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Poste, Sbarra: “Che errore fare i saldi di Stato, la Cisl è pronta a una mobilitazione aspra”

(ansa)
Il leader del sindacato boccia la linea del governo sulla cessione di quote della società. “Se pensa di fare da solo, sbaglia di grosso. Con l’Europa un errore di prospettiva”
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ROMA - La Cisl dice no ai “saldi di Stato”. E se il governo tirerà dritto sulla privatizzazione di Poste - avverte il segretario generale Luigi Sbarra - il sindacato valuterà tutte le contromosse, fino alla mobilitazione.

Giorgetti ha chiarito che lo Stato manterrà il controllo del gruppo. Non vi basta come garanzia?

“Le garanzie non si danno a mezzo stampa, ma negli incontri ufficiali. Su questa storia vogliamo vederci chiaro, per questo chiediamo un incontro immediato”.

Per dire?

“Se il governo pensa di poter andare avanti da solo, sbaglia di grosso. Prima di ogni operazione bisogna aprire il confronto sociale con il sindacato”.

Ma perché temete così tanto la privatizzazione di Poste?

“Poste è un’eccellenza italiana grazie al contributo deci…

ROMA - La Cisl dice no ai “saldi di Stato”. E se il governo tirerà dritto sulla privatizzazione di Poste - avverte il segretario generale Luigi Sbarra - il sindacato valuterà tutte le contromosse, fino alla mobilitazione.

Giorgetti ha chiarito che lo Stato manterrà il controllo del gruppo. Non vi basta come garanzia?

“Le garanzie non si danno a mezzo stampa, ma negli incontri ufficiali. Su questa storia vogliamo vederci chiaro, per questo chiediamo un incontro immediato”.

Per dire?

“Se il governo pensa di poter andare avanti da solo, sbaglia di grosso. Prima di ogni operazione bisogna aprire il confronto sociale con il sindacato”.

Ma perché temete così tanto la privatizzazione di Poste?

“Poste è un’eccellenza italiana grazie al contributo decisivo dei lavoratori: un’infrastruttura efficiente, innovativa, dinamica, che garantisce coesione e crescita. Dismettere quote pubbliche di una realtà del genere vuol dire mettere a rischio l’intero equilibrio del gruppo. Quello che dobbiamo perseguire è un nuovo e più efficace ruolo dello Stato, evitando gli errori del passato”.

La Cisl ha sempre riconosciuto al governo la volontà di dialogare con i sindacati, ma anche questa volta non siete stati informati prima. Crede ancora nella buona fede della premier?

“Credo nella politica come arte della mediazione, e quindi nel dialogo come strumento fondamentale di progresso. Ma dove il dialogo è negato, spezzato, mortificato, contraddetto, la Cisl sa usare anche altri strumenti. Lo ha dimostrato quando il filo del confronto sulla manovra si era allentato e siamo entrati in mobilitazione. Siamo pronti a confermarlo su questo dossier”.

Quali richieste porterete al tavolo se il governo vi riceverà?

“Intanto vorremmo che fosse il Governo a renderci edotti di progetti che fin qui abbiamo letto solo sui giornali. Se l’idea è quella di far cassa, la Cisl si opporrà. Si tratta non solo di evitare saldi di Stato, ma anche di scongiurare che per riempire un po’ il portafoglio si rinunci ad esprimere un ruolo forte e pubblico nella definizione delle politiche industriali del Paese”.

Qual è il vostro piano, allora?

“Rilanciamo l’idea di far evolvere la governance delle grandi imprese pubbliche nel solco della partecipazione dei lavoratori alle decisioni al controllo delle aziende. Qui si parla non solo di risorse, ma del futuro e della tenuta del tessuto sociale ed economico del Paese”.

Se il governo dovesse tirare dritto protesterete, fino ad arrivare allo sciopero?

“La vertenza sarebbe aspra. Sosterremmo la nostra Federazione nelle modalità e nelle battaglie democratiche che ritenesse opportune, senza alcuna eccezione”.

Siete il sindacato con più iscritti dentro Poste. Temete una ricaduta occupazionale?

“Abbiamo visto negli anni Novanta cosa è successo quando queste operazioni sono state fatte in modo unilaterale, ne paghiamo ancora oggi le conseguenze”.

Quali?

“Innanzitutto la perdita di asset strategici, penso per esempio alle telecomunicazioni, con la compressione dei livelli occupazionali, il blocco degli investimenti e l’impoverimento dell’efficienza delle prestazioni. Ma lo abbiamo visto anche nella formazione di oligopoli e monopoli privati, con l’aumento dei prezzi e la riduzione degli investimenti”.

Le privatizzazioni sono state promesse all’Europa. Un azzardo?

“È un errore di prospettiva. Bisogna capire che le risorse vanno prese da altri capitoli: l’innalzamento delle aliquote per le grandi rendite finanziarie e immobiliari, un contributo di solidarietà sulle multinazionali e una lotta senza quartiere all’evasione e all’elusione”.

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