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Inps e Inail ecco la spartizione dei cda. Fazzolari impone Vittimberga dg

Gabriele Fava, presidente designato dell'Inps

 (ansa)
Per Fava e D’Ascenzo strada spianata verso la presidenza. Dubbi sulla direttrice generale in pectore: avrebbe ispirato le norme sulle pensioni in manovra. E l’errore nelle slide di Fava sulla legge Fornero “soppressa”
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ROMA — Volano dossier nelle stanze dell’Inps. Mancano solo gli ultimi passaggi burocratici per la ratifica della nomina a presidente di Gabriele Fava, dopo l’ok di Camera e Senato incassati la scorsa settimana. Ma tutte le attenzioni della politica sono concentrate sulla figura chiave che guiderà nei prossimi anni la complessa macchina dell’Istituto di previdenza: il direttore generale.

O per meglio dire, la direttrice. Visto che la candidata in pole position è Valeria Vittimberga, capo della centrale acquisti dell’Inps, un passato nel Fronte della Gioventù. E soprattutto un’amicizia di lunga data con Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario omnibus di Palazzo Chigi e braccio destro della premier Giorgia Meloni.

Nomina che divide

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ROMA — Volano dossier nelle stanze dell’Inps. Mancano solo gli ultimi passaggi burocratici per la ratifica della nomina a presidente di Gabriele Fava, dopo l’ok di Camera e Senato incassati la scorsa settimana. Ma tutte le attenzioni della politica sono concentrate sulla figura chiave che guiderà nei prossimi anni la complessa macchina dell’Istituto di previdenza: il direttore generale.

O per meglio dire, la direttrice. Visto che la candidata in pole position è Valeria Vittimberga, capo della centrale acquisti dell’Inps, un passato nel Fronte della Gioventù. E soprattutto un’amicizia di lunga data con Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario omnibus di Palazzo Chigi e braccio destro della premier Giorgia Meloni.

Nomina che divide

Una nomina che divide, dentro e fuori dall’Istituto. Dove c’è chi prepara dossier per screditarne la figura, giudicata inadeguata per l’importante ruolo. La promozione della Vittimberga viene però considerata praticamente cosa fatta dalle parti di Palazzo Chigi. La stessa dirigente, a molti interlocutori, ripete di aver già iniziato una proficua collaborazione con il presidente designato, l’avvocato Gabriele Fava, ex commissario di Alitalia, uomo in quota Lega o meglio in quota Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Economia.

Sarebbe una questione di ore. Una settimana o dieci giorni al massimo. E la partita di Inps e anche di Inail sarà chiusa. Il Cdm ratificherà, come detto, Fava. Confermerà alla guida di Inail l’attuale commissario Fabrizio D’Ascenzo, ex preside di Economia alla Sapienza. Da quel momento sarà tutto in discesa. Arriverà la firma di Mattarella sul dpr di nomina e il successivo bollino della Corte dei Conti. Poi la premier Meloni con dpcm nominerà i due Consigli di amministrazione. Cinque poltrone ciascuno che fanno gola.

La quadra politica sarebbe stata trovata. Un posto per ciascun Cda da assegnare all’opposizione: Marialuisa Gnecchi all’Inps (Pd) e l’ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo all’Inail (M5S). Un altro in Inps per la commissaria uscente, Micaela Gelera, chiamata a sostituire nel giugno scorso Pasquale Tridico dopo la sua rimozione. Per il direttore generale di Inail si punta su Marcello Fiori, attuale capo dipartimento della Funzione Pubblica, ministero guidato da Paolo Zangrillo, in quota Forza Italia. Ma è sul direttore generale di Inps che i mal di pancia crescono.

L’altro candidato

Un altro candidato importante in realtà c’è. Si tratta di un dirigente interno, Vincenzo Damato, esperto e stimato, lunga carriera in Inps, in buoni rapporti con Arianna Meloni, la sorella della premier e responsabile della segreteria politica di Fratelli d’Italia. Poiché la nomina del direttore generale, su proposta del Cda, spetta alla ministra del Lavoro, è probabile che Marina Calderone preferirebbe Damato a Vittimberga, più solido. Sempre se fosse costretta, come però pare, a rinunciare alla conferma dell’attuale dg Vincenzo Caridi per cui si è spesa. Finito pure lui nell’occhio dei critici per una gestione pasticciata del nuovo Reddito di cittadinanza, dall’sms in estate al blackout sui numeri di domande e pagamenti.

Ecco dunque la guerra per bande. Alla Vittimberga si rimprovera la gestione di alcuni delicatissimi dossier confluiti sui tavoli di Fazzolari a Palazzo Chigi e poi in legge di Bilancio. In particolare quello sulle pensioni con tutte le forme di anticipo penalizzate. E soprattutto con il passo falso del taglio ai medici e ad altri dipendenti pubblici che ha tenuto in ostaggio la manovra fino a Capodanno. Con la parziale soluzione di “Quota 46” dei camici bianchi, trattenuti al lavoro ad oltranza per evitare penalità. Una pezza peggiore del buco.

Due errori nelle slide di Fava depositate alle Camere

Per i detrattori, il taglio ai medici sarebbe partito dal computer della Vittimberga. Come pure non è passato inosservato il doppio svarione contenuto nelle slide con le quali il presidente designato di Inps Fava si è presentato in commissione Lavoro prima del Senato e poi della Camera, il 16 e 17 gennaio. Lì a pagina 21 c’è scritto che la prima finanziaria del governo Meloni, quella per il 2023, ha «favorito il ricambio generazionale e il sostegno ai pensionati attraverso la soppressione della legge Fornero». Che non esiste.

L’altro errore è a pagina 30, laddove si dice che la piattaforma Siisl dell’Inps per il nuovo Reddito può garantire un «reale mismatch», il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, anziché “match”. Errori da matita blu. Frutto, secondo i critici, della collaborazione con Vittimberga. Candidata molto osteggiata.

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