo il passivo non è garantito che con l’attivo si riesca a pareggiare il bilancio. I fallimenti sono in aumento ovunque nel mondo per la difficoltà di rifinanziarsi con i tassi quintuplicati in pochi mesi. Peraltro cominciano a fallire anche gli Stati più deboli mettendo a repentaglio la vita di milioni di persone e gli equilibri di tutto il sistema per gli interventi di soccorso». Il mix fra rialzi del dollaro e dei tassi nell’anno e mezzo - da quando è cominciato il frenetico attivismo delle banche centrali - ha portato al fallimento SriLanka, Pakistan, Zambia, Yemen, Zimbabwe, Somalia, Congo, Sudan, Ciad, Etiopia oltre a mettere ancora più alle strette la solita Argentina che ha negoziati di emergenza permanenti con i creditori.
La traiettoria del debito rispetto al pil
I Paesi in via di sviluppo, monitorati dalla World Bank, hanno sborsato nel solo 2022 ben 443,5 miliardi di dollari per gli interessi, mentre i 75 più poveri del mondo 88,9. Le nazioni più povere, fra alti tassi e moneta locale svalutata, hanno avuto un maggior aggravio di interessi del 39%. E nel 2023 la situazione è peggiorata visto che i tassi hanno continuato a salire, così tanto che gli investitori e gli speculatori che finanziano debiti in tutto il mondo, invece di comprare i pur lucrosi titoli dei Paesi emergenti scelgono quelli dei Paesi avanzati che offrono rendimenti concorrenziali e più garanzie di solvibilità.
Abbondanza nei titoli
Causa ed effetto dell’impennata dei debiti è l’abbondanza nell’offerta di titoli: il Tesoro americano emetterà 4 trilioni di bond quest’anno con tassi “interessanti”, stima Apollo Global Management, dopo i 3 trilioni cheha riversato sul mercato l’anno scorso. Si intensifica l’impegno keynesiano dell’amministrazione Biden, che punta su di esso per costruirsi la constituency elettorale. A intensificare la pioggia di titoli “pregiati”, ci si mette anche la Fed accelerando la dismissione dei bond rimasti nel suo portafoglio dopo il quantitative easing (oggi 6 trilioni). La Bce è più prudente nel “tightening” e per ora ha ridotto il rifinanziamento (4000 miliardi in bilancio) dei titoli in scadenza. I tassi sui Treasury Bond, come quelli sui Btp, avevano accennato a una discesa in autunno perché l’inflazione aveva allentato la morsa, poi però all’inizio di quest’anno si è capito che il calo non è verticale e quindi per i ribassi dei tassi bisogna aspettare ancora, così i rendimenti a lungo sono “ripartiti”.
La domanda finale è una: il rialzo dei tassi ha travolto tutti, è vero, ma perché lievitano i debiti? La risposta è nella storia, ammonisce Daron Acemoglu, economista del Mit, nel best-seller “Why Nations Fail”: «Dall’impero romano alla Venezia medievale, dalla Cina assolutista delle dinastie Ming e Qing all’Impero ottomano e le autocrazie mediorientali, le élite dominanti preferiscono difendere i privilegi ed estrarre risorse dalla società che avviare percorsi di benessere per tutti». Come dire, non dissipare i soldi perché possono finire quando meno te lo aspetti.