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La Bce lascia invariati i tassi di interesse: “Prematuro parlare di tagli”

(afp)
Il tasso principale resta al 4,5%, quello sui depositi al 4%: “Inflazione si conferma in calo”
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BERLINO — La traiettoria è giusta, ma sull’obiettivo di veder scendere l’inflazione stabilmente al 2% pesano ancora troppe incognite. E dunque la Bce ha deciso ieri, come ampiamente previsto, di lasciare i tassi di interesse invariati al 4,5% e quelli sui depositi al 4%; ai livelli massimi dall’introduzione dell’euro. E la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, che la scorsa settimana a Davos aveva fatto evaporare le speranze di un primo alleggerimento del costo del denaro in primavera, ha ribadito anche ieri che un primo taglio dei tassi avverrà «probabilmente» in estate.

Alcuni analisti continuano però a scommettere su prime riduzioni del costo del denaro già a marzo o aprile, quando la Bce potrebbe rendersi conto di aver sbagliato le previsioni sulla crescita. E ieri Lagarde è tornata ad ammettere che le politiche monetarie restrittive, le guerre in Ucraina e in Medio oriente e il rallentamento dell’economia globale rappresentano dei «rischi al ribasso» per il …

BERLINO — La traiettoria è giusta, ma sull’obiettivo di veder scendere l’inflazione stabilmente al 2% pesano ancora troppe incognite. E dunque la Bce ha deciso ieri, come ampiamente previsto, di lasciare i tassi di interesse invariati al 4,5% e quelli sui depositi al 4%; ai livelli massimi dall’introduzione dell’euro. E la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, che la scorsa settimana a Davos aveva fatto evaporare le speranze di un primo alleggerimento del costo del denaro in primavera, ha ribadito anche ieri che un primo taglio dei tassi avverrà «probabilmente» in estate.

Alcuni analisti continuano però a scommettere su prime riduzioni del costo del denaro già a marzo o aprile, quando la Bce potrebbe rendersi conto di aver sbagliato le previsioni sulla crescita. E ieri Lagarde è tornata ad ammettere che le politiche monetarie restrittive, le guerre in Ucraina e in Medio oriente e il rallentamento dell’economia globale rappresentano dei «rischi al ribasso» per il Pil dell’Eurozona.

Ma ci sono altre incognite. Ad esempio, la Germania, prima economia europea: «Si trova in un buco e con nessuna prospettiva di uscirne: eppure la Bce sembra più preoccupata dell’inflazione che di una depressione», ha fatto notare brutalmente Michael Hewson, chief market strategist di CMC Markets. E il dato uscito ieri dall’Ifo di Monaco sembra confermare il clima pessimo: l’indicatore sull’umore delle aziende tedesche è sceso per il secondo mese consecutivo. L’anno scorso la Germania è già piombata in una lieve recessione, unico paese europeo ma anche ‘locomotiva’ del continente. E alcuni economisti sono convinti che faticherà a riprendersi anche quest’anno.

Eppure, la maggior parte dei banchieri centrali dell’eurozona, ha rivelato Lagarde, ritiene “prematura” ogni discussione su un taglio dei tassi di interesse. Tuttavia secondo alcuni analisti la postura da “colomba” di Lagarde è già di per sé un segnale. «I toni meno incalzanti sulla necessità che i mercati riadeguino il timing del primo taglio dei tassi hanno riportato in auge le attese di partenza nella riunione di aprile», ha commentato Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte.

Lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi, non a caso, ha chiuso ieri in calo a 153,4 punti, a fronte dei 155,3 punti della chiusura di mercoledì e dei 156,8 dell’apertura. Il rendimento è sceso al 3,827% in particolare sull’onda delle parole di Lagarde.

Se è vero, come ha puntualizzato la numero uno della Bce, che si osserva da mesi un processo di “disinflazione”, di discesa dei prezzi, Lagarde preferisce essere certa che «si vada avanti su questo sentiero». E qualche punto interrogativo, ovviamente, resta, a partire dall’attuale stallo nel Mar Rosso: gli attacchi degli Houthi yemeniti alle navi cargo potrebbe provocare una nuova crisi delle forniture e far salire i prezzi. «Stiamo osservando tutto ciò molto attentamente, ha puntualizzato. E la presidente della Bce ha ricordato come la guerra in Israele continui a essere un fattore di rischio, a causa delle tensioni che potrebbe provocare sui prezzi energetici.

La Bce vuole restare «agganciata ai dati», rispondere di volta in volta ai mutamenti dell’economia reale, senza azzardare previsioni troppo precise. E un dato che aveva fatto impensierire i banchieri centrali nei mesi scorsi erano gli appuntamenti con i sindacati e i rinnovi salariali. Per ora la temuta spirale prezzi-salari non c’è stata. Gli aumenti in busta paga sono stati compensati dagli enormi profitti delle imprese nei mesi dell’emergenza inflazione. L’andamento dei prezzi si è attestato dopo i picchi del 10% al 2,9% a dicembre e potrebbe raggiungere l’obiettivo del 2% l’anno prossimo.

E intanto, a fronte di un’economia europea che langue, gli Stati Uniti hanno ricominciato a correre. Nel quarto trimestre del 2023 il Pil è aumentato del 3,3% contro attese per una crescita del 2%. E la segretaria al Tesoro, Janet Yellen, ha detto di non temere, per ora, ripercussioni della crisi nel Mar Rosso sull’economia Usa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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