Dombrovskis: “Manovra dell’Italia non in linea raccomandazioni Ue”. Il Mef: “Giudizi vecchi. Avanti con realismo”
di Valentina ConteIl vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis
ROMA — La ricreazione è finita. L’Italia deve sistemare i suoi conti pubblici, correggere la rotta della spesa facile, sgonfiare il deficit e soprattutto il debito inchiodato al 140%. Lo ripete il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, ieri da Davos. Lo certifica anche l’Ufficio parlamentare di bilancio.
Mentre Bankitalia nel suo bollettino economico ripete che la crescita di quest’anno sarà la metà di quanto stimato dal governo: +0,6%. Sempre che non peggiori la crisi mediorientale, visto che il 16% delle importazioni italiane passa per il mar Rosso e il canale di Suez. Passaggi ora impediti dagli attacchi dei ribelli Houti dello Yemen.
Ma il ministero dell’Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti, mette le mani avanti: «Le parole di Dombrovskis ripetono il giudizio espresso dalla Commissione il 21 novembre sul Documento programmatico di bilancio dell’Italia. Tutto come previsto. Nonostante l’eredità dell’impatto negativo di energia e Superbonus, andiamo a…
ROMA — La ricreazione è finita. L’Italia deve sistemare i suoi conti pubblici, correggere la rotta della spesa facile, sgonfiare il deficit e soprattutto il debito inchiodato al 140%. Lo ripete il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, ieri da Davos. Lo certifica anche l’Ufficio parlamentare di bilancio.
Mentre Bankitalia nel suo bollettino economico ripete che la crescita di quest’anno sarà la metà di quanto stimato dal governo: +0,6%. Sempre che non peggiori la crisi mediorientale, visto che il 16% delle importazioni italiane passa per il mar Rosso e il canale di Suez. Passaggi ora impediti dagli attacchi dei ribelli Houti dello Yemen.
Ma il ministero dell’Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti, mette le mani avanti: «Le parole di Dombrovskis ripetono il giudizio espresso dalla Commissione il 21 novembre sul Documento programmatico di bilancio dell’Italia. Tutto come previsto. Nonostante l’eredità dell’impatto negativo di energia e Superbonus, andiamo avanti con sano realismo».
L’effetto Superbonus
In effetti l’Upb, l’authority indipendente dei conti pubblici guidata da Lilia Cavallari, punta l’indice soprattutto sul Superbonus che ha gonfiato molto la spesa nel 2023, con effetti di trascinamento sul 2024. Ma nel mettere in fila tutti i Dpb dei Paesi europei, ovvero i documenti preparatori delle manovre di bilancio autunnali, l’analisi comparata tra le principali economie del continente – Francia, Germania, Spagna – vede il nostro Paese indietro su diversi capitoli.
«L’Italia dovrebbe tenersi pronta ad adottare le misure necessarie nell’ambito del processo di bilancio nazionale per garantire che la politica di bilancio nel 2024 sia in linea con le raccomandazioni del Consiglio», scrive l’Authority.
Bruxelles prima critica, poi frena
Parole non dissimili da quelle usate da Dombrovskis: «L’Italia non è in linea con le nostre raccomandazioni. Vale anche per altri Paesi. Ma abbiamo chiesto all’Italia di rimettere in linea» i suoi conti pubblici. Parole incendiarie che hanno fatto pensare a un’accelerazione sull’apertura di una procedura per deficit eccessivo contro l’Italia.
Procedura che ci sarà senz’altro, visto il super deficit italiano al 5,3% sul Pil nel 2023, ben oltre il limite del 3%. Ma solo dopo le elezioni europee del 9 giugno. Difficilmente seguita subito da una richiesta di correzione e dunque di manovra correttiva, demandata con ogni probabilità all’autunno.
In serata, per fugare dubbi, un portavoce della Commissione Ue ha precisato che «la posizione della Commissione sul bilancio italiano resta invariata». E che il vicepresidente Dombrovskis «ha ribadito il parere della Commissione del 21 novembre in cui si afferma che il progetto di bilancio dell’Italia non è pienamente in linea con la raccomandazione del Consiglio del 14 luglio e che la Commissione invita l’Italia a tenersi pronta ad adottare le misure necessarie».
Le sfide del governo, tra Def e Nadef
Non ora, ma una correzione prima o poi ci sarà. Già a marzo il governo dovrà rivedere tutti i numeri dell’economia italiana nel Def, il Documento di economia e finanza, aggiornato poi a fine settembre con la Nadef. L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni dovrà prendere atto di non poter più fare leggi di bilancio in deficit, come nelle prime due. E di dover trovare almeno 15 miliardi solo per confermare il doppio taglio al cuneo e all’Irpef, valido solo per il 2024.
L’Upb ricorda poi le altre raccomandazioni Ue, come l’eliminazione di tutte le misure contro il caro energia usando i risparmi per tagliare il deficit. E l’assorbimento dei finanziamenti europei, punto debole tra fondi di coesione e Pnrr. Bankitalia fotografa poi un calo nella fiducia di famiglie e imprese. L’Italia ha smesso di crescere negli ultimi mesi del 2023.
I consumi e gli investimenti sono in calo. E questo nonostante la febbre inflattiva stia scendendo verso l’1,9% quest’anno, secondo Via Nazionale, dal 5,9% del 2023. La «fase di rallentamento della crescita», come spiegato nei giorni scorsi dal governatore Fabio Panetta, proseguirà nella prima parte di quest’anno. L’economia «ristagna». E prima o poi il conto arriva.