Superbonus, allarme Cresme: “Con lo stop cancellati 39 miliardi di investimenti per riqualificare le case”
di Diego LonghinI mutamenti progressivi e lo stop definitivo al Superbonus 110%, in un biennio, hanno mandato in fumo in Italia investimenti di riqualificazione del patrimonio immobiliare per oltre 39 miliardi di euro. Si è passati, secondo l’ultima analisi del Cresme, centro studi sul settore e mercato delle costruzioni, da 118,5 miliardi nel 2022 a una stima per il 2024 di 79,4 miliardi. Tra il 2022 e il 2024 il mercato della riqualificazione straordinaria si ridurrà complessivamente di un terzo, il 34,3% in meno.
“Le decisioni prese dal governo e le dimensioni degli incentivi utilizzati, insieme a una posizione analiticamente leggera nel valutare tutti gli effetti degli incentivi, portano a questa dinamica”, si legge nell’ultima newsletter del Cresme firmata da Lorenzo Bellicini e Francesco Toso. A valori costanti c’è stato un calo dell’11,6% nel 2023 e del 25,8% nel 2024 e la flessione negativa proseguirà anche nel 2025, anche se con valori più contenuti: meno 2%. “L’effetto che più pesa sul mer…
I mutamenti progressivi e lo stop definitivo al Superbonus 110%, in un biennio, hanno mandato in fumo in Italia investimenti di riqualificazione del patrimonio immobiliare per oltre 39 miliardi di euro. Si è passati, secondo l’ultima analisi del Cresme, centro studi sul settore e mercato delle costruzioni, da 118,5 miliardi nel 2022 a una stima per il 2024 di 79,4 miliardi. Tra il 2022 e il 2024 il mercato della riqualificazione straordinaria si ridurrà complessivamente di un terzo, il 34,3% in meno.
“Le decisioni prese dal governo e le dimensioni degli incentivi utilizzati, insieme a una posizione analiticamente leggera nel valutare tutti gli effetti degli incentivi, portano a questa dinamica”, si legge nell’ultima newsletter del Cresme firmata da Lorenzo Bellicini e Francesco Toso. A valori costanti c’è stato un calo dell’11,6% nel 2023 e del 25,8% nel 2024 e la flessione negativa proseguirà anche nel 2025, anche se con valori più contenuti: meno 2%. “L’effetto che più pesa sul mercato riguarda l’eliminazione della possibilità di cessione del credito – si analizza nella newsletter - tra il 2020 e il 2023 la cessione del credito ha rappresentato il 63,7% della spesa incentivata”.
Come impatto sul settore ci sarà una riduzione dei cantieri e del lavoro nel 2024 e, in misura minore, nel 2025. D’altronde la mancanza di incentivi in una fase di mercato ben più critica di quella del 2021 e del 2022 porta all’inevitabile rallentamento degli investimenti in manutenzione straordinaria del patrimonio esistente. “E questo mentre le direttive europee, anche se ridimensionate nel corso delle trattative, porranno nuovi obiettivi alla riqualificazione”, dicono gli esperti.
Secondo il Cresme bisogna riflettere su quale forma di sussidio alla domanda potrà essere costruita nei prossimi anni, in particolare dal 2025, con il netto depotenziamento degli incentivi e, al momento, nessuna riforma in vista, nonostante le direttive europee green e il livello di esposizione al rischio sismico di una consistente parte del patrimonio immobiliare del Paese. E’ evidente come fra le priorità di spesa dei possessori immobiliari, le voci “messa in sicurezza” e “efficienza energetica” non sono ai primi posti e pertanto necessitano di una spinta economica con dei sussidi.