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Criptovalute e Fisco: le novità dal bollo alle plusvalenze

Nel 2024 parte il versamento dello 0,2% sul controvalore delle cripto in portafoglio. E sui guadagni c’è una norma secondo cui chi non riesce a provare il prezzo originario di acquisto paga di più
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Il 2024 è cominciato con un piccolo incidente di percorso per i clienti italiani di Binance, tra le principali piattaforme per la compravendita di Bitcoin e altre criptovalute. Nei primi giorni di gennaio, chi non disponeva di denaro sufficiente per far fronte all’imposta di bollo da poco entrata in vigore si è ritrovato il conto “congelato”, problema poi risolto nei giorni successivi.

L’imposta di bollo

Come nota il consulente finanziario Giuseppe D’Orta, «si iniziano a vedere gli effetti concreti del trattamento fiscale delle criptovalute in vigore dal 2023», previsto dalla legge di bilancio varata alla fine del 2022 dal governo Meloni e disciplinato dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate del 27 ottobre. «Oltre alla tassazione dei prove…

Il 2024 è cominciato con un piccolo incidente di percorso per i clienti italiani di Binance, tra le principali piattaforme per la compravendita di Bitcoin e altre criptovalute. Nei primi giorni di gennaio, chi non disponeva di denaro sufficiente per far fronte all’imposta di bollo da poco entrata in vigore si è ritrovato il conto “congelato”, problema poi risolto nei giorni successivi.

L’imposta di bollo

Come nota il consulente finanziario Giuseppe D’Orta, «si iniziano a vedere gli effetti concreti del trattamento fiscale delle criptovalute in vigore dal 2023», previsto dalla legge di bilancio varata alla fine del 2022 dal governo Meloni e disciplinato dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate del 27 ottobre. «Oltre alla tassazione dei proventi – afferma D’Orta – si prevede che anche le criptovalute siano assoggettate all’imposta di bollo dello 0,2% sul controvalore. Tale aliquota viene applicata in sede di rendicontazione periodica, tramite l’estratto conto, anche quando il cliente è in regime dichiarativo riguardo le plusvalenze e gli altri proventi». Dalla novità è scaturito l’inconveniente dei conti di Binance, poi rientrato dal 12 gennaio, da quando cioè la piattaforma ha concesso la possibilità di pagare l’imposta con carta di debito o credito. «Altrimenti l’addebito avviene nel momento in cui si disinveste» specifica D’Orta.

Il prelievo del 2 per mille è dovuto in forma di imposta di bollo soltanto se l’intermediario è residente in Italia. In caso contrario, spiega Christian Penso, socio dello studio di tributaristi e commercialisti Penso & associati, «lo stesso investitore, insieme con le imposte sui redditi, deve versare lo 0,2% del valore delle criptoattività al 31 dicembre dell’anno precedente, con un limite massimo di 14.000 euro». Per farlo, specifica D’Orta, si ricorre al quadro RW della dichiarazione dei redditi, «dove dovrà anche essere esplicitata la consistenza delle attività cripto a scopi di monitoraggio». Penso evidenzia che si tratta del caso più frequente, «considerato che gli appassionati di criptoattività tendono a essere poco propensi a investire secondo logiche tradizionali, e spesso non si appoggiano ad alcun intermediario nazionale».

Una disciplina espressa che prima mancava

Più in generale, a detta di Penso, «dopo anni di mancanza di certezze, il legislatore dal 2023 è finalmente intervenuto con una disciplina che regola la fiscalità delle criptoattività». In precedenza, «l’assenza di una normativa espressa induceva molti operatori a sostenere che non fosse dovuta alcuna tassazione».

Ecco, dal 2023 la normativa c’è e stabilisce in maniera inequivocabile che il possesso delle criptoattività va dichiarato e che sui guadagni oltre 2mila euro si paga il 26% di imposte. Inoltre, le plusvalenze vanno calcolate nel momento in cui le criptoattività vengono convertite in valuta “fiat”, vale a dire emessa da una banca centrale o da uno Stato.

A riguardo, tuttavia, Penso fa notare che «spesso gli operatori scambiano molte volte una criptovaluta con un’altra prima di tornare in euro. E in presenza di molti passaggi può diventare difficile calcolare l’imposta, specialmente se si opera fuori da piattaforme o da intermediari». Eppure «esiste una nuova norma, molto sottovalutata, in base alla quale, se non si è in grado di documentare il costo originario, si presume un prezzo di acquisto pari a zero». In altri termini, si pagherà l’imposta su tutti i Bitcoin convertiti in euro o in dollari, non solo sul guadagno. Da qui il consiglio di Penso «di operare tramite intermediari nazionali o esteri in grado di fornire con precisione i dati di tutte le compravendite».

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