De Molli: “Esportiamo il modello Cernobbio, siamo pronti a nuove acquisizioni”
di Walter GalbiatiSono passati sedici anni da quando il gruppo Ambrosetti è stato acquistato dai suoi manager attraverso un’operazione di buyout. E quest’anno festeggia i 50 anni di Cernobbio, l’evento clou legato al nome della maison. A raccontare cosa è oggi The European House Ambrosetti e i suoi obiettivi futuri è Valerio De Molli, amministratore delegato e azionista di riferimento.
Sessant’anni dalla fondazione e cinquant’anni di Cernobbio. In che fase è oggi il gruppo Ambrosetti?
«Nella nostra storia abbiamo avuto tre grandi cicli. Il primo quello del fondatore, Alfredo Ambrosetti, che nel 1965 è partito con la consulenza alle imprese quando ancora in Italia non esisteva. Nel 1975 ha avuto una intuizione geniale inventandosi Cernobbio per creare un momento di riflessione e studio tra capi azienda e istituzioni. Poi tra il 2000 e il 2008 con l’ingresso di nuovi partner e l’operazione di management buy out è iniziata la seconda fase della “managerializzazione”. Oggi siamo nella terza fase, quella de…
Sono passati sedici anni da quando il gruppo Ambrosetti è stato acquistato dai suoi manager attraverso un’operazione di buyout. E quest’anno festeggia i 50 anni di Cernobbio, l’evento clou legato al nome della maison. A raccontare cosa è oggi The European House Ambrosetti e i suoi obiettivi futuri è Valerio De Molli, amministratore delegato e azionista di riferimento.
Sessant’anni dalla fondazione e cinquant’anni di Cernobbio. In che fase è oggi il gruppo Ambrosetti?
«Nella nostra storia abbiamo avuto tre grandi cicli. Il primo quello del fondatore, Alfredo Ambrosetti, che nel 1965 è partito con la consulenza alle imprese quando ancora in Italia non esisteva. Nel 1975 ha avuto una intuizione geniale inventandosi Cernobbio per creare un momento di riflessione e studio tra capi azienda e istituzioni. Poi tra il 2000 e il 2008 con l’ingresso di nuovi partner e l’operazione di management buy out è iniziata la seconda fase della “managerializzazione”. Oggi siamo nella terza fase, quella della internazionalizzazione».
Avete avuto un bel coraggio ad acquistare il gruppo nel 2008.
«Abbiamo fatto “All in” ed è andata bene. Io, Marco Grazioli, Paolo Borzatta e Giorgio Tonelli abbiamo creduto nel progetto e nonostante la crisi che quell’anno si è scatenata sui mercati post Lehman Brothers non ci siamo arresi. Oggi Tonelli e Borzatta sono usciti per aggiunti limiti di età (è una nostra regola) e siamo rimasti io e Grazioli che controlliamo il gruppo con l’80% del capitale. Il resto è in mano ai nuovi partner».
Come sta avvenendo la vostra internazionalizzazione?
«Prima del 2000 avevamo 60-70 collaboratori. Ora siamo diventati 300 e abbiamo creato molti avamposti europei da Bruxelles a Parigi, da Madrid a Londra, ma anche internazionali, da Dubai a Johannesburg, da Shanghai a Singapore. Oltre all’attività di studio e scenari con aziende e istituzioni, abbiamo esportato all’estero il modello Cernobbio».
Lo scorso anno avete lanciato il vostro nuovo marchio Teha, con quale obiettivo?
«Teha, The European House Ambrosetti, è molto più breve, riconoscibile e intuitivo, ed è stato pensato in un’ottica di internazionalizzazione. Tra l’altro riassume molto bene la nostra essenza. European perché abbiamo voluto esprimere l’orgoglio di essere europei in un mondo di think thank e della consulenza strategica dominata dagli anglosassoni. House richiama la nostra iniziativa più celebre, Villa d’Este, è una casa dove ti invito a pranzo e a cena con uno spirito di inclusione e di ascolto. E siamo stati così inclusivi di aver invitato perfino un anti europeo come Geert Wilders. Ambrosetti, infine, rappresenta le nostre radici, la nostra storia».
Qual è il vostro core business?
«Le attività di eventi come Cernobbio, il club e le piattaforme di aggiornamento rappresentano il 30% del fatturato Di fatto la nostra attività principale è creare piani strategici e analizzare scenari per i nostri clienti. Siamo il primo think thank italiano e il quarto europeo, che lo scorso anno ha prodotto più di 350 lavori. Solo a Cernobbio ne presenteremo una ventina. Siamo stati i primi a parlare della necessità di una difesa comune europea e di transizione energetica. Il nostro secondo business è affiancare le imprese familiari nello sviluppo della loro governance: nel 2023 ne abbiamo aiutate ben 120. Il terzo è l’Innotech, innovazione tecnologica, come sviluppo di start up e scenari di tecnologia».
Crescerete tramite acquisizioni?
«Il traguardo è di 100 milioni di fatturato entro il 2027-2028, ora siamo a 60. Non escludiamo di aggregare nuove realtà vicino a noi, anche con acquisizioni. Lo scorso anno, per la prima volta, abbiamo completato quattro operazioni, la Harvard business Review Italia, la Gds Communication, Cybrain specializzato sulle tematiche di cyber security e fondando con Xavier Zanetti, Alfredo Altavilla (ex Fca) e Maria Cristina Russo una società specializzata nell’avvicinare marchi corporate al mondo dello sport».
In 50 anni di Cernobbio, quale personaggio le è rimasto più impresso?
«Bill Gates che arrivato alle due di notte da Praga, senza aver mangiato, invece di accettare un invito a sedersi a tavola chiede di lavorare alla sua presentazione del giorno dopo e tiene tutto il suo staff e il nostro a provare fino alle 4 del mattino bevendo una coca cola ghiacciata. Ma ricordo anche Simon Peres e Arafat che da noi si sono incontrati quattro volte e luminari come Rita Levi di Montalcini e Umberto Veronesi per la loro straordinaria competenza e umiltà»