Come è nato il disegno di legge Capitali?
Il disegno di legge nasce in scia al Libro verde del Mef sulla competitività dei mercati finanziari italiani a supporto della crescita (governo Draghi). È in questo documento che si pone l’accento sulla necessità di rendere più efficienti l’accesso e la permanenza delle imprese sui mercati dei capitali. È l’attuale ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a trasformare l’idea di rendere più attrattiva Piazza Affari nel provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri l’11 aprile scorso.
Cosa prevede?
Per spingere le quotazioni in Borsa, soprattutto quelle delle piccole e medie imprese, il disegno di legge semplifica le procedure di ammissione alla negoziazione e riduce gli oneri a carico delle aziende. Sempre in questa ottica viene estesa la classificazione di “piccole e medie imprese” quotate in Borsa o nei mercati regolamentati, prevedendo una soglia più alta, che passa da 500 milioni a 1 miliardo.
Quando diventerà legge?
Il via libera definitivo del Parlamento è atteso entro la fine di febbraio. L’ultimo atto al Senato, da dove è partito l’iter di conversione del disegno di legge. Il passaggio intermedio, alla Camera, si chiuderà nei prossimi giorni. A Montecitorio sarà introdotta una sola modifica, per caricare le coperture del provvedimento sul bilancio del 2024 invece che su quello del 2023, come previsto inizialmente. Il disegno di legge approderà nell’emiciclo il 5 febbraio: il via libera è atteso il giorno seguente.
Perché i fondi italiani criticano il ddl?
I dubbi di Assogestioni, che raggruppa i gestori italiani del risparmio, sono legati agli emendamenti approvati al Senato che - è la critica - creano “disequilibri e incertezze interpretative”, in particolare sulla disciplina del cda e sul voto multiplo.
Il ddl Capitali renderà le società meno governabili?
Uno degli aspetti più controversi riguarda il meccanismo della lista del cda, che assegna al board uscente il diritto di presentare all’assemblea la lista dei consiglieri da eleggere. Una prassi che è stata ridimensionata: la lista dovrà essere sostenuta da 2/3 del cda uscente (la modifica iniziale, proposta da Fratelli d’Italia, prevedeva un quorum di 4/5).
Perché le nuove regole potrebbero influenzare la partita per il controllo di Generali?
La lista del cda dovrà presentare 20 candidati (il numero dei posti, 15, maggiorato di un terzo) che saranno sottoposti a una seconda votazione, individuale. Se la minoranza è forte, può bloccare l’ingresso di 5 consiglieri non graditi.
Se la lista di minoranza risultasse quella di Caltagirone, in base ai voti raccolti all’assemblea del 2022 avrebbe diritto a 6 consiglieri invece degli attuali tre. Un’eventuale lista di Assogestioni assorbirebbe 1-2 consiglieri.
Perché il voto maggiorato è criticato?
ll voto maggiorato attribuisce dieci voti, invece che due, al socio che detiene le azioni per un lungo periodo (10 anni). A essere avvantaggiati sono i soci di controllo, mentre ne escono penalizzati gli investitori di breve periodo.
Vale la regola dell’opt-in: per introdurre il voto maggiorato serve il via libera dell’assemblea.