Bluff flessibilità: in pensione prima solo 11.750 persone
di Valentina ConteIl sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon (Lega)
(ansa)ROMA — Una bufera si abbatte sul sottosegretario al Lavoro, il leghista Claudio Durigon. La sua intervista di ieri a Repubblica in cui annuncia una riforma delle pensioni basata su Quota 41 col ricalcolo contributivo e sugli incentivi per trattenere il più a lungo possibile le persone al lavoro, a partire dai medici, viene attaccata da tutti i partiti di opposizione. Senza ricevere neanche una difesa dai suoi compagni di maggioranza.
Le critiche dei lettori di Repubblica
Critiche che si sono riversate copiose anche sul nostro sito. Lettori traditi dalle promesse della Lega di abolire la legge Fornero. Arrabbiati per i tagli a scapito della previdenza nelle prime due manovre del governo Meloni, dall’indicizzazione all’inflazione a Opzione donna, …
ROMA — Una bufera si abbatte sul sottosegretario al Lavoro, il leghista Claudio Durigon. La sua intervista di ieri a Repubblica in cui annuncia una riforma delle pensioni basata su Quota 41 col ricalcolo contributivo e sugli incentivi per trattenere il più a lungo possibile le persone al lavoro, a partire dai medici, viene attaccata da tutti i partiti di opposizione. Senza ricevere neanche una difesa dai suoi compagni di maggioranza.
Le critiche dei lettori di Repubblica
Critiche che si sono riversate copiose anche sul nostro sito. Lettori traditi dalle promesse della Lega di abolire la legge Fornero. Arrabbiati per i tagli a scapito della previdenza nelle prime due manovre del governo Meloni, dall’indicizzazione all’inflazione a Opzione donna, passando per le strette su Quota 103 e Ape sociale. Tutte forme di flessibilità pensate negli anni per ammorbidire l’impatto della Fornero. E ora messe in discussione, vicine all’estinzione.
Il nuovo studio Cgil
Lo mette in chiaro anche uno studio della Cgil che uscirà oggi, realizzato da Ezio Cigna, responsabile politiche previdenziali. Quest’anno appena 11.750 lavoratori potranno uscire con i tre canali. Sarebbero stati 63.634, se i requisiti fossero rimasti quelli originari, senza penalità, finestre allungate, età alzate. Colpisce il dato femminile: zero con Quota 103, appena 250 con Opzione Donna.
Per Lara Ghiglione, segretaria confederale Cgil, «tutto falso» il proposito del sottosegretario Durigon di un avvicinamento all’abolizione della Fornero: «Questo governo riesce nell’impresa clamorosa di peggiorarla. I 41 anni per tutti poi ora sono diventati 41 anni col ricalcolo contributivo. Disarmante con quanta leggerezza riescano a danneggiare le lavoratrici e i lavoratori. Contrasteremo questo governo con tutte le forme di mobilitazione».
La pensa allo stesso modo anche la Cisal, sindacato non certo nemico del governo: «L’obiettivo di Quota 41 è condivisibile, ma non è vera libertà se non si garantiscono pensioni dignitose». E quindi no ai tagli impliciti con il ricalcolo.
Le critiche dell’opposizione
Sono in molti, dall’opposizione, a condividere il disagio dei sindacati. Maria Cecilia Guerra, deputata e responsabile Lavoro del Pd, ricorda le stime di costo dell’Inps per Quota 41 pari a «75 miliardi nei primi dieci anni». Sottolineando che «il ricalcolo non è stato mai raccontato in campagna elettorale» dai partiti della maggioranza.
Annamaria Furlan, ex segretaria Cisl e ora senatrice pd, dice che «questo governo riesce nell’impresa di far rimpiangere la Fornero: la scure si abbatterà ancora sulle pensioni perché è il luogo più facile per fare cassa». Arturo Scotto, capogruppo pd in commissione Lavoro, chiede a Durigon di «venire in aula per spiegare cosa vuole fare il governo».
Chiara Appendino, deputata e vicepresidente M5S, parla di «altro bluff» del governo, dopo le promesse di abolizione della Fornero. «Nel programma del centrodestra non c’è Quota 41 con il ricalcolo: significa perdere il 20-25% della pensione. Né tantomeno che bisogna lavorare più a lungo».
Daniela Ruffino, deputata di Azione, provoca: «Durigon vuole i medici in pensione a 80 anni? Non lo sa che possono già lavorare fino a 70?».
Torna a farsi sentire pure il sindacato dei camici bianchi Anaao Assomed, dopo gli scioperi di dicembre: «Se passa l’emendamento al Milleproroghe che porta l’età di uscita a 72 anni, siamo pronti alle barricate. Quella norma serve solo a favorire qualche amico. A salvaguardare privilegi, centri di potere, lobby».
Davide Faraone, capogruppo di Italia Viva alla Camera, liquida le posizioni di Durigon: «Anche oggi la rivoluzione la fanno domani. Lega e FdI si rimangiano le promesse. Mandano le persone in pensione più tardi e con meno soldi».
Per Franco Mari, capogruppo di Avs in commissione Lavoro alla Camera, più che la riforma delle pensioni «arriva il grande imbroglio: il sistema rimane quello della Fornero, peggiorato».