Pnrr, soldi per l’Emilia alluvionata. Ma sono quelli anti dissesto delle altre Regioni
di Giuseppe ColomboROMA - Il Pnrr dà e toglie. Stanzia 1,2 miliardi per l’Emilia-Romagna, la Toscana e le Marche, colpite dalle alluvioni dello scorso maggio. Ma toglie risorse alle altre Regioni per la lotta al dissesto idrogeologico. Eppure il governo festeggia una “nuova misura”. Che nuova è perché i fondi sono aggiuntivi rispetto ai 4,7 miliardi attinti dal bilancio pubblico e già destinati a questi territori.
E la misura è sempre inedita perché è stata inserita all’interno del nuovo Pnrr, che ha ricevuto il via libera dell’Europa dopo le modifiche richieste dall’Italia all’impianto originale. Insomma un biglietto da visita non indifferente per Giorgia Meloni, che oggi sarà a Forlì, uno dei luoghi simbolo dell’alluvione, accompagnata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Erano insieme, il 25 maggio, a bordo dell’elicottero che sorvolò i territori devastati dal maltempo. E la premier allora promise fondi “freschi”, rigettando la soluzione del Piano nazionale di ripresa…
ROMA - Il Pnrr dà e toglie. Stanzia 1,2 miliardi per l’Emilia-Romagna, la Toscana e le Marche, colpite dalle alluvioni dello scorso maggio. Ma toglie risorse alle altre Regioni per la lotta al dissesto idrogeologico. Eppure il governo festeggia una “nuova misura”. Che nuova è perché i fondi sono aggiuntivi rispetto ai 4,7 miliardi attinti dal bilancio pubblico e già destinati a questi territori.
E la misura è sempre inedita perché è stata inserita all’interno del nuovo Pnrr, che ha ricevuto il via libera dell’Europa dopo le modifiche richieste dall’Italia all’impianto originale. Insomma un biglietto da visita non indifferente per Giorgia Meloni, che oggi sarà a Forlì, uno dei luoghi simbolo dell’alluvione, accompagnata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Erano insieme, il 25 maggio, a bordo dell’elicottero che sorvolò i territori devastati dal maltempo. E la premier allora promise fondi “freschi”, rigettando la soluzione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, proposta a gran voce dalla segretaria del Pd Elly Schlein, perché - contestò la presidente del Consiglio - il Pnrr non permetteva un utilizzo immediato delle risorse.
Ora i soldi del Piano diventano centrali. Ma è qui che matura il danno alle altre Regioni. Perché gli 1,2 miliardi della "nuova misura” non sono nuovi. Sono riciclati. Meglio, prelevati da altri territori. Quei soldi, infatti, dovevano finanziare progetti distribuiti su tutto il territorio nazionale. Non accadrà più. E se queste Regioni resteranno a secco è perché è il governo ad aver deciso il travaso.
A luglio, con la proposta di revisione del Pnrr, poi validata dall’Ue. Pagina 69 del documento, dove si parla delle misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico. È il titolo dell’investimento da 1,2 miliardi. Scrive il governo: "Si propone il definanziamento in ragione della loro natura di progetti in essere”. Nello stesso passaggio si annuncia la volontà di destinare questi soldi all’Emilia-Romagna.
Un’operazione omessa nel giorno della riunione della cabina di regia in cui la premier, contornata dai suoi ministri, ha festeggiato i risultati raggiunti. Con un’avvertenza, rivolta alla sua squadra: "State attenti al reversal, altrimenti ci bloccano i fondi”. Tradotto: niente retromarce sui risultati già conseguiti e validati. Un richiamo alla maggioranza che puntava a prorogare le concessioni idroelettriche, contravvenendo agli impegni presi con il Pnrr.
Attenta all’Europa, la premier. Anche sui balneari. Ieri sera è partita la lettera in risposta ai rilievi della Commissione europea sulla mappatura delle spiagge. Il governo ha rivendicato il lavoro fatto, promettendo un’integrazione. Soprattutto vuole arrivare a una legge di riordino concordata con l’Ue, si legge in un passaggio.
Ancora prima decidere insieme dove fissare l’asticella della scarsità del bene. Segnerà il confine tra quante concessioni vigenti mettere in gara e quali provare a tutelare. È il confine tra la resa alla direttiva Bolkestein e una seppur parziale resistenza.
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