Scontro sulle dighe. La maggioranza sconfessa Fitto sulle gare del Pnrr
di Giuseppe ColomboROMA - Un nuovo blitz, dopo lo stop di Raffaele Fitto. Non molla, la maggioranza. Compatta, insiste per la proroga delle concessioni idroelettriche, che il ministro per il Pnrr ha rigettato, brandendo il rischio di un taglio alla quinta rata del Piano, per la retromarcia su un impegno già convalidato da Bruxelles.
Ma le spine interne sono appuntite, pronte a pungere ancora. Verranno alla luce a mezzogiorno, quando in commissione Bilancio, alla Camera, scadranno i termini per la presentazione degli emendamenti al decreto Milleproroghe.
I testi della sconfessione sono stati limati fino a ieri sera. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia puntano su tecnicismi differenti, ma la sostanza è la stessa: rinviare le gare. Ci avevano già prov…
ROMA - Un nuovo blitz, dopo lo stop di Raffaele Fitto. Non molla, la maggioranza. Compatta, insiste per la proroga delle concessioni idroelettriche, che il ministro per il Pnrr ha rigettato, brandendo il rischio di un taglio alla quinta rata del Piano, per la retromarcia su un impegno già convalidato da Bruxelles.
Ma le spine interne sono appuntite, pronte a pungere ancora. Verranno alla luce a mezzogiorno, quando in commissione Bilancio, alla Camera, scadranno i termini per la presentazione degli emendamenti al decreto Milleproroghe.
I testi della sconfessione sono stati limati fino a ieri sera. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia puntano su tecnicismi differenti, ma la sostanza è la stessa: rinviare le gare. Ci avevano già provato la settimana scorsa, ma le proposte di modifica al decreto Energia, all’esame delle commissioni Ambiente e Attività produttive di Montecitorio, sono state ritirate dopo il messaggio che Fitto ha recapitato al capogruppo di FdI Tommaso Foti.
Una strigliata per ricordare che "l’adozione di disposizioni volte ad assicurare procedure competitive” per l’assegnazione delle concessioni è stata determinante per ottenere il via libera dell’Europa alla terza tranche del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
La messa a gara è un obiettivo ereditato dal governo Draghi, contenuto nella legge annuale sulla concorrenza per il 2021 che ha dato forma al traguardo. Sconfessarlo - è stata la raccomandazione del fedelissimo di Giorgia Meloni - significherebbe innestare la retromarcia.
Una vera e propria violazione delle regole del Recovery: il reversal (inversione ndr) potrebbe bloccare la valutazione della richiesta di pagamento della quinta rata, ma anche "determinare il taglio della rata medesima”. Appena martedì, durante la riunione della cabina di regia sul Pnrr a Palazzo Chigi, la premier aveva chiesto ai ministri di stare attenti al reversal.
La maggioranza, però, tira dritto. Un emendamento di Forza Italia al Milleproroghe sottolinea “la necessità e l’urgenza di prevedere un differimento di sei mesi” della scadenza, fissata al 31 dicembre 2023, per indire le gare sulle concessioni arrivate al capolinea. La motivazione? Le Regioni hanno dovuto gestire siccità e alluvioni: alle prese con i relativi adempimenti amministrativi hanno bisogno di tempo per procedere con i bandi.
La Lega chiede una proroga di un anno. Fratelli d’Italia si aggancia all’acquisizione delle opere da parte degli enti locali, passaggio che precede le gare, per motivare la richiesta di uno slittamento di dodici mesi. Fa di più, il partito di Meloni e Fitto. Vuole ridiscutere l’obiettivo Pnrr con l’Europa.
A farsi portavoce della rivendicazione è il deputato Riccardo Zucconi: "Bisogna far notare a Bruxelles che la riassegnazione concordata” con gli attuali gestori delle dighe “non è un reversal, ma anzi una misura che consente il raggiungimento degli obiettivi di RepowerEU perché tutela gli investimenti”.
Una considerazione che poggia su questo ragionamento: “In Europa - aggiunge Zucconi - non esiste una normativa che imponga l’obbligo per gli Stati di andare alle aste delle centrali idroelettriche e nessun Paese europeo, infatti, si sogna lontanamente di farlo". L’arrembaggio è partito.
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