✕

Agenzia delle entrate ridotta e remissiva. Il centrodestra chiude la lotta al sommerso

Tutti dentro, contribuenti affidabili e non, nel patto che congela le tasse per due anni. Il dietrofront del governo sulle pagelle fiscali
2 minuti di lettura

ROMA - Al gran disegno del Fisco remissivo mancava un tassello. Il più importante: il concordato preventivo biennale. Perché l’accordo a tavolino tra l’Agenzia delle entrate e il contribuente sulle tasse da pagare serve alla destra al governo per trasformare gli annunci in consenso.

A dimostrare a un pezzo del suo elettorato, le partite Iva e i piccoli imprenditori, che fa sul serio. Che le promesse strillate durante la campagna elettorale, appendice della lunga stagione lassista avviata da Silvio Berlusconi, non erano scritte sull’acqua. E che, quindi, sarebbe arrivato uno strumento operativo, insomma un’occasione tangibile per sbarazzarsi del "pizzo di Stato”, copyright di Giorgia Meloni.

Per dirla con altre parole, quelle utilizzate dal Guardasigilli Carlo Nord…

ROMA - Al gran disegno del Fisco remissivo mancava un tassello. Il più importante: il concordato preventivo biennale. Perché l’accordo a tavolino tra l’Agenzia delle entrate e il contribuente sulle tasse da pagare serve alla destra al governo per trasformare gli annunci in consenso.

A dimostrare a un pezzo del suo elettorato, le partite Iva e i piccoli imprenditori, che fa sul serio. Che le promesse strillate durante la campagna elettorale, appendice della lunga stagione lassista avviata da Silvio Berlusconi, non erano scritte sull’acqua. E che, quindi, sarebbe arrivato uno strumento operativo, insomma un’occasione tangibile per sbarazzarsi del "pizzo di Stato”, copyright di Giorgia Meloni.

Per dirla con altre parole, quelle utilizzate dal Guardasigilli Carlo Nordio: via "il sistema fiscale schizofrenico”. Nel cestino, quindi, il Fisco in versione Grande fratello, segno distintivo di una postura affibbiata alla sinistra. Insomma la necessità di voltare pagina, liberandosi del retaggio della vecchia Equitalia che, nella convinzione dei partiti della maggioranza, è ancora viva e vegeta e prende di mira il piccolo commerciante invece di scovare i grandi evasori.

Una sconfessione totale e permanente dello schema dell’accertamento che nel 2022, ultimo dato disponibile, ha garantito un recupero record di 20 miliardi. Un dietrofront nella lotta all’evasione condita da una volontà, rivendicata e perseguita, di far cambiare direzione alla macchina delle Entrate che anche grazie all’intelligenza artificiale stava provando a rendere la “caccia” agli evasori ancora più serrata.

Non un compito facile per l’Agenzia guidata da Ernesto Maria Ruffini che negli ultimi anni ha dovuto macinare cartelle e atti potendo contare su un personale sottodimensionato. E con il fiato sul collo della destra che prima di arrivare a Palazzo Chigi aveva fatto capire, con tanto di dichiarazioni pubbliche, che i controlli informatizzati non erano la strada giusta. Salvo poi ricredersi, oggi, per trovare un appiglio alla retromarcia sui controlli tradizionali.

Eppure, come dimostrano i numeri, la macchina stava funzionando: i nuovi strumenti sono utili a colmare un gap che resta importante. Ma per il governo non basta. E a dimostrazione dell’insufficienza ha tirato fuori i dati degli stessi controlli: le Entrate riescono a monitorare puntualmente poco più di 100 mila autonomi, meno del 5% dei contribuenti soggetti all’Isa, l’indice sintetico di affidabilità che misura la condotta e punta a favorire l’emersione spontanea del “nero”.

E poi, altro dato cavalcato dalla destra, c’è il tax gap, cioè la differenza tra le tasse dovute e quelle incassate, che comunque, si ripete in coro, "resta sempre troppo alto”.

Per questo cambiare, con il concordato. Ma è la controprova che non regge. A iniziare dallo step iniziale del nuovo schema: l’accesso. Dentro tutti, affidabili e non. Chi le tasse le paga regolarmente, e che quindi fino ad oggi poteva contare anche su una riduzione dei controlli, in virtù di una buona condotta. Ma anche chi è ritenuto inaffidabile e per questo ha una pagella sotto l’8, in una scala da 1 a 10. Sono i sospetti evasori.

Il governo rivendica l’accesso libero, sconfessando le pagelle che fino a pochi mesi fa erano state invece difese a presidio del confine tra il contribuente da aiutare e quello da condannare. Ma a un certo punto si è capito, o forse l’intento era chiaro fin dall’inizio, che i sospetti evasori non avrebbero trovato convenienza ad aderire al concordato. Solo che il testo del decreto era stato già scritto ed approvato dal Consiglio dei ministri.

Ci ha pensato la maggioranza, in Parlamento, a eliminare la soglia d’accesso fissata a 8 punti, rinnegando così la narrazione meloniana.

Eccolo il grande patto che nella trattativa sulle tasse da congelare per due anni dà forza al contribuente e indirizza l’Agenzia delle entrate: la formula del “tutti dentro” significa mettere sullo stesso piano due titolari di partite Iva che dichiarano redditi tra di loro molto distanti.

Non di qualche centinaio di euro. Di migliaia. Significa portare al tavolo anche 1,34 milioni di autonomi, il 55,4% del totale, che hanno una pagella sotto l’8. Dichiarano, in media, 23.350 euro all’anno, quasi il 70% in meno delle somme che finiscono nelle dichiarazioni dei contribuenti con una pagella virtuosa.

Certo il gran favore non sarà uguale per tutti. Intanto però ci si siede al tavolo, per ottenere qualcosa. L’algoritmo, ancora da costruire, dirà quanto. Senza la garanzia di essere più attendibile delle vecchie pagelle. Tanto distinguere tra “buoni” e “cattivi” non conta così tanto.

Leggi i commenti