Balneari, il governo chiede più tempo alle Ue: gare bloccate fino al 2025 e quattro mesi per la mappatura
di Giuseppe Colombo
ROMA - Il riferimento è tecnico, posizionato in fondo al documento inviato a Bruxelles. Ma l’obiettivo politico è chiaro, per la destra al governo: prendere tempo sulla messa a gara delle concessioni balneari. Quattro mesi, per scavallare le elezioni europee di giugno e preservare così il consenso dei titolari degli stabilimenti. Nel frattempo avanti con le proroghe, anche fino alla fine del 2025.
Eppure la lettera che risponde al parere motivato della Commissione europea, il secondo passaggio della procedura d’infrazione che pende sull’Italia per le mancate gare, auspica "una costante e trasparente interlocuzione” per arrivare a una legge di riordino in linea con la normativa comunitaria. Solo, però, a conclusione di alcuni passaggi che allung…
ROMA - Il riferimento è tecnico, posizionato in fondo al documento inviato a Bruxelles. Ma l’obiettivo politico è chiaro, per la destra al governo: prendere tempo sulla messa a gara delle concessioni balneari. Quattro mesi, per scavallare le elezioni europee di giugno e preservare così il consenso dei titolari degli stabilimenti. Nel frattempo avanti con le proroghe, anche fino alla fine del 2025.
Eppure la lettera che risponde al parere motivato della Commissione europea, il secondo passaggio della procedura d’infrazione che pende sull’Italia per le mancate gare, auspica "una costante e trasparente interlocuzione” per arrivare a una legge di riordino in linea con la normativa comunitaria. Solo, però, a conclusione di alcuni passaggi che allungano ulteriormente i tempi, rimandando ancora una volta l’applicazione della direttiva Bolkestein.
Per questo si prevede “entro un termine di quattro mesi dalla data di invio della presente nota di concludere un primo confronto” con gli enti locali “in merito alla determinazione della scarsità delle risorse e ai relativi indirizzi di riordino del settore”.
Eccola la richiesta dei supplementari per aggiornare la mappatura delle spiagge, che la Commissione ha contestato in più punti, e determinare così la scarsità della risorsa, l’elemento che divide il governo italiano dall’Ue: per Roma questa scarsità non c’è e quindi niente Bolkestein.
Ma cosa succede nel frattempo? "In un contesto tuttora in divenire - recita un altro passaggio della lettera - si ritiene pertanto che sussistano i presupposti per l’esercizio da parte degli enti concedenti della valutazione discrezionale connessa alla cosiddetta proroga tecnica”.
In sintesi: i dati vanno integrati, includendo nella mappatura anche i laghi e i fiumi, per arrivare a determinare i criteri sulla definizione della scarsità della risorsa.
Intanto avanti con le proroghe. Che - ecco il riferimento tecnico - si agganciano alla legge annuale sulla concorrenza del 2021, poi modificata dal decreto Milleproroghe varato l’anno scorso.
In base a queste disposizioni, le concessioni vigenti sono blindate fino al 31 dicembre di quest’anno. Ma "in presenza di ragioni oggettive”, cioè contenziosi pendenti o difficoltà con i bandi, che impediscono la conclusione delle gare nei termini stabiliti, la validità delle concessioni può essere allungata fino al 31 dicembre 2025.
La palla passa all’Europa. Fonti comunitarie aprono alla possibilità di concedere all’Italia i quattro mesi di tempo richiesti. Così si arriverebbe al 17 maggio. A quel punto, al voto europeo mancheranno appena tre settimane. Ursula von der Leyen cerca il bis alla guida della Commissione. "Spedire l’Italia davanti alla Corte di giustizia sarebbe un azzardo”, aggiungono alcune fonti di maggioranza. In fondo aprire uno scontro non conviene a nessuno.