✕

Incendio Planet Farms, il cofondatore: “Un duro colpo ma pronti a ripartire”

(agf)
Luca Travaglini, ideatore della startup di vertical farming il cui stabilimento in Brianza è andato oggi in fumo: “Ultimato l’impianto in provincia di Como, ricominceremo da lì”
2 minuti di lettura

“Fortunatamente nessuno si è fatto male”, commenta contrito Luca Travaglini, cofondatore insieme a Daniele Benatoff di di Planet Farms, la startup di vertical farming il cui stabilimento di Cavenago Brianza è stato colpito oggi da un vasto incendio. Travaglini contraddice chi già parla di sogno infranto: “Certo è un duro colpo, siamo amareggiati, ma dalle ceneri si rinasce. Lo stabilimento di Cirimido, in provincia di Como, è ultimato e dovevamo aprirlo dopo l’estate: ci rimboccheremo le maniche e anticiperemo, ripartiremo da lì. Per fortuna siamo economicamente solidi e l’attività stava andando benissimo”.

Sull’entità del danno e le cause dell’incendio non ci sono ancora notizie ma, nonostante la preoccupazione e il rammarico, il fondatore assicura i piani aziendali continueranno come stabilito.

La tecnologia

La fabbrica che brucia, inaugurata nell'ottobre del 2021 in piena pandemia, è più di un semplice stabilimento: è un gioiello di tecnologia. La struttura è specializzata nella pr…

“Fortunatamente nessuno si è fatto male”, commenta contrito Luca Travaglini, cofondatore insieme a Daniele Benatoff di di Planet Farms, la startup di vertical farming il cui stabilimento di Cavenago Brianza è stato colpito oggi da un vasto incendio. Travaglini contraddice chi già parla di sogno infranto: “Certo è un duro colpo, siamo amareggiati, ma dalle ceneri si rinasce. Lo stabilimento di Cirimido, in provincia di Como, è ultimato e dovevamo aprirlo dopo l’estate: ci rimboccheremo le maniche e anticiperemo, ripartiremo da lì. Per fortuna siamo economicamente solidi e l’attività stava andando benissimo”.

Sull’entità del danno e le cause dell’incendio non ci sono ancora notizie ma, nonostante la preoccupazione e il rammarico, il fondatore assicura i piani aziendali continueranno come stabilito.

La tecnologia

La fabbrica che brucia, inaugurata nell'ottobre del 2021 in piena pandemia, è più di un semplice stabilimento: è un gioiello di tecnologia. La struttura è specializzata nella produzione sostenibile di insalate e basilico, tramite la tecnica di vertical farming, agricoltura indoor iper controllata, che consente di ridurre drasticamente l'uso di acqua e rinunciare completamente all'impiego di pesticidi. I fondatori, Luca Travaglini e Daniele Benatoff, hanno dimostrato fin da subito la loro ambizione annunciando un obiettivo di produzione fino a 30mila buste al giorno per catene della grande distribuzione e per rinomati chef, i fratelli Cerea di Vittorio a Brusaporto, dove Planet Farms ha un piccolo impianto produttivo interno.

La crescita e le ambizioni

Lo scorso novembre Planet Farms aveva annunciato la chiusura di una nuova iniezione di capitale, per 40 milioni di dollari, che poneva il capitale complessivo dell'azienda oltre i 140 milioni di dollari, con una valutazione che superava i 500 milioni. I due imprenditori, concentrati sulla realizzazione di stabilimenti per la produzione di ortofrutta, dichiaravano a fine 2023 una crescita tra il 100 e il 200% in un mercato in contrazione. Dopo aver consolidato la loro presenza nella grande distribuzione italiana, stavano progettando di espandersi nel Regno Unito, nei Benelux e nei paesi nordici. La costruzione del nuovo stabilimento di Cirimido avrebbe permesso di soddisfare la crescente richiesta di mercato, diventando una delle vertical farm più grandi al mondo.

“Planet Farms sta anche attivando un cantiere per un nuovo impianto a nord di Londra, per iniziare la produzione entro il 2025 per soddisfare la grande domanda del mercato inglese – dichiaravano a novembre i fondatori -. Presto ci espanderemo anche nei paesi nordici”. In un momento in cui quella dell’agricoltura indoor sembrava essere una bolla pronta a scoppiare, Planet Farms è una delle poche superstiti del settore in Europa a dichiarare crescita. La crisi energetica, infatti, ha messo in ginocchio alcuni tra i più grandi player di settore: dall’inglese Infarm, che l’anno scorso ha annunciato il licenziamento di circa 500 dipendenti, all’americana AeroFarms ha presentato a giugno l’istanza di fallimento.

Leggi i commenti