Covip, nel 2023 i fondi pensione crescono del 4%. Volano i rendimenti, battendo il Tfr
di Rosaria AmatoROMA – Il “derby” fondi pensione – Tfr per il 2023 vede i primi decisamente in testa. Infatti i rendimenti dei fondi azionari arrivano al 10% per i fondi negoziali e vanno ancora oltre per quelli aperti e per il Pip. E se la cavano molto bene anche le linee bilanciate (i rendimenti medi annui vanno dal 6,9% dei fondi negoziali all’8,3% di quelli aperti), e abbastanza bene anche gli obbligazionari misti, che nei fondi negoziali raggiungono un rendimento del 7,2%. Un po’ meno bene gli obbligazionari puri (2,8% per i fondi negoziali, 4,4% in quelli aperti), ma comunque tutti battono ampiamente la rivalutazione del Tf, che si ferma all’1,6%.
Per fare una migliore valutazione il rendimento va considerato però negli anni, e infatti la Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, oltre a comunicare i dati per il 2023 pubblica anche le tabelle con i confronti pluriennali. In un’orizzonte più lungo, nei dieci anni compresi tra l’inizio del 2014 e la fine del …
ROMA – Il “derby” fondi pensione – Tfr per il 2023 vede i primi decisamente in testa. Infatti i rendimenti dei fondi azionari arrivano al 10% per i fondi negoziali e vanno ancora oltre per quelli aperti e per il Pip. E se la cavano molto bene anche le linee bilanciate (i rendimenti medi annui vanno dal 6,9% dei fondi negoziali all’8,3% di quelli aperti), e abbastanza bene anche gli obbligazionari misti, che nei fondi negoziali raggiungono un rendimento del 7,2%. Un po’ meno bene gli obbligazionari puri (2,8% per i fondi negoziali, 4,4% in quelli aperti), ma comunque tutti battono ampiamente la rivalutazione del Tf, che si ferma all’1,6%.
Per fare una migliore valutazione il rendimento va considerato però negli anni, e infatti la Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, oltre a comunicare i dati per il 2023 pubblica anche le tabelle con i confronti pluriennali. In un’orizzonte più lungo, nei dieci anni compresi tra l’inizio del 2014 e la fine del 2023, il Tfr appare invece decisamente più competitivo: con un rendimento medio del 2,4%, batte ampiamente le linee obbligazionarie e anche quelle garantite, che mostrano invece rendimenti medi vicini o di poco superiori allo zero. Mentre vanno molto meglio le linee azionarie, con rendimenti medi tra il 4 e il 4,5%. I rendimenti medi delle linee bilanciate, invece, sono compresi tra il 2 e il 3%.
Dal Rapporto Covip emerge una decisa crescita delle forme pensionistiche complementari: sono arrivate a 10,7 milioni, il 4% in più rispetto al 2022. Gli iscritti effettivi sono un po’ di meno, 9,6 milioni, perché alcuni hanno più di una posizione aperta. Per i fondi negoziali ci sono 211 mila ingressi in più; per le forme di mercato 109 mila in più, e per i Pip (piani individuali pensionistici) 83 mila. Gli incrementi maggiori arrivano dagli edili, seguiti dal pubblico impiego (anche perché per i nuovi assunti vige il silenzio-assenso per l’adesione).
Le risorse destinate alle prestazioni sono arrivate a 222,6 miliardi di euro, in crescita dell’8,2% rispetto ai 205,6 miliardi di fine 2022. I tre quarti dell’incremento sono dovuti al miglioramento dei rendimenti, il resto ai flussi contributivi, al netto delle uscite.