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La mezza rivoluzione degli Etf sui Bitcoin

An illustration of the Bitcoin spot ETF is launching in Suqian, Jiangsu Province, China, on January 11, 2024. (Photo by Costfoto/NurPhoto via Getty Images) 
L’ok della Sec statunitense abbatte il muro di scetticismo. Ma in Europa fin dal 2019 esistono prodotti analoghi
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Vista da qui, la rivoluzione dell’approvazione da parte della Sec di undici Etf sul Bitcoin, del 10 gennaio, è un po’ meno sconvolgente. Almeno, per quel che riguarda l’operatività di un investitore retail italiano interessato alla materia. A fare un giro tra gli intermediari e le società che quei prodotti li costruiscono, la risposta più comune alla domanda «cosa cambia per noi?» è: «Poco o nulla». Certo, c’è un effetto-annuncio senza precedenti. E c’è la scommessa che lo sdoganamento del sottostante emancipi le cripto agli occhi del mercato tradizionale. Senza dimenticare che le dimensioni della finanza Usa sono da sole un game changer. Ma simili prodotti noi europei li avevamo già sotto gli occhi.

La Sec abbatte (controvoglia) un muro

Restando alla v…

Vista da qui, la rivoluzione dell’approvazione da parte della Sec di undici Etf sul Bitcoin, del 10 gennaio, è un po’ meno sconvolgente. Almeno, per quel che riguarda l’operatività di un investitore retail italiano interessato alla materia. A fare un giro tra gli intermediari e le società che quei prodotti li costruiscono, la risposta più comune alla domanda «cosa cambia per noi?» è: «Poco o nulla». Certo, c’è un effetto-annuncio senza precedenti. E c’è la scommessa che lo sdoganamento del sottostante emancipi le cripto agli occhi del mercato tradizionale. Senza dimenticare che le dimensioni della finanza Usa sono da sole un game changer. Ma simili prodotti noi europei li avevamo già sotto gli occhi.

La Sec abbatte (controvoglia) un muro

Restando alla valutazione «alta» della vicenda, è chiaro che l’ok della Sec abbatte un muro di scetticismo. Da Kraken a Coinbase a Binance, l’autorità Usa ha più volte incrociato le armi con il mondo cripto. È altrettanto evidente, per come è stata annunciata, che è stata una scelta sofferta, con alcuni componenti che hanno voluto mettere nero su bianco i loro scetticismi. Un via libera «costretto» da due fattori: mai, a memoria di chi segue le questioni delle Autorità, si era vista una corsa alle autorizzazioni tale da mettere in fila undici pesi massimi della finanza Usa a premere sullo stesso prodotto. La Sec era contraria agli Etf spot sui Bitcoin, mentre aveva dato il via libera a quelli sui future. Motivo: nel secondo caso si resta in un mercato regolato (da Cme), mentre nel primo il sottostante è soggetto a manipolazione. È stato l’intervento esterno di una Corte a ribaltare questa asimmetria, portando il presidente Gary Gensler a celebrare il matrimonio che non s’aveva da fare: via libera agli Etf che detengono direttamente il Bitcoin.

Gli impatti sulla regina delle cripto

Il risvolto di mercato su cui ci s’interroga è: se ci sarà davvero interesse verso questi strumenti, come reagirà il sottostante? A giudicare dalle prime reazioni del Bitcoin, la notizia era scontata. Un domani, per alcuni sarà un fattore di supporto al prezzo (più richieste di Etf obbligheranno gli emittenti a far scorta di criptovaluta), per altri potrebbe aumentarne la volatilità intrinseca.

All’orecchio delle Autorità, il rumore di fondo crescente sul tema rischia di alimentare la paura di restar tagliati fuori e quindi di prender parte a una corsa della quale non si comprendono i rischi (alti).

E quelli sui risparmiatori

Ma quindi, tornando a noi, cosa cambia? Benjamin Dean, director dei digital asset di Wisdom Tree (che ha un suo Etf) ci ricorda che «fin dal 2019 gli investitori in Europa hanno potuto accedere a Etp spot (ossia che seguono direttamente il prezzo di mercato) su un’ampia gamma di criptovalute». Strumenti formalmente diversi dagli Etf americani, per la normativa Ucits che impedisce ai fondi la non-diversificazione, ma in sostanza sovrapponibili. La stessa Wisdom Tree ne ha già otto sul mercato, e ha appena abbassato le commissioni su quello con custodia fisica di Bitcoin (da 0,95 a 0,35%, mentre gli Etf approvati negli Usa oscillano tra lo 0,2 e l’1,5%, con diverse “promo” in corso che le azzerano per i primi mesi).

Da Fineco segnalano i più scambiati: gli Etc Bitcoin Exchange Traded Crypto e il 21Shares Bitcoin Etp. Prodotti spesso autorizzati nel Nord Europa e poi passaportati in tutto il continente, Italia compresa (dove la Consob non ha mai rilasciato tali via libera). Proprio 21Shares, che negli Usa ha lanciato il prodotto col fondo Ark di Cathie Wood, ha una suite che ormai supera i 40 Etp. Il suo responsabile per il Sud Europa, Massimo Siano, legge il risveglio d’attenzione di queste settimane come «una occasione persa per anni da parte dei gestori istituzionali europei, che avrebbero potuto diversificare - con prudenza - ma non l’hanno fatto». Di ragioni per dubitare, gli investitori ne hanno trovate a bizzeffe nelle cronache. Calcola Stocklytics che nel 2023 solo un istituzionale su tre abbia incrementato l’esposizione alle criptovalute, nonostante sia stato un anno da +155% per il Bitcoin: «Le preoccupazioni relative ai rischi intrinseci e alle incertezze associate alle criptovalute rimangono irrisolte».

Dal prossimo anno, con la direttiva Micar in vigore e le criptoattività attratte nell’ambito della vigilanza, la Ue farà un ulteriore passo oltre gli Usa, con un probabile stimolo alle emissioni di questo tipo. E gli Etf americani? Restando a Fineco, ad esempio, se ne possono negoziare quattro in modo autonomo con un conto corrente o trading. Serve un profilo professionale, perché sprovvisti di Kid. Ma fiscalmente sono complicati: non essendo armonizzati, chi li mette in portafoglio deve dichiararli scomputando dall’Irpef la ritenuta d’acconto sui proventi.

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