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Serra: “Le privatizzazioni possono essere fatte bene: lo ha dimostrato il caso Mps”

Davide Serra, chief executive officer Algebris Investments Ltd., during a Bloomberg Television interview on the opening day of the World Economic Forum (WEF) in Davos, Switzerland, on Monday, May 23, 2022. The annual Davos gathering of political leaders, top executives and celebrities runs from May 22 to 26. Photographer: Jason Alden/Bloomberg via Getty Images 
Il finanziere italiano: “Nel governo c’è gente con idee sprovvedute ma anche chi guarda i conti e ha bloccato il Superbonus”
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DAVOS — «Le privatizzazioni si possono fare, a patto di farle bene», dice Davide Serra, fondatore e ad di Algebris, società globale di gestione del risparmio focalizzata sul settore bancario e che ha investito a più riprese in Mps. «I conti dell’Italia però restano sul filo del rasoio».

Il governo ha un piano ambizioso di privatizzazioni, ora si ipotizza il collocamento di una quota di Eni. È un obiettivo raggiungibile?

«Agendo bene, con numeri corretti e serietà, le cose si possono fare. È quello che ha dimostrato Mps. Ora ci sono alcune aziende di cui lo Stato può vendere una quota mantenendo una rilevanza sufficiente. Poste è un’eccellenza, è gestita bene da anni, mi aspetto sarà un grande successo. Sulle altre vedremo».

Lo spread è tornato a scendere. In questo momento per i mercati l’Italia non è un rischio?

«L’Italia ha una riserva di risparmio enorme e ora con i rendimenti dei titoli di Stato al 4% gli italiani stanno vendendo fondi esteri e comprando debito italiano. Poi abbia…

DAVOS — «Le privatizzazioni si possono fare, a patto di farle bene», dice Davide Serra, fondatore e ad di Algebris, società globale di gestione del risparmio focalizzata sul settore bancario e che ha investito a più riprese in Mps. «I conti dell’Italia però restano sul filo del rasoio».

Il governo ha un piano ambizioso di privatizzazioni, ora si ipotizza il collocamento di una quota di Eni. È un obiettivo raggiungibile?

«Agendo bene, con numeri corretti e serietà, le cose si possono fare. È quello che ha dimostrato Mps. Ora ci sono alcune aziende di cui lo Stato può vendere una quota mantenendo una rilevanza sufficiente. Poste è un’eccellenza, è gestita bene da anni, mi aspetto sarà un grande successo. Sulle altre vedremo».

Lo spread è tornato a scendere. In questo momento per i mercati l’Italia non è un rischio?

«L’Italia ha una riserva di risparmio enorme e ora con i rendimenti dei titoli di Stato al 4% gli italiani stanno vendendo fondi esteri e comprando debito italiano. Poi abbiamo un’economia privata che funziona bene. Le aziende sopravvissute alla crisi del 2010-12 ora sono molto più forti: investono, attraggono capitali e crescono. La percezione dei mercati è cambiata. E anche quando è arrivato un governo di destra ha di fatto preso le politiche di Draghi continuando a fare cose razionali».

È razionale non approvare li Mes?

«No è un grave errore. Il Mes è stato fatto per evitare il collasso del sistema bancario. Noi di fallimenti ne abbiamo avuti diversi, che è stato lo stesso sistema bancario a pagare, indebolendosi. Il Mes è un’assicurazione su future crisi, solo che per motivi populisti è stata rifiutata. Ora i 19 Paesi che lo hanno approvato non possono procedere, non ci siamo messi in una bella posizione».

Parla di populismo. Non è una delle anime di questo governo?

«Quell’anima alle elezioni aveva promesso 170 miliardi di spesa, poi ne hanno fatti 30. Nel governo c’è gente che si alza alla mattina con idee sprovvedute, come fissare i prezzi dei biglietti degli aerei. Ma poi c’è qualcuno di serio e competente che guarda i conti e fa l’opposto, per esempio bloccando il Superbonus».

I mercati sono molto ottimisti, scommettono che la recessione sarà evitata e le Banche centrali inizino a tagliare i tassi. Lei?

«Penso che oggi troppi mercati siano prezzati sullo “scenario perfetto”: un’inflazione sotto controllo, le Banche centrali che non fanno altri errori, che non ci siano ulteriori problemi geopolitici e che 50 elezioni nel mondo quest’anno vadano bene. La probabilità che tutto questo accada è come fare terno al lotto».

Quale rischio teme di più?

«Una vittoria di Trump. Riporterebbe alla Casa Bianca una persona focalizzata solo su se stessa non sull’interesse del Paese, creando enorme volatilità».

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