✕

Privatizzazione di Poste, Pd e sindacati contro il piano del Tesoro

UN UFFICIO POSTALE MOBILE 
Il ministro: “Mantenere il controllo anche con il 35%”. Cgil, Cisl e Uil: “Incontro urgente con il governo e l’ad della società, Del Fante”
2 minuti di lettura

ROMA – La ritirata dello Stato da Poste Italiane sarà più forte di quanto si immaginava. Il governo Meloni, che lavora alla cessione di una quota della società postale, potrebbe conservare in mano pubblica solo il 35% delle azioni. Anche per questo il Pd, con la segretaria Elly Schlein, e i sindacati attaccano ora il progetto con vigore.

Da Milano, Giancarlo Giorgetti non dà credito alle ipotesi di inizio settimana. Martedì scorso, queste ipotesi e indiscrezioni facevano pensare che lo Stato avrebbe ceduto soltanto il 13,26 percento di Poste, passando dall’attuale 64,26 percento a quota 51 percento.

Il controllo pubblico di Poste, dunque, sarebbe passato dal possesso della maggioranza assoluta delle azioni (per il 51 percento, appunto). Un ancoraggio solidissimo.

L'ATTUALE AZIONARIATO DI POSTE 

Un controllo solo indiretto

Adesso però Giorgetti, ministro dell’Economia, abbassa molto l’asticel…

ROMA – La ritirata dello Stato da Poste Italiane sarà più forte di quanto si immaginava. Il governo Meloni, che lavora alla cessione di una quota della società postale, potrebbe conservare in mano pubblica solo il 35% delle azioni. Anche per questo il Pd, con la segretaria Elly Schlein, e i sindacati attaccano ora il progetto con vigore.

Da Milano, Giancarlo Giorgetti non dà credito alle ipotesi di inizio settimana. Martedì scorso, queste ipotesi e indiscrezioni facevano pensare che lo Stato avrebbe ceduto soltanto il 13,26 percento di Poste, passando dall’attuale 64,26 percento a quota 51 percento.

Il controllo pubblico di Poste, dunque, sarebbe passato dal possesso della maggioranza assoluta delle azioni (per il 51 percento, appunto). Un ancoraggio solidissimo.

L'ATTUALE AZIONARIATO DI POSTE 

Un controllo solo indiretto

Adesso però Giorgetti, ministro dell’Economia, abbassa molto l’asticella delle ambizioni. In concreto, prefigura uno scenario diverso, con lo Stato che conserverebbe appena il 35% del capitale di Poste e un controllo solo indiretto. Controllo indiretto che sarebbe affidato, in sostanza, alla Cassa depositi e prestiti.

Elly Schlein, guida del Pd, teme che Giorgia Meloni sia colpita da gravi amnesie. Dice Schlein da La Spezia: «Il governo delle destre rischia di svendere asset strategici e pubblici di questo Paese. Noi siamo contrari. In manovra hanno previsto 20 miliardi di privatizzazioni. Non è ancora chiaro, probabilmente neanche a loro, quali asset e beni saranno coinvolti. Si parla però delle Poste".

Continua Schlein: "Curioso aver ritrovato un volantino della giovane Meloni che si scagliava qualche anno fa proprio contro questa ipotesi. Vorrei che la presidente del Consiglio spiegasse perché ha cambiato idea».

La lotta all’evasione

Intanto Cgil, Cisl e Uil scrivono a Giorgetti e all’ad di Poste Matteo Del Fante chiedendo un incontro urgente: «Un percorso del genere - avvertono - richiede in via preliminare un adeguato dialogo sociale con la rappresentanza dei lavoratori».

Tiziana Bocchi, segretaria confederale Uil, invita Palazzo Chigi a un’inversione a U. I soldi, che certamente servono alle casse dello Stato, non dovrebbero passare da questa o quella svendita, con tutte le ricadute del caso sul personale di Poste.

Molto più corretto sarebbe ricavare risorse da un’effettiva, efficace lotta all’evasione fiscale. Il segretario confederale della Cgil, Pino Gesmundo, teme un effetto boomerang. Più lo Stato si ritirerà dal capitale di Poste e minori saranno i dividendi che la società verserà all’erario.

Il risparmio nazionale

Dal 2015 a oggi, lo Stato ne ha incassati per 1,68 miliardi. Preoccupa la Cgil anche la natura sensibile di Poste, che non è soltanto un’azienda che consegna lettere, telegrammi o pacchi. Al contrario resta una dei principali custodi del risparmio nazionale.

In questo clima surriscaldato, il ministero dell’Economia fa trapelare una posizione distensiva, quasi a sdrammatizzare la situazione. La quota di Poste Italiane da cedere sarà decisa «senza nessuna fretta in base alle condizioni di mercato ». In questo modo, si potrà raggiungere il «miglior risultato» per gli interessi pubblici, nel rispetto dei piccoli azionisti.

CONSULENZA FINANZIARIA DI POSTE 

Leggi i commenti